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“I corvi e i campi di grano” di Maria Galella

“ Ragazza, questa sera ti canterò una canzone.  Una canzone di quelle che non si dimenticano, fatta di suoni lievi e pause bisbigliate, fatta di vuoti lunghi una vita […] ”
(Canzone del Silenzio, Incipit)

Non poteva che iniziare così, con una sorta di inno al silenzio che dice tutto, contrapposto al vuoto fluire delle parole. Di qui la scelta di aprire la raccolta con “Canzone del Silenzio”, una favola nera totalmente giocata sulle contrapposizioni: silenzio/parola, pieno/vuoto, suono/pausa, nonché raccontata dal punto di vista di un presunto antagonista, angelo della morte, demone o vampiro, che si aggira nei labirinti dell’umana sopravvivenza per trarre il proprio nutrimento dalle nostre inquietudini, dalle nostre debolezze.
È forse l’essenza di questi 14 brevi racconti, semplici eppure strutturalmente complessi, la stessa che si è voluta racchiudere nell’evidente simbolismo del titolo (chiaro omaggio, tra l’altro, all’ultimo dipinto del maestro Van Gogh, quel “Campo di grano con corvi” il cui cupo paesaggio è più volte evocato).
Si tratta di storie scritte su registri diversi, forse perfino con diverso intento, eppure fortemente affini, non soltanto per stile. Storie in cui prevalgono le atmosfere tetre, giocate sul pathos, sui sussulti dell’emotività, sulle suggestioni oscure, leggibili anche, ma non prevalentemente, in chiave psicanalitica. In “Mia Sorella”, ad esempio la classica forma del “diario” ben si presta alla rappresentazione, quasi scenica, della progressiva disfatta emotiva della protagonista, prigioniera dello spettro della giovane congiunta che non ha mai conosciuto, e allo stesso tempo dei propri fantasmi del passato. Stesso discorso per “I Bambini”, in cui, però, i fantasmi della mente del protagonista, come suoi figli non nati o forse solo pensati, prendono l’inquietante forma dei piccoli demoni che lo porteranno all’annullamento totale della propria volontà. E ancora, “Novembre”, il monologo disperato di un uomo in perenne lotta con la sua lucida follia, il quale attende, nella lunga notte dei Morti, l’annunciato arrivo dell’Incubus, l’essere che periodicamente torna a tormentarlo.
Di stampo più “realistico” sono invece gli orrori di “Pietre”, allucinata discesa agli Inferi di due giovani sprovveduti, là dove gli Inferi hanno gli stessi nudi paesaggi dei Sassi materani; oppure del tragico, a tratti crudele, “Milica”; o ancora, de “La stagione della caccia”, terrificante rappresentazione del millenario svolgersi di cruenti rituali, nello scenario aspro e lunare della rocciosa Murgia.
Storie d’orrore, dunque, ma anche racconti fantastici: l’emblematico “Corvi sul campo di grano” che dà in qualche modo titolo alla raccolta, dove l’angosciante paesaggio in cui il fuggitivo si perde si fa metafora di una realtà altra, incomprensibile, assurda. Oppure, la malinconica rivisitazione di una leggenda locale in “La signora degli anfratti”; la straniante seconda persona di “Crepuscolo”. E ancora, “Cuccioli”, in cui l’apparente rivalsa sociale dei giovanissimi protagonisti implica per gli stessi, inesorabilmente, la rinuncia volontaria alla propria umanità.
Tematiche di tipo psicologico si possono cogliere invece in quei racconti ove l’elemento sovrannaturale diviene secondario, spesso solo intuibile. In “Riflessi sulla lama”, la presenza del classico topos dell’arma assetata di sangue è del tutto in secondo piano rispetto all’analisi dell’involuzione psicologica del protagonista, del suo modo distorto di percepire la realtà. Stessa analisi, stessa distorsione nella percezione delle cose, vuole essere tra le righe di “Invisibile”; oppure, in modo forse più intimistico, nel brevissimo “Avevano acceso un falò”, in cui l’”apparizione” diventa simbolo di un male dell’anima a lungo covato e inesploso, che trova infine modo di materializzarsi nell’ingannevole “pace” della notte di Natale.

Il testo presente in quarta di copertina

“I corvi sono sinistre apparizioni, sfuggenti eppure onnipresenti, a macchiare l’azzurro cupo di un cielo al tempo stesso quotidiano e indecifrabile. I campi di grano, oceani gialli ove la coscienza si perde e la ragione smette di avere senso. Storie di fughe e ritorni, di vie smarrite, angosce silenziose o gridate, illusioni, deliri, chimere. Storie d’orrore, se si vuole. Di orrori anzi. Quello celato dietro le cose che si conoscono o si crede di conoscere; quello dei luoghi, reali oppure onirici, o forse luoghi della psiche, dove l’assurdo, l’incomprensibile, si manifesta - talora in modo esplicito, altre volte più sottilmente - in una giostra senza soluzione e senza catarsi”.

Autore:  MARIA GALELLA
Titolo:  I CORVI E I CAMPI DI GRANO
Editore:  NATRUSSO COMMUN ICATION
Anno di pubblicazione:  2007
Luogo di pubblicazione:  Noli (SV)
Numero pagine: 92

Nome:  MARIA
Cognome:  GALELLA
Regione di residenza:  PUGLIA
Email:  banshee.mg@libero.it

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