inedito - “La genesi di Eldamar” di Max Meli
Prefazione
Sugli Elfi
Prima di cominciare col racconto vero e proprio, vorrei spendere due parole per introdurre il popolo elfico.
Per cominciare, con Elfi, si intendono quattro diverse razze, che nonostante le innumerevoli diversità, hanno molto in comune tra loro: Silvani, Marini, Oscuri ed Eldar.
I primi costituiscono il gruppo più numeroso, e, già dal loro nome, è possibile capire le loro abitudini. Vivono nella grande foresta dell’est, prendendosi cura di piante e animali, in città costruite sulle chiome degli alberi. Non sono molto alti, ma compensano con una grazia senza eguali, che gli permette di muoversi senza emettere quasi nessun rumore. Se non per la statura e le orecchie a punta (tipiche di tutti gli Elfi), assomigliano molto a giovani Uomini, visto che non hanno barba.
I Marini vivono nella città di Acqua, costruita nelle profondità dell’oceano, in corrispondenza di un golfo. Hanno la pelle lievemente azzurra. Proprio dietro le orecchie, presentano delle branchie, che gli permettono di respirare sott’acqua,e le dita di mani e piedi sono palmate, per rendere più facili i movimenti in acqua. Sono più robusti dei normali Elfi, e hanno quasi sempre i capelli neri, se pur con qualche eccezione.
Nonostante il nome, gli Elfi Oscuri non sono affatto malvagi, come può sembrare. Si chiamano così per via dalla città in cui risiedono, Doraga, di cui nessuno sa la precisa ubicazione, dato che si trova diverse decine di metri sotto terra, nella più assoluta oscurità. Proprio per l’ambiente in cui vivono, la natura ha provveduto a sviluppare la loro visione, permettendogli a vedere in condizioni di totale oscurità. La pelle è diventata nera come la notte, e i capelli bianchi.
Unici nel loro genere, contrariamente alle società maschiliste di Eriador, hanno adottato una struttura matriarcale, che unisce la fede, per cui sono famosi in tutta Eriador, agli interessi politici.
Restano solo gli Eldar, o Alti Elfi. Più alti dei loro simili, superano anche gli standard Umani, se pur, per quanto possa sembrare strano, compensano con una struttura fisica assai più esile di quella degli altri Elfi. Hanno capelli e occhi dei più disparati colori. La loro civiltà si basa sullo studio di un antico popolo, di cui non si sa ancora molto, e che chiamano “Supremi”, di cui si sentono eredi. Sembra che siano riusciti persino a recuperare alcune antiche pratiche magiche estinte ai tempi di questa civiltà perduta, ma non si hanno notizie certe, dato che non amano i visitatori, preferendo rimanere barricati nella città fortificata di Kyverna.
Concludo qui la prefazione, e vi auguro buona lettura.
La genesi di Eldamar
Non tutti sanno che il nostro mondo, Eldamar, non è sempre stato così come lo vediamo. Per essere più precisi, all’inizio dei tempi, semplicemente non era.
Quella che sto per raccontare è una delle più belle leggende elda, e anche il più attendibile tra i miti della creazione. Sembra sia stata recuperata e tradotta da qualche antico tomo, risalente all’epoca dei Supremi, ma alcune aggiunte potrebbero essere opera degli Eldar, come ho scritto alla fine.
In principio il vuoto regnava sovrano, interrotto soltanto da qualche scintilla d’energia magica. Avvenne, però, che la magia cominciò a concentrarsi in un unico punto. Quell’agglomerato d’energia purissima diede origine ad Eran, la sublime, chiamata anche Manhor, dai Nani, o con altri nomi, a seconda del popolo.
Nella divinità, però, convivevano tre essenze radicalmente diverse, perennemente in lotta tra loro: Creazione, Ordine e Vita.
Così fu che Eran si divise in tre diverse entità gemelle: gli Spiriti Magni. I loro nomi sono stati traslitterati dalle antiche rune, contenute negli antichi tomi, dagli Eldar, con un buon margine di errore: Onghar, spirito della creazione, Servif, spirito dell’ordine, ed Eijani, spirito della vita.
