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“Abu el Hul – passaggio ad Atlantide” inedito di Angela Todaro

Presentazione. La storia di “Abu el Hul passaggio ad Atlantide” è il risultato di quasi due anni di studi e ricerche. Sebbene l’intreccio, i personaggi e la sequenza degli avvenimenti siano frutto assoluto della mia fantasia, la base su cui il racconto si poggia è costituita dai nuovi studi portati avanti dall’archeologia alternativa.

L’origine assai più antica della civiltà umana, rispetto a quella comunemente accettata dal mondo scientifico classico, è ormai una teoria che, scoperta dopo scoperta,  mostra di essere sempre più vicina alla realtà dei fatti. Gli Ooparts (Out of Place Artifax), ovvero oggetti fuori posto, o fuori tempo, sono reperti che sembrano troppo recenti rispetto al contesto storico in cui invece sono stati rinvenuti. Uno di essi è la Sfinge di Giza.

Questo fa sì che siano sempre in numero crescente gli studiosi convinti che l’uomo abbia raggiunto un grado di civiltà superiore già migliaia di anni fa, e che una catastrofe naturale sia intervenuta ad azzerare ogni cosa.

Del resto tutte le religioni umane conservano nei loro testi sacri tracce di quegli ancestrali avvenimenti.

Questo è il cuore del racconto che porto alla Vostra attenzione, ma nel romanzo ad esso si intrecciano una serie di altri elementi (amore, amicizia, avventura, religione), tanto da creare una trama complessa ed avvincente, carica di pathos, suspance e colpi di scena. Il racconto si svolge su due piani spazio temporali: il presente del racconto e la dimensione onirica attraverso cui i protagonisti rivivono un lontano passato, come in una sorta di reminiscenza.

Trama. Rosmary Duval, archeologa di sangue anglo egiziano, lavora per conto dell’Egyptian Museum. Il soprintendente Hassan le ha conferito l’incarico di condurre uno scavo sull’altipiano di Giza. Proprio lì, diversi anni prima, aveva trovato la morte il padre della donna, l’archeologo inglese Ronald Duval, assassinato mentre era a caccia della più sensazionale scoperta di tutti i tempi. Una ricerca che lo aveva ossessionato per tutta la vita.
Dopo una tempesta di sabbia Rosmary trova nei pressi della mastaba di un notabile del regno antico, in cui si sta conducendo lo scavo, una stele spessa poco più di un centimetro che riporta una serie di incisioni: la costellazione del Leone (che però comprende un astro in più, e più luminoso, rispetto alla configurazione corrente), un tridente, una piramide poggiata sul dorso di un ragno, la sfinge con un viso diverso da quello attuale ed infine le tre onde di mw (il grafema che indica l’acqua). L’archeologa intuisce che si tratta di un reperto fuori dal comune, e che forse era proprio quello che suo padre stava cercando, così studiare e interpretare il messaggio lanciato dalle incisioni diventa la sua principale occupazione. Per evitare di portarsi dietro la stele, Rosmary fa un calco delle incisioni adoperando una velina ed un lapis.
Namir è il giovane assistente della studiosa, la donna l’ha conosciuto durante un convegno quando era poco più di un bambino. Si era immediatamente accorta della predisposizione di Namir allo studio, così era diventata la sua madrina e gli aveva permesso di seguire gli studi. Ora il ragazzo frequenta l’università del Cairo. A lui la donna racconta dell’incontro che avrà il giorno successivo con un antropologo italiano, trapiantato negli Stati Uniti, che insegna a Berkeley.

Oscar Wilde (in origine Valdi) ha bisogna che la dottoressa Duval gli fornisca notizie sugli ultimi studi condotti su Abu el Hul (“padre del terrore” in lingua araba), ovvero sulla Sfinge di Giza. E’ figlio di un astrofisico italiano che lavora per la Nasa, Francesco Valdi. Padre e figlio si incontrano prima che Oscar parta per il Cairo. Francesco racconta della comparsa sui radar del Johnson Space Center di oggetti in avvicinamento all’orbita terrestre, che si suppone siano meteoriti.

