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inedito “Immaginarie architetture cittadine per la mia poesia” di Nicola Catenaro

pubblicato il 17 Gennaio 2008 alle 15:30
scritto da Redazione
tematiche affrontate: Abruzzo, Inediti, Poesia

 Ti osservo. Come notte senza luce. Fredda, imperiale, fredda, gelida. Ho visto chi sei, ho visto. Ti ho seguito lungo itinerari strani. Complicati. Rebus indecifrabili, paradisi mai raggiunti, orizzonti incubati nei cunicoli oscuri della Piazza. Seguo il tuo filo, seguo il filo della città.

Mi fermo al centro della piazza grande, rincorro scale che non esistono, mi arrampico sulla torre della Cattedrale e balzo sui muri delle case, piroettando sui tetti e dribblando camini e tegole. Ascolto la mia voce, ascoltate la mia voce che, poco più in là, tra corso San Giorgio e via Nazario Sauro, disse:

 

Amo le vie

parallele e nascoste

dell’autostrada

dell’anima:

rallentano il battito

e scavano

lacrime

nelle pareti

del cuore

Il paradiso/ è vicino/ ora è chiuso.

 

Ora e sempre. Piove. Ora e sempre. Non c’è speranza per chi vive la notte. C’è una speranza per chi vive di notte? Così raccolgo i frammenti di chi mi precede e li offro come compagnia a chi mi segue lungo i Corsi. Come piste da bowling, sono lisci e neri e ondulati. Adatti per un tuffo nell’oscurità silenziosa. Correre, correre per raggiungere casetta dei ricordi, le tende tappezzate di fantasmi, i dialoghi misteriosi. La corsa si arresta. Sono qui, davanti ad una fontana, in piazza Garibaldi, a dirvi che una volta ho scritto:

 

Leggenda: racconti del fuoco, aria che bruci

Calore, sudditanza, l’amore, decadenza

Voglio bene alle cose che soffrono

Le cose che soffrono

sono strane nell’ombra.

 

Il viaggio non è terminato. A volte penso che un pensiero ossessivo possa diventare di un’intensità tale da farti stramazzare al suolo. Ma io amo la mia città e tutto ciò che la contiene. Nelle vicinanze del Monumento. Così, per caso, un girotondo che abbraccia l’altare dei caduti in viale Mazzini. Le auto come formiche intorno. Per caso qui, un niente lanciato nell’universo macchiato di stelle. In un altro momento, forse, io ho avuto:

 

Visioni: angeli distratti

giocano a carte,

colombe divorano

il cielo, blu infinito

Blu infinito

che invade l’anima

Pretende

di ascoltare e sapere

Volere

 

E’ vero: il gelo e la neve riportano al Medioevo: mi sarebbe molto piaciuto vivere nell’anno Mille della mia città: con le mie idee di adesso: sarei stato un rivoluzionario seduto agli Incroci: tutti ammantati di archeologici strati di chiacchiere. Da Interamnia a Teramo parole in libertà, tutte proferite nel luogo dove s’intersecano le rette della storia, più o meno in piazza Sant’Anna. Tante, tante parole. Ad uno di questi fantastici bivi, a ottocento chilometri dal capoluogo, qualcuno mi suggerì:

 

Nuvole di neve

nell’anima

Il fuoco

brucia

più di ogni

altra cosa

I tuoi occhi

ci salveranno

 

Ritorno al passato. Volontà di emergere dall’insonnia dei dolori. E’ per questo che, tra la  

Piazza, i Corsi, il Monumento e gli Incroci, sogno un sogno definitivo:

Sono il fuoco

che brucia e disseta, sono la medicina. Sono

il male/cura ogni male/sono

l’Enigma. Quando gli Anni

scompariranno

prenderò la Luna

e ti raggiungerò

Autore: Nicola Catenaro
Titolo: Immaginarie architetture cittadine per la mia poesia

Dati personali dell’autore

Nome: Nicola
Cognome: Catenaro
Regione di residenza: Abruzzo
Email: nicola.catenaro@tin.it

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