Restava ancora un po’ di magia, anche se non poteva essere neanche lontanamente paragonata a quella dei tre spiriti. Da lì, si generò Javani, l’araldo della giustizia. Non aveva ereditato alcuno dei poteri di Eran ma, in compenso, il destino gli aveva riservato un dono, di cui, ad oggi, non si ha abbastanza stima: l’equità e il senso di giustizia. Non è mia intenzione fare una critica, anzi, a mio avviso, la moralità è soltanto un’invenzione dei governanti per far accettare meglio le leggi, ma la teoria elda esposta qui di seguito è molto interessante.
Gli spiriti però, nonostante l’illimitata magia, sentivano che mancava ancora qualcosa. Mancava uno scopo per l’eredità di Eran, la sublime. Mancava qualcosa che riempisse il vuoto.
Decisero, quindi, di unire i loro poteri (anche Javani fece la sua parte, controllando che le divinità non prevalessero l’una sull’altra), per generare quello che ora chiamiamo Universo.
Fu Onghar a cominciare. Creò Eldamar e gli altri corpi celesti, plasmandoli a forma di sfere, così che fossero il più perfetti possibile.
Servif ordinò le leggi della natura, regolando il moto degli astri, così che smettessero di cozzare tra loro, in continuazione. Creò anche il Tempo, la suprema espressione dell’ordine, a cui ogni cosa ubbidisce, tranne le divinità.
In fine, Eijani creò gli animali e le piante, così che popolassero i pianeti, fino a quel momento deserti, come se il vuoto occupasse ancora ogni cosa.
Se pur limitata, l’opera dell’araldo della giustizia lasciò un suo segno. In tutte le cose, di fatti, era presente un certo equilibrio, non come nei Supremi. Di questo, però, parlerò tra poche righe, e alcuni credono che questo “equilibrio” si sia evoluto nella morale delle razze senzienti.
Ad ogni modo, gli spiriti sentivano che mancava ancora qualcosa. Il vuoto era stato riempito, ma non avevano ancora ottenuto ciò che volevano. La ripetitività avvolgeva ogni cosa, esasperando persino le pazienti divinità. Ci voleva qualcosa che cambiasse tutto questo: Una razza senziente, che prendesse delle iniziative e, mari, migliorasse l’opera degli Spiriti.
Per questo, le divinità crearono i popoli sacri, anche se non fu un successo come previsto.
Per primo, tentò Eijani, sicuro di poter far meglio degli altri due, diede vita agli Shin-Lay, ma non col risultato sperato: non molto diversi dagli altri animali, se non che riuscivano a prendere qualunque forma desiderassero, tuttavia si comportavano proprio come bestie.
Ongahar, visto il fallimento di Eijani, decise di provare, a sua volta. Anche se più robusti e forti degli Shin-Lay, generò i Nedark. Definirli bestiali non poteva che essere un complimento. In vero, non avevano più astuzia di un sasso, così da non poter essere distinti dalle rocce, create in precedenza dal dio, solo dall’aspetto fisico. Assomigliavano ai Draghi, se pur avevano anche qualcosa in comune con gli uomini, a quanto vedo dal disegno riportato in uno dei tomi Eldar.
Divertito dagli insuccessi dei fratelli, Servif pensò che non ci sarebbe voluto molto a fare di meglio. Così nacquero gli Ugolish, il popolo del mare. Vivevano sott’acqua, in grotte sottomarine. Avevano alcuni tratti dei pesci (branchie, mani palmate e organi di senso adatti all’ambiente). Bisogna ammettere che, tra i tre popoli, erano sicuramente il più colto. Conoscevano quasi tutte le leggi della natura, e facevano di tutto per scoprire quelle che ancora non sapevano. Questo, però, era anche il loro peggior difetto. Talmente rivolti alla formulazione di teorie, che spiegassero i segreti dell’universo, da trascurare completamente ciò che accadeva intorno a loro, non erano in grado di provvedere a se stessi.