Il mattino successivo Oscar, volato al Cairo, ha il suo primo incontro scontro con Rosmary. I due sembrano avere caratteri incompatibili, ma Oscar riesce a spuntare un appuntamento per la cena, durante il quale l’archeologa gli fornirà il materiale di studio che gli occorre sulla Sfinge. Wilde si sta infatti preparando per un convegno a Washington, nel quale relazionerà sugli Ooparts (Out of Place Artifax), ovvero oggetti fuori tempo, o fuori posto, frutto dell’ingegno umano, ma che non si accordano con il paradigma storico del contesto in cui sono stati trovati, e di cui Abu el Hul sembra fare parte. Alcuni studi retrodatano infatti il monumento al 12.500 a.C., periodo in cui il pianeta terra entrò nell’era del Leone.
Mentre i due cenano sulla torre di Città del Cairo, qualcuno si introduce nello studio di Rosmary, al museo, e ruba la stele che la donna aveva conservato in un armadio di metallo. L’intruso, prima di fuggire,  subisce l’aggressione di Ramses, il gatto dal pelo rosso che appartiene all’archeologa, ma che vive nelle sale del museo. Un animale particolare, in cui sembra vivere lo spirito di un antico guerriero.

Quando il mattino successivo la dottoressa Duval si accorge del furto, punta i suoi sospetti proprio sul dottor Wilde che si era interessato al reperto al momento del primo incontro al museo. Dopo uno scontro telefonico, Rosmary ed Oscar si chiariscono poco prima che l’antropologo prenda il volo che lo riporterà negli States, ed entrambi ritornino alla propria vita.
Wilde si prepara per il convegno e nota l’improvviso interessamento della sua amante (Olga Rudolf, una fotomodella attratta dalla bella vita) agli studi che sta conducendo sugli Ooparts, ed in particolare sulla Sfinge. Ma a sconvolgere Oscar è la sera del convegno a Washington: si ritrova una sala gremita di militari alto graduati, personalità in vista del clero romano e industriali che nulla hanno a che fare con l’ambiente archeologico.

Rosmary intanto continua a portare avanti lo studio sulla stele, potendo contare sul calco delle incisioni fatto sulla velina. La donna si rende conto che qualcosa sta cambiando nel suo modo di sentire, e comincia a farsi guidare dal sesto senso, eredità della nonna paterna, Linda, una fiera lady inglese. All’improvviso strani incubi cominciano ad agitare il sonno di Rosmary, ma anche quello di Wilde, lontani migliaia di chilometri l’una dall’altro. Si tratta di reminiscenze di un lontanissimo passato, antidiluviano, in cui Mer, l’ultima regina degli Atlas, sangue reale di Rahan, e il gran sacerdote Wiser, uniti da un profondo amore, ma impossibile, lottarono per salvare la propria stirpe ed il seme dell’umana gente dalla catastrofe che stava per abbattersi sul pianeta.

Intanto al centro Nasa ritorna lo scompiglio, quando ricompaiono sui radar gli oggetti non identificati diretti verso la Terra. Valdi si rende conto che non si tratta affatto di meteoriti, ma di astronavi. Gli ufo, in perfetto assetto, fermano la loro corsa verso il pianeta, ma producono un potente campo elettromagnetico che sfasa l’ecosistema terrestre. Ovunque si scatenano terremoti e la temperatura dell’aria si alza vertiginosamente. Intervengono i militari e prendono in mano la situazione al Johnson Space Center, estromettendo Francesco e gli altri civili dalle operazioni. Preoccupato per quanto sta per accadere al pianeta, Valdi cerca di mettersi in contatto con il figlio.

Mentre prosegue le sue ricerche la dottoressa Duval comincia ad avere la sensazione di essere spiata e pedinata. In effetti ad agire nell’ombra c’è Leo Rowson, un industriale americano produttore di armi da guerra. E’ lui ad essersi impossessato della stele, ma non riuscendo ad interpretarla, spera che la Duval lo porti diritto alla soluzione. In realtà fa tenere sotto controllo anche Wilde. Olga, infatti, sentendosi trascurata da Oscar, ha stretto una relazione con Rowson, attratta dal potere di lui, e per suo conto tiene sotto controllo l’antropologo.
Rosmary prende sempre più coscienza che ha una missione da portare avanti, ma decide di contattare Oscar Wilde perché l’aiuti. L’antropologo risponde immediatamente alla richiesta d’aiuto, e quando arriva al Cairo, insieme a Rosmary e Namir, si mette immediatamente in azione. Vanno a trovare l’ultimo dei kemiti che ancora vive in terra d’Egitto, Mikha, un vecchio asceta che abita una baracca nella città dei morti al Cairo. E’ lui ad incitare i due studiosi a fare presto, e li invita a cercare la soluzione ai loro interrogativi in un papiro custodito negli archivi segreti del Vaticano a Roma. Con una serie di stratagemmi Oscar e Rosmary riescono ad eludere la sorveglianza degli uomini di Rowson. L’antropologo vola a Roma, dove chiede aiuto a padre Arnaldo, un francescano grande studioso di storia e filosofia, che negli anni del liceo era stato insegnante di Oscar. L’astuzia del frate e la scaltrezza di Oscar portano alla meta, ma il papiro che cercano è rovinato nell’ultima parte, che contiene la chiave per aprire la Sfinge di Giza. Sono costretti a rintracciarne una fedele copia posseduta da un’anziana e ricca nobile romana. La donna, rapita dal fascino di Oscar, fa entrare l’antropologo nella sua sontuosa abitazione. Costretto ad una situazione imbarazzante, Oscar riesce a fotografare la copia del papiro di Ariel, e fugge prima che l’attempata contessa tenti di abusare di lui.
Al Cairo nel frattempo Rosmary riceve la visita di Olga, inviata da Leo alla ricerca di Oscar che sembra essersi volatilizzato dall’Egitto. Tra le due donne sono subito scintille e si scoprono rivali in amore. A rendere più pesante l’atmosfera interviene anche Ramses, che si lancia all’attacco e sfregia Olga sulla guancia con gli artigli. L’incidente fa si che il piccolo felino venga sfrattato dal museo e Rosmary decide di portarselo a casa, prima che Hassan ordini agli inservienti di farlo sparire.

