Ti osservo. Come notte senza luce. Fredda, imperiale, fredda, gelida. Ho visto chi sei, ho visto. Ti ho seguito lungo itinerari strani. Complicati. Rebus indecifrabili, paradisi mai raggiunti, orizzonti incubati nei cunicoli oscuri della Piazza. Seguo il tuo filo, seguo il filo della città.
Mi fermo al centro della piazza grande, rincorro scale che non esistono, mi arrampico sulla torre della Cattedrale e balzo sui muri delle case, piroettando sui tetti e dribblando camini e tegole. Ascolto la mia voce, ascoltate la mia voce che, poco più in là, tra corso San Giorgio e via Nazario Sauro, disse:
Amo le vie
parallele e nascoste
dell’autostrada
dell’anima:
rallentano il battito
e scavano
lacrime
nelle pareti
del cuore
Il paradiso/ è vicino/ ora è chiuso.
Ora e sempre. Piove. Ora e sempre. Non c’è speranza per chi vive la notte. C’è una speranza per chi vive di notte? Così raccolgo i frammenti di chi mi precede e li offro come compagnia a chi mi segue lungo i Corsi. Come piste da bowling, sono lisci e neri e ondulati. Adatti per un tuffo nell’oscurità silenziosa. Correre, correre per raggiungere casetta dei ricordi, le tende tappezzate di fantasmi, i dialoghi misteriosi. La corsa si arresta. Sono qui, davanti ad una fontana, in piazza Garibaldi, a dirvi che una volta ho scritto:
Leggenda: racconti del fuoco, aria che bruci
Calore, sudditanza, l’amore, decadenza
Voglio bene alle cose che soffrono
Le cose che soffrono
sono strane nell’ombra.
Il viaggio non è terminato. A volte penso che un pensiero ossessivo possa diventare di un’intensità tale da farti stramazzare al suolo. Ma io amo la mia città e tutto ciò che la contiene. Nelle vicinanze del Monumento. Così, per caso, un girotondo che abbraccia l’altare dei caduti in viale Mazzini. Le auto come formiche intorno. Per caso qui, un niente lanciato nell’universo macchiato di stelle. In un altro momento, forse, io ho avuto:
Visioni: angeli distratti
giocano a carte,
colombe divorano
il cielo, blu infinito
Blu infinito
che invade l’anima
Pretende
di ascoltare e sapere
Volere
E’ vero: il gelo e la neve riportano al Medioevo: mi sarebbe molto piaciuto vivere nell’anno Mille della mia città: con le mie idee di adesso: sarei stato un rivoluzionario seduto agli Incroci: tutti ammantati di archeologici strati di chiacchiere. Da Interamnia a Teramo parole in libertà, tutte proferite nel luogo dove s’intersecano le rette della storia, più o meno in piazza Sant’Anna. Tante, tante parole. Ad uno di questi fantastici bivi, a ottocento chilometri dal capoluogo, qualcuno mi suggerì:
Nuvole di neve
nell’anima
Il fuoco
brucia
più di ogni
altra cosa
I tuoi occhi
ci salveranno
Ritorno al passato. Volontà di emergere dall’insonnia dei dolori. E’ per questo che, tra la
Piazza, i Corsi, il Monumento e gli Incroci, sogno un sogno definitivo:
Sono il fuoco
che brucia e disseta, sono la medicina. Sono
il male/cura ogni male/sono
l’Enigma. Quando gli Anni
scompariranno
prenderò la Luna
e ti raggiungerò
Autore: Nicola Catenaro
Titolo: Immaginarie architetture cittadine per la mia poesia
Dati personali dell’autore
Nome: Nicola
Cognome: Catenaro
Regione di residenza: Abruzzo
Email: nicola.catenaro@tin.it














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