Non ci volle molto perché si rendessero conto che non avrebbero ottenuto molto, se non si fossero decisi a cooperare. Unirono, quindi, le loro energie per creare il popolo perfetto. Un popolo che non fosse semplicemente in grado di scegliere. Un popolo che fosse il più simile possibile agli spiriti. Un popolo che potesse, non solo usufruire dei doni delle divinità, ma anche migliorarne l’universo, la dove possibile. Così nacquero i Supremi, l’antico popolo, ormai dimenticato da tutti, tranne che dagli Eldar.
I Supremi, a quella epoca, non erano affatto come comunemente si pensa (simili agli Elfi), anzi non erano simili a nulla. Semplicemente, non avevano un corpo. Per essere più precisi, erano ad immagine delle divinità: degli spiriti composti, in gran parte, da magia.
La comparsa dei Supremi, tuttavia non allietò tutte le divinità. Javani, infatti, furioso per non essere stato interpellato dagli Spiriti magni, per la creazione del nuovo popolo, lanciò una maledizione che ne avrebbe dovuto provocare l’estinzione dell’antico popolo: li condannò ad essere divisi letteralmente in entità opposte tra loro. Per essere più preciso, gli tolse una buona parte della magia di cui erano dotati, per creare il popolo dei Renmon.
Gli Spiriti mal tollerarono il suo comportamento, ma preferirono non fare nulla, per evitare una guerra tra divinità, che avrebbe potuto annientare l’universo. Senza contare che non si può uccidere un dio.
Avvenne, poi, che i Supremi, stufi di vagare senza meta, nell’universo, chiesero di poter avere una patria, dove poter concentrare i loro sforzi, così da ottenere dei risultati tangibili. Felici della richiesta, Servif, Eijani ed Onghar acconsentirono. Misero a disposizione i più bei pianeti dell’universo, ma l’antico popolo li rifiutò tutti, sentendo che non avrebbero trovato nulla da migliorare, in quei luoghi. Scelsero, invece, Eldamar, dove ora ci troviamo.
A quel tempo, il nostro mondo non era altro che un ammasso di elementi (Aria, Acqua, Ombra, Terra, Fuoco e Luce)indistinti tra loro, non certo la meraviglia che oggi vediamo. Gli Dei fecero di tutto per dissuaderli, ma non ci fu nulla da fare. Ormai, avevano già deciso e nulla gli avrebbe fatto cambiare idea. Non poterono far altro che acconsentire, a malincuore.
I Renmon, a cui Javani aveva elargito i doni della giustizia e dell’equità, convinti che anche a loro dovesse spettare una patria, si presentarono al cospetto delle divinità. Gli Spiriti Magni non ebbero alcun problema ad acconsentire alla richiesta.
Fecero loro le stesse proposte dei Supremi, anche se il risultato fu opposto rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Scelsero Naman, il più ricco e imponente dei corpi celesti, creato in origine per l’antico popolo. Lì si stabilirono, edificando città e apprendendo l’arte della creazione di oggetti magici, di cui divennero maestri senza eguali.
Mentre su Naman sorgevano città colossali, inimmaginabili per noi, i Supremi si concentravano su Eldamar. Fecero uso di tutti i loro poteri per riuscire a portare l’equilibrio tra gli elementi, superando le aspettative delle divinità. In breve tempo, Eldamar divenne il capolavoro che ora conosciamo (forse anche meglio, visti gli eventi che seguirono questi giorni di relativa felicità).
Convinti di essere stati imbrogliati, i Renmon si rivolsero a Javani, la divinità a cui dovevano la vita, per avere giustizia. Condividendo la loro rabbia, l’Araldo della Giustizia, parlò così al suo popolo.
<<Popolo abbandonato dagli Spiriti Magni, sappiate che un grande torto vi è stato fatto. Nonostante le vostre abilità tecniche, infatti, non possedete alcuna forma di magia innata, contrariamente al popolo dei Supremi. Come potete vedere dalle condizioni in cui Naman versa, senza magia innata non è possibile interagire col Creato, senza provocare alcun danno, e l’irrisoria quantità d’energia magica, contenuta in tutte le cose, non è certo sufficiente ad ottenere grandi risultati.
<<È ora di ribellarsi a tutto ciò. È ora che gli Spiriti Magni capiscano e si arrendano. È ora di rimettere a posto le cose. Ci riprenderemo ciò che ci spetta di diritto!>>.
