inedito - “Caffè macchiato” di Nadia Marra
“Signorina, ma ha dimenticato che le avevo detto macchiato?Il mio caffè, la mattina lo bevo macchiato! Ma dove ha la testa stamattina?”sentì la sua voce apostrofarmi. Eh già dove l’avevo la testa stamattina, secondo lui?Almeno, io sul collo ,come tutti gli altri giorni gli avrei voluto rispondere. E poi mattina?E’quasi mezzogiorno e il “signore” si alza con calma, mentre io…io alle cinque mi devo svegliare per sistemare tutto prima che lui venga, tranquillamente a prendersi quel suo “caffè macchiato”!
Queste sono le parole che ormai mi risuonavano in testa da un po’di tempo.
Non lo sopportavo più. Tutto di lui ora mi risultava insulso e ipocrita.
E chi l’avrebbe mai detto, fino a pochi anni fa?
Ricordo come per coincidenza mi trovai all’inaugurazione di quel bar dall’aria distinta e diversa dagli altri. Interni in legno con sedie di pelle, quadri che riproducevano dipinti di artisti famosi sulle pareti gialle, una novità per il paese in cui abitavo,insomma un posto elegante all’apparenza. E poi c’era lui!L’affascinante datore di lavoro, che ora guardavo con aria nauseata.
Iniziai a lavorare per lui che l’estate era appena iniziata e in poco tempo acquisii padronanza del mestiere.
Fare la barista non l’ho mai considerato il mio lavoro, se non saltuariamente!Ma ben presto mi ritrovai a districarmi tra i vari clienti anche in modo veloce. Divenni spigliata, perché di natura ero sempre stata timida e insicura.
Nonostante i turni estenuanti e le pretese sempre più incalzanti degli avventori, trovavo tutto in qualche modo affascinante….Ero giovane e inesperta. Non sapevo quali erano i miei diritti, ma sapevo quali erano i miei doveri. E poi…e poi c’era lui.
Credo di essermene innamorata quasi da subito, così come arriva da noi al sud l’estate.
Il giorno prima piove e fa freddo e il giorno dopo…il sole alto nel cielo, il sapore salmastro nell’aria, i gabbiani stridenti e i fichi venduti agli angoli delle strade di campagna, ti fanno capire che l’estate è arrivata.
Il mio sole!Così lo chiamavo. Quando nel suo locale arrivava con quei suoi occhi vellutati e scuri sulle labbra carnose, per me era come se si riempisse la stanza di luce calda e rosata(ora se ci penso mi chiedo come facessi a vedere tutto ciò e mi domando con qualche dubbio, se non fosse stata l’inizio di una miopia imperante )…beh comunque per me era l’uomo più bello, per lui avrei fatto follie(follie?si fa per dire).
Se mi manifestai mai a lui nei sentimenti che provavo?Beh, mi mancava giusto una scritta lampeggiante sulla testa con scritto IN LOVE dei miei sentimenti così puri ed elevati, e poi… gli occhi a cuoricino lasciavano poco alla fantasia devo dire.
Lui di tutto ciò si lusingava e se ne vantava in giro, facendomi nutrire false speranze ma come a me anche ad altre a quanto pareva. Lo capivo dallo stuolo di ragazze con gli occhi sognanti che lo venivano a trovare e che ingenuamente chiedevano a me di lui…diciamo le riconoscevo dai “sintomi”da cui erano affette . Inutile dirvi la gelosia che nutrivo! E mentre le accoglievo nel bar col sorriso che conviene, della serie “il cliente ha sempre ragione”, per pronta risposta una scarpa col tacco,invece gli avrei tirato volentieri dietro.
Il tempo passò e con lei l’estate del cielo sereno, che poco si specchiava con le nuvole grigie che albergavano il mio animo, passò anche il mio principe, che di azzurro mi lasciò solo il colore del mare dove mi rifugiavo a piangere il mio sfortunato amore.
Poi un giorno mi chiese di seguirlo nel retrobottega e lì, tra l’odore di detersivi e caffè mi afferrò e mi fece aderire contro il muro.
Le sue labbra carnose ora assumevano un ghigno come quello delle maschere di cartapesta, reso ancor più vomitevole dal fetore di più whisky bevuto uno dopo l’altro e i suoi occhi venati di rosso apparivano preda di fantasmi che vedeva solo lui, sentivo le sue mani sui miei fianchi e mi mancava l’aria.
Il mio cuore batteva forte, ma i miei polmoni avevano fame d’aria, tra i suoi baci e i suoi riccioli che ricadevano sul mio collo. I miei occhi cercavano i suoi, nella speranza di trovarci un minimo d’amore nei miei confronti in ciò che stava facendo.Non ne trovai.
Chiusi gli occhi, non volevo vedere finire in quella maniera il mio sogno…ma fini, come finì lui ansimando sul mio petto.
In fretta si ricompose e tornò come niente fosse accaduto dalle sue clienti che lo reclamavano al di là della porta ignari di tutto. Rimasi accostata al muro giallo e dal mio stomaco avrei voluto ricacciare l’amore che avevo provato, come se una palla mi pesasse sullo stomaco. Invece, freddamente ripresi anche io il ruolo che mi spettava, anche se a quel punto non capivo più quale fosse.
Per giorni non parlammo mai dell’accaduto, non volevo credere che l’uomo che credevo di aver conosciuto in quei mesi, in effetti, fino ad allora avesse con me recitato una parte per ottenere del sesso.
Feci passare del tempo, prima di prendere quel discorso con lui. Volevo delle risposte, perché in cuor mio mi davo delle colpe. Vedevo che con le altre lui era diverso,sempre spigliato e gentile, galante e premuroso, e quando lo feci la sola cosa che mi seppe rispondere guardandomi freddamente fu che in fondo ciò che era accaduto era quello che io volevo sin dall’inizio ed ero stata io a provocarlo.
Ecco, di tanto sentimento che provavo che cosa seppe rispondermi. Poteva inventare delle scuse, gli avrei pure creduto. Ma no, non quello di cui falsamente mi accusava.
Altre volte provò a circuirmi (oggi è definito mobbing!)e a molestarmi ricattandomi, ma io non lo accettai più, anche a rischio di rimetterci il lavoro.
“Questa signorina è sempre con la testa tra le nuvole!Questo caffè macchiato,allora?”.
E mentre guardavo la nuova ragazza di turno che lo accompagnava e che lo ammirava con gli occhi sognanti, servii a lui il caffè…macchiato come la sua anima
Autore:MARRA NADIA
Titolo: CAFFE’ MACCHIATO
Nome:NADIA
Cognome:MARRA
Regione di residenza: PUGLIA
Email: LADYALLEGRIA@GMAIL.COM