Quando Oscar ritorna al Cairo iniziano i preparativi per cercare di aprire finalmente le porte di Abu el Hul. Lo strano atteggiamento di Namir, che da qualche tempo è meno presente e piuttosto sfuggente alle operazioni che vengono portate avanti, incrementa i sospetti di Oscar che ritiene il ragazzo collegato a chi li sta seguendo nell’ombra. Ad aiutare Rosmary ed Oscar nella ricerca della porta e delle stanze segrete della Sfinge intervengono anche padre Arnaldo e Francesco, che finalmente è riuscito a contattare il figlio ed a raggiungerlo in Egitto, informandolo dell’incombenza delle astronavi ferme ad un passo dall’orbita terrestre. A loro si associa anche un vecchio amico di Oscar, John, che vive a Città del Cairo da diverso tempo.
Intanto la temperatura terrestre, che per alcuni giorni sembrava essere tornata alla normalità (grazie all’impegno delle forze della natura e degli asceti che popolano la Terra), riprende a salire. I terremoti e le eruzioni vulcaniche diventano sempre più frequenti ed intensi, la popolazione comincia a vedere uscire dalle viscere della terra strani esseri, che si pensava facessero parte solo dei miti e delle leggende; uno sciame di spiriti della natura e di un’antichissima stirpe che si dirige verso un punto preciso: Sonehenge, in Inghilterra.
Rosmary ed i compagni approfittano dei lavori di restauro sulla Sfinge per cercare il punto preciso da cui cominciare. Ricostruiscono con la cartapesta il volto originario del monumento. Seguono le parole di Edward Cayce, “il profeta dormiente”, andato in trance il 29 ottobre del 1935 proprio per individuare la porta di Abu el Hul. I loro tentativi finiscono nel nulla, ma Ramses, balzando dalle impalcature sulla testa della Sfinge, si posiziona in maniera tale da creare un’ombra particolare tra le zampe del colosso di pietra (la mutazione dell’asse terrestre nel corso dei millenni altrimenti avrebbe reso vano ogni tentativo). Il punto indicato cade proprio sotto la “stele del sogno” di Tuthmosis, sicché il gruppetto  costretto a inventarsi qualcosa per spostarla. E’ allora che compare una raggiera scolpita nella roccia, ma questo non basta. La chiave finale che spalanca l’accesso alle stanze segrete è il ciondolo d’oro a cerchi concentrici (simbolo della città perduta di Atlantide) che Rosmary, ignara del suo valore, porta al collo da sempre, e che il padre aveva trovato nel deserto diversi anni prima. Dopo millenni la soglia che introduce nelle viscere della Sfinge viene nuovamente varcata da esseri umani. All’interno il gruppo trova la biblioteca degli antichi kemiti (il popolo originario da cui nacquero gli Egizi), e che altro non sono che i discendenti della stirpe reale di Atlas, scampata al disastro del pianeta. Accanto a quei testi, nascosti e camuffati in casse appartate, ci sono una serie altri scritti, superstiti del sapere atlantideo, ma anche della civiltà extraterrestre di Rahan. Ispezionando la stanza Francesco si rende conto che su una parete si apre un’altra porta, nascosta dall’effetto ottico prodotto dalle pitture sulle pareti. Varcata la soglia, gli esploratori si trovano all’interno del sepolcro di Mer, l’ultima regina degli Atlas. E’ proprio qui che Oscar e Rosmary scoprono di fare entrambi gli stessi incubi durante la notte.