Così parlò Javani, ignaro che il Fato gli aveva già riservato un’amara sorpresa.
Il suo discorso infiammò a tal punto il popolo, che non ci volle molto perché, dalla creazione di oggetti magici, passassero alle armi. Costruirono artefatti dai poteri inimmaginabili, nei quali concentrarono quasi tutta l’energia di Naman, che finì per essere distrutto.
La costruzione di armi, tuttavia, non fu fine a se stessa: avevano deciso di conquistare Eldamar, sottomettendo il popolo dei Supremi, così che le divinità capissero con chi avevano a che fare.
Così, guidati da Javani, i Renmon partirono alla volta di Eldamar. Bisogna dire che, se i Supremi avevano un difetto, si trattava certamente della superbia. Non presero minimamente in considerazione l’attacco imminente, continuando a comportarsi come se niente fosse. Fortunatamente, nessuno dei due popoli era provvisto di un corpo (anche se non sarebbe stato così per sempre), quindi fu soltanto il pianeta a subire danni, rischiando la distruzione.
L’antico popolo, costretto a rendersi conto del pericolo, fu costretto a prendere provvedimenti. Provarono a contrattaccare ma, per poco, non distrussero ciò che restava di Eldamar. Decisero, quindi, di provare con un incantesimo, che esiliasse gli attaccanti in una dimensione parallela.
Ci volle uno sforzo incredibile, perché l’incanto riuscisse. Per prima cosa, era necessario “creare” l’universo parallelo, e solo dopo esiliarvi il popolo rivale. Fu, a dir poco, un’impresa titanica. Dovevano riprodurre, a grandi linee l’opera degli spiriti, e non era certo una cosa facile.
Se il destino fu crudele con i Renmon, con Javani lo fu ancora di più. Gli Spiriti Magni, furiosi per i problemi da lui causati, lo condannarono a vivere nel corpo di un roditore, nel pianeta che tanto aveva desiderato conquistare: Eldamar.
Dopo l’esilio dei Renmon, si ebbe un periodo di pace, quasi noioso.
Gli Spiriti decisero di circondarsi di servitori, di cui non sappiamo molto, che aiutassero l’antico popolo, in qualunque modo le divinità comandassero.
Si hanno anche notizie di creature chiamata “Fate”, anche se non se non sono molto precise anche. Sembra che non ricevessero ordini dagli Spiriti, e che si limitassero a far si che ognuno dei cinque continenti di Eldamar (di cui conosciamo soltanto Eriador). Anche delle fate, tuttavia, non si hanno notizie da molti secoli.
I Supremi, però, nonostante gli immensi poteri, non erano ancora soddisfatti. Anche se a noi può sembrare incredibile, non volevano nulla di più di quanto già avessero. Non volevano più potere. Non volevano maggiore intelligenza. Volevano, invece, un corpo, nonostante sapessero che avrebbero rischiato di perdere almeno una parte dei loro poteri.
Non è difficile credere che le divinità furono sbalordite da tale richiesta. Cercarono di dissuaderli, ma non fu affatto facile, anzi impossibile. Alla fine, acconsentirono, a malincuore.
Alcuni pensano che la più grande opera degli Spiriti Magni sia stato il riempimento del vuoto, ma si sbagliano di grosso. Non è neanche immaginabile la perfezione che riuscirono a raggiungere nella creazione del corpo dei Supremi. Assomigliavano molto agli Eldar, di cui sono antenati, ma ancora più esili, per quanto risulti incredibile. Pare che fossero addirittura immortali, nonostante sia sicuro che potevano essere uccisi in battaglia, come testimonia la loro estinzione, riportata qui di seguito. Possedevano un quantitativo d’energia magica superiore a quella di tutti i rettori di Irbe, oltre alla magia innata, di cui non so dire molto. Non perchè mi manchino informazioni, ma devo ammettere di non essere riuscito a capire molto dagli antichi tomi elda, a riguardo. Per questo ho deciso di evitare spiegazioni deliranti, senza capo ne coda. Vi prego anzi di farmi sapere, se almeno uno di voi è riuscito a capirci qualche cosa, così che io possa integrare il racconto in modo appropriato.
