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Intervista a Ernesto Guzzo

pubblicato il 10 marzo 2009 alle 12:56
scritto da Redazione
tematiche affrontate: Calabria, Interviste

Intervista allo scrittore Ernesto Guzzo

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Scrivere mi è sempre piaciuto, l’ho sempre ritenuto un modo valido per esprimere con maggiore profondità concetti propri, fantasie e quant’altro. Le mie prime esperienze in tale ambito risalgono agli anni ’90, in cui iniziai un rapporto di collaborazione con alcune importanti riviste nell’ambito dell’immersione subacquea, settore da me ben conosciuto essendo che pratico tale sport sin da bambino. Successivamente ho iniziato a scrivere avventure fantasy da utilizzare in ambito gdr (gioco di ruolo) su computer. Da una di queste, molto apprezzata da chi ebbe modo di giocarla, è nata l’idea di trasporre su libro.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Dopo la maturità scientifica, ho frequentato per alcuni anni la facoltà di Scienze Biologiche dell’università di Messina. Studi poi abbandonati avendo avuto occasione di entrare nel mondo del lavoro.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ricordo che in terza elementare mi cimentai nello scrivere il mio primo libro…riempii due quaderni. Rileggendolo oggi, rido vedendo come avevo trasformato “Viaggio al centro della Terra” di Giulio Verne in un’avventura dove i protagonisti eravamo io e i miei compagni di gioco.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Come già detto, esprimere i propri pensieri con maggiore profondità e chiarezza.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) 2001 Odissea nello spazio, la trilogia di Asimov, Il signore degli anelli e la saga di Excalibur

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Di certo non amo i romanzi rosa o le storie terribilmente sdolcinate.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Sono 5, la saga di Excalibur scritta da Bernard Cornwell.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Le Nebbie di Avalon, scritto da Marion Zimmer Bradley

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Sono calabrese, nato e vissuto in questa criptica regione, ricca di controsensi ma anche di schiettezza, generosità e calore. Direi che lo si possa definire un rapporto di simbiosi. Se me ne allontano, ne avverto la mancanza.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Piace poco, non piace molto. Direi che vessa nel caos e nell’interesse economico. Di puro spirito letterario, purtroppo, ne è rimasto ben poco.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Si affrontano tante più tematiche, come del resto le affronta la società moderna, ma si ha sempre meno tempo per leggere e per confrontarsi. Ritengo sia una delle tante contrapposizioni insite nella società attuale. Siamo sempre più chiusi in noi e spesso distratti al punto tale da diventare superficiali.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Scartando gli editori chiaramente interessati alla mia tasca e affidandomi a un editore piccolo ma che mi ha ispirato simpatia e mi ha dato impressione di essere interessato alla mia storia.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) L’ultimo dei Moicani

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Dei Genesis tutte!

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No.

D) Ritiene siano utili?

R) Sì. Mi sarebbe piaciuto poterli frequentare.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Non perdere qualche ramo della storia nello svolgere la trama.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Sul computer, soprattutto di notte e in solitudine.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) La storia l’avevo già creata da tempo, utilizzandola in ambito gdr con alcuni amici. Anzi, sarebbe più giusto dire che è stata creata dagli stessi giocatori, visto che si è partiti da uno spunto narrativo, man mano evolutosi sino alla conclusione della storia. Trasporla su carta mi è venuto spontaneo, scoprendo così un modo per meglio svilupparla ed esporla.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Bé, è come vedere un film e poi raccontarlo a un amico. Solo che il film lo si vede nella propria mente, invece che al cinema o alla tv.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Decisamente col romanzo.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto è una narrazione breve, d’impatto. Spesso non è importante quel che dice, ma quel che intende dire. Il romanzo è invece qualcosa di più espanso, dove si può dar spazio a dettagli che rendono il racconto più immersivo. Si ha anche modo di meglio plasmare i protagonisti della vicenda, il loro carattere, il loro modo di pensare. Ecco, direi che il primo lascia molta più libertà interpretativa al lettore, mentre il secondo segnala di più il percorso con i paletti imposti dallo scrittore. Un mio pensiero è che chi scrive racconti lo fa più per gli altri che per se stesso, invece il romanziere scrive principalmente per sé. Ovviamente questa è una generalizzazione che non sempre calza allo scritto.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Ho fatto una scelta abbastanza canonica. A volte mi ripeto che per il titolo ho usato molta meno fantasia che per la storia.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Un mese.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No, e non ho mai partecipato a concorsi. Avevo iscritto il libro a uno di questi, per poi cancellarlo avendo trovato un editore interessato (era per inediti).

D) Crede nei premi letterari?

R) Solo in quelli importanti. In genere, li reputo pilotati e interessati.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Sì…anche troppi!

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