Fanno appena in tempo ad occultare nuovamente la stanza della regina prima che uomini armati, capeggiati da Leo Rowson piombino all’interno della Sfinge. Ignari della portata della scoperta, costringono Rosmary ad attivarsi perché arrivi più velocemente all’antico tesoro nascosto, e lo fanno tenendo in ostaggio Namir, il giovane assistente che la donna sente come un fratello. Lasciati di nuovo soli i quattro si concentrano sullo studio dei documenti, ma poi, esaminando meglio il sepolcro di Mer, scoprono l’esistenza di un’altra grande porta che dà accesso a tre gallerie: ciascuna di esse prende una direzione diversa nelle viscere della terra. A risolvere i loro dubbi interviene, come sbucato dal nulla, il vecchio kemita, Mikha, che li avverte che la risposta va cercata a Lhasa, in Tibet, nel più antico monastero buddista. Oscar e Rosmary sono costretti ancora una volta a separarsi, consci questa volta dei sentimenti che provano l’una per l’altro (anche se non lo confessano). Wilde e padre Arnaldo partono per il Tibet, a caccia dell’ultima chiave da riportare alla luce.

Intanto a Stonehenge convergono due schieramenti opposti: forze cosmiche e naturali da una parte e Sethanan dall’atra, pronti alla battaglia finale. Dopo millenni la lotta per il possesso della Terra si riaccende.

Durante l’assenza di Oscar Rosmary riceve la visita del soprintendente Hassan, la donna è ormai convinta che sia lui la spia di Rowson, ed infatti proprio lui decide di portare immediatamente al museo tutto quanto è stato trovato nella Sfinge. La donna è riuscita tuttavia a celare per tempo i libri della città perduta, insieme alla stanza di Mer.
Tra contrattempi e tragitti insidiosi, Oscar riesce ad arrivare con Arnaldo al tempio di Lhasa. Qui incontra il Dalai Lama, creduto fuori dal paese per motivi politici, ma che in realtà torna sistematicamente in Tibet, nel luogo sacro,  attraverso i condotti sotterranei che percorrono l’intero pianeta. Scavati in epoca antidiluviana, collegano tutti i continenti sotto le acque del mare. Il religioso, attraverso le antiche tavole, indica ad Oscar la strada giusta da seguire per arrivare alla città perduta.
Tornato al Cairo, Oscar organizza l’ultima fatica insieme al gruppo. Mentre il dottor Valdi, insieme a due operai, uomini fidati dello staff di Rosmary, restano a guardia di Abu el Hul, l’archeologa ed Oscar, insieme ad Arnaldo e John, percorrono il tunnel sotterraneo, indicato dalle antiche tavole tibetane, che conduce alla città perduta. Ben presto, Leo Rowson ed i suoi uomini si mettono sulle loro tracce, e li seguono a debita distanza.
Una buona parte dell’antica Atlantide giace sul fondo dell’Oceano, nel bel mezzo di quello che viene chiamato il “triangolo delle Bermuda”. Lì giace la nave che un tempio portò sulla Terra la stirpe regale di Rahan, e che pure l’aveva salvata al momento della fine di Atlantide. Prima di poter salire sulla nave volante, Oscar e Rosmary devono fare i conti con Leo, che li raggiunge. L’archeologa scopre che è stato proprio l’industriale ad uccidere anni prima suo padre, convinto che Ronald Duval avesse scoperto il segreto che cercava e non glielo volesse rivelare. A risolvere la situazione a favore dei due studiosi interviene Olga, che ha seguito tutti di nascosto.

Oscar riesce a far riemergere la nave dalle acque, ma perché la nave acquisti potenza c’è bisogno del suono. A questo ci ha pensato Francesco con i due operai. Dietro indicazione di Mikha trovano il condotto ostruito che collega il Nilo alla piramide di Cheope. L’esplosivo riapre la via, e l’acqua del fiume, scorrendo velocemente, riempie le cavità della piramide, producendo un suono melodico e sottile, ed insieme a questo degli ultrasuoni che arrivano ai sensori della nave a bordo della quale ci sono i due studiosi. Si dirigono velocemente verso Stonehenge, guidati da spiriti cosmici che vanno loro incontro. Lo scontro finale è pronto, arrivano anche le navi alleate dei Sethanan, che, come millenni prima, vogliono tentare di impadronirsi del pianeta. Ma la Terra sarà salvata.

Autore: Angela Todaro
Titolo: Abu el Hul – passaggio ad Atlantide
Editore: Inedito
Numero pagine: 400

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Un commento a ““Abu el Hul – passaggio ad Atlantide” inedito di Angela Todaro”

  1. Ivan Lorenzin dice:

    La trama sembra interessante: dove trovo il libro?


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