Tornando al racconto, i Supremi, ormai provvisti di un corpo, per quanto perfetto potesse essere, furono costretti a costruirsi delle città in cui vivere, anche se perfettamente integrate con l’ambiente circostante. È ancora possibile vederne le rovine, se si è tra i pochi ad avere il permessi d’accedere alle città elda.
Le divinità, stupite da quanto l’antico popolo riuscì a fare, nonostante il corpo, decisero di trasferire la loro dimora su Eldamar. Per prima cosa, crearono delle zone adatte ai popoli sacri, così che potessero sopravvivere anche senza il loro aiuto. Poi edificarono una torre, di una materiale a noi sconosciuto, alta fin oltre le nuvole, in cui si stabilirono con i loro servitori.
In molti hanno cercato di raggiungere la “Torre dell’Infinito”, come viene comunemente chiamata, in cerca dell’immortalità o della conoscenza universale, senza riuscire a trovare nulla. Per questo, si crede che non esista. Per quanto mi riguarda, credo che debba essere celata da qualche incantesimo. In fondo stiamo parlando di divinità, e non credo sia possibile trovarle, a meno che non lo desiderino.
Un tale periodo di pace, quasi idilliaco, però, era destinato a finire, prima o poi. A dire il vero, quando l’evento che più di tutti sconvolse Eldamar avvenne, la civiltà dei Supremi aveva raggiunto il suo apice: città immense, che occupavano interi continenti, con abitazioni grandi come città.
Fu, in effetti, proprio la loro perizia sia architettonica che magica a determinarne l’estinzione. Un tale impero, infatti, doveva essere per forza retto da un sovrano, onde evitare l’anarchia. Era, tuttavia, presente un secondo organo di potere, di cui non sappiamo ancora ne il nome, ne le funzioni. Quello che posso dirvi è il nome, scritto alla maniera dei Supremi (riportato qui sotto), che gli Eldar non sono ancora riusciti a traslitterare.
Ad ogni modo, il sovrano e il secondo gruppo, che per comodità chiamerò “Ministero”, entrarono in conflitto tra loro, per ottenere il controllo sull’impero. Non ci volle molto perché il conflitto, dal piano politico, degenerasse in una sanguinosa guerra civile.
Intere città furono letteralmente annientate, e la geologia di Eldamar fu sconvolta a tal punto che fu necessario, in seguito, l’intervento delle divinità, per limitare i danni, provocati dal popolo ormai estinto.
Pare, inoltre, che, a seguito dello scontro, i popoli sacri vennero distrutti, così come le fate e le altre creature magiche.
Parlare di estinzione non è tuttavia esatto. Va detto che ci furono dei superstiti, anche se in numero esiguo. Essi vivono ancora, anche se hanno perso quasi tutto il loro potere (vita eterna compresa): gli Elfi.
Tra i sopravvissuti, un esiguo gruppo, cercò di ricostruire le città distrutte, e recuperare la magia ormai perduta, nella speranza di ricreare l’antico impero. Quel gruppo erano gli Eldar, i successori diretti dell’antico popolo.
Altri si trasferirono sottoterra, divenendo gli Elfi Oscuri, o Drow. Isolati dal resto del mondo, svilupparono una morbosa fede nella Dea delle Tenebre, che gli diede il coraggio necessario per superare quei giorni bui.
Con la poca magia rimasta, i Paraman, o Elfi marini, si stabilirono sul fondo dell’oceano, adattandosi con sorprendente velocità a respirare sott’acqua.
In fine, la maggior parte si stabilì tra le foreste: i Silvani. Si dedicarono alla cura dell’ambiente, e, quando anche le altre razze mossero i primi passi su Eldamar, stabilirono dei rapporti con loro, divenendo molto importanti in ognuno dei continenti, o almeno così dicono gli Eldar.
Concludo la narrazione spiegando l’origine del nome Eldamar. Come alcuni avranno capito, non è stato affatto inventato dai Supremi, ma dagli Eldar. Vuol dire, infatti, “terra degli elda”. L’ennesima dimostrazione di superbia da parte degli eredi dell’antico popolo.
Max Meli













