“La rimpatriata” di Vittorio Frau

Il libro è composto da tre capitoli: i primi due  “Le vacanze degli innocenti” e “La passione di Re Giovedì” sono legati da un filo comune: l’odio viscerale per le vacanze “fai da te” e l’ assurda scomodità a cui ci si assoggetta pur di dire:  “Sono stato in vacanza. “ “Le vacanze degli innocenti” narra del primo campeggio a cui partecipa  un gruppetto di giovanissimi , che partono con la spensieratezza dei 15 anni e si scontrano in maniera quasi “tragica” con una serie di incredibili difficoltà e situazioni a volte surreali, ma comuni a tantissime vacanze improvvisate.  I

Il libro è composto da tre capitoli: i primi due  “Le vacanze degli innocenti” e “La passione di Re Giovedì” sono legati da un filo comune: l’odio viscerale per le vacanze “fai da te” e l’ assurda scomodità a cui ci si assoggetta pur di dire:  “Sono stato in vacanza. “

“Le vacanze degli innocenti” narra del primo campeggio a cui partecipa  un gruppetto di giovanissimi , che partono con la spensieratezza dei 15 anni e si scontrano in maniera quasi “tragica” con una serie di incredibili difficoltà e situazioni a volte surreali, ma comuni a tantissime vacanze improvvisate.
 I ragazzi imparano a conoscere le privazioni della vita all’aria aperta, della mancanza di servizi igienici, della “persecuzione” da parte delle forze dell’ordine che, giustamente, pretendono il rispetto delle leggi e soprattutto della divisione in caste sociali dei vacanzieri.
I giovani infatti finiscono per  “bivaccare” nei pressi di uno degli Hotel più esclusivi della Sardegna, illudendosi di poter  di godere degli stessi agi dei fortunati clienti, ma vengono brutalmente e ripetutamente respinti.
La morale del racconto è l’assurdità dell’imbarcarsi in assurde avventure, accettare di fare una vita da “terzo mondo” solo per poter dire di essere stati in vacanza, mentre a due passi da casa si ha spesso molto più di quello che si va a cercare.
“La passione di Re Giovedì” è la dimostrazione di come si possa ricadere in un errore che si era giurato di non ripetere.
I protagonisti di questa storia sono  un gruppo di diciottenni che ha come mira principale quella di “darsi da fare” con le campeggiatrici straniere. Oltre al sottoscritto, vi sono quattro personaggi piuttosto singolari, ciascuno con caratteristiche differenti che si recano in Costa Smeralda, questa volta optando per la sosta  in alcuni campeggi organizzati dove, pur non vivendo le spaventose privazioni di un campeggio libero, vanno incontro a una serie di avvenimenti grotteschi a causa delle bizzarre caratteristiche dei singoli personaggi. La parte del  leone è svolta dal terribile Pierclaudio, un individuo il cui unico scopo di vita è l’organizzare, ai danni del prossimo, scherzi idioti al limite del codice penale.
Gran parte della vacanza è trascorsa nel cercare di  contenere la sua esuberanza  che porterà delle conseguenze tali dal costringere il gruppo a una fuga precipitosa.
“La Rimpatriata”, che dà il titolo al libro,  è la naturale conclusione degli altri due; quando le vicissitudini narrate negli episodi  precedenti  assumono il carattere di vecchi ricordi, ecco ripresentarsi un attempato Pierclaudio, indiscusso protagonista negativo del racconto precedente che,  cresciuto solo anagraficamente,  organizza una “rimpatriata”, coinvolgendoci  prepotentemente nella sua stramba idea e trascinandoci in una serie di umiliazioni e situazioni paradossali che ci riporta indietro nel tempo.
Dopo il primo incontro Pierclaudio si mette in testa di voler risvegliare il nostro vecchio amico Giuseppe dallo stato di coma in cui si trova da quasi vent’anni a causa di un incidente stradale.
Il poveretto si sveglia ma crede che tutto sia uguale al 1986 e nel prosieguo della storia viene lentamente a conoscenza delle innovazioni tecnologiche dell’ultimo ventennio, primo fra tutti il telefono cellulare e la sua incredibile diffusione, oltre a tante  altre “stranezze“ che fatica a digerire.

Il testo presente in quarta di copertina

Sull’intera opera vigila sempre un’autoironia che appare allo stesso tempo sprezzante, crudele, beffarda e irriguardosa nei confronti di tutti i luoghi, ora divenuti comuni, di questa nostra società che ha smarrito il senso dell’orientamento, eretta a fondamentale difesa delle vicissitudini della vita. Persino il pessimismo leopardiano sembra intervenire per enunciare l’esaurimento culturale barattato con le vicende di una TV malata di banalismo maligno. Ma l’Autore lascia aperto un varco al delirio poetico, che lo coglie nei momenti più difficili della vita, quando la vista d’un gabbiano si trasforma nel simbolo poetico dell’albatro baudelairiano. È la speranza d’una poesia disposta a sopravvivere pur sommersa nelle distrazioni di una società che non si rende conto di non poterne fare a meno, nascosta tra le pieghe delle ultime pagine di una malinconica e dignitosa disfatta.

Autore: Vittorio Frau
Titolo: La rimpatriata
Editore: Edizioni Akkuaria
Anno di pubblicazione: 2007
Luogo di pubblicazione: Catania
Numero pagine: 102
Introduzione di: Antonio Ragone
http://www.akkuaria.org/vittoriofrau/index.htm

Vittorio Frau è nato a Cagliari nel 1964 dove vive tuttora con moglie e due figli. Ama definirsi un ventenne di vent’anni fa. È un Vigile del Fuoco. Dal 1990 svolge la sua professione sulle strade della sua terra. Nonostante fin da bambino avesse dimostrato una certa attitudine alla scrittura e alle materie umanistiche, è stato indirizzato all’effettuazione di studi di tutt’altro tipo, giungendo al diploma di Perito Elettrotecnico, anche se lui crede di essere stato l’unico ad aver conseguito tale diploma grazie più a Leopardi che a Watt.