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Intervista a Gianluca Bellassai

Intervista allo scrittore Gianluca Bellassai

Nome: Gianluca
Cognome: Bellassai
Regione di residenza: Piemonte
Email: gianluca.bellassai@gmail.com

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Scrivo più o meno dal giorno in cui sono diventato maggiorenne. Riflessioni, pensieri, sogni. Trascorrono gli anni e non faccio di questa passione niente di più. Poi scatta qualcosa. Circa cinque anni fa. Leggo leggo leggo. E noto con sempre più frequenza quanti incapaci pubblicano ogni anno. Così prendo fiducia in me stesso e decido di provarci anche io. E comincio a tirare giù una bozza di romanzo. E lo mando alle case editrici. E aspetto. E poi pubblico. Poi ne scrivo un altro. E poi aspetto.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Ho preso il diploma di liceo artistico. Dopodiché mi sono laureato al DAMS, con indirizzo cinema.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Vedi risposta alla prima domanda.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Nei periodi in cui scrivo, ho una gran confusione in testa. Un miliardo di idee e di immagini mentali. In quei giorni sono nervoso, suscettibile e molto concentrato. Insomma, la vivo un po’da “poeta maledetto”. Detto così, so che può non apparire una gran cosa, al contrario però, confesso che sono momenti gratificanti ed estremamente creativi.

Quali sono i suoi libri del cuore?
“1984” di Orwell, “Underworld” di Don de Lillo, “Alta fedeltà” di Nick Hornby, “Il mugnaio urlante” di Arto Paasilinna, “L’alchimista” di Coehlo, “La zona morta” di King, “Il ritratto di Dorian Gray” di Wilde, “Il giovane Holden” di Salinger, “Fahrenheit 451” di Bradbury, tutto John Fante, tutto Irvine Welsh.

E quelli che non leggerebbe mai?
Le biografie dei cosiddetti vip perché già mi rompe se accendo la tv e loro ci sono dentro, ci manca pure che devo leggere della loro vita. E anche i libri dei comici: principalmente perché non li scrivono loro e non lo sottolineano, e poi perché sono comici, appunto, e non scrittori. L’eccezione è una sola e si chiama Woody Allen.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
“Colla” di Irvine Welsh.

E quello che meno le è piaciuto?
Non ricordo nemmeno il titolo, ma era un libro di Aldo Busi che mi avevano prestato.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Abbastanza buono. In passato non amavo molto Torino. Ora sì, è diventata fresca, vivace ed innovativa. Invece non mi esaltano particolarmente le campagne piemontesi e la gente che le abita.  Quelle toscane, quelle sì che sono uno spettacolo per gli occhi. Diciamo che sono un piemontese metropolitano.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Non mi piace che devi aspettare minimo quattro mesi per una risposta, non mi piace quando non ti danno risposta, quando ti dicono con molta educazione di spedire solo materiale cartaceo che se no la differenziata gli viene male. Mi dispiace che le grosse case editrici pubblichino solo “autori” che gli assicurino un guadagno. Non dico che debbano per forza dare spazio alla sperimentazione, però, la qualità mi sembra sia il minimo che abbiano il dovere di offrire.
Dell’editoria italiana non mi piacciono le raccomandazioni.
Dell’editoria italiana mi piacciono alcuni piccoli-medi editori, perché rispecchiano il mio ideale di casa editrice.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Non mi piace che siamo ancora troppo arretrati, che siamo tra i pochi in Europa a non avere una secondo lingua, non mi piace la tanto declamata moda, l’immortale furbizia all’italiana, e il fatto che non ci sia libertà di stampa e di espressione.
Mi piacciono i vecchi saggi del cinema italiano, l’arte delle nostre città, il cibo e il vino made in Italy.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Spedendo ovunque e partecipando ad un concorso.

Cinema: qual è il suo film preferito?
Un titolo solo non ci riesco: i film di Kusturica, Tarantino, Spike Lee, Woody Allen, Sergio Leone, “C’eravamo tanto amati”, Shining”. Mi piacciono i film con Tognazzi e quelli con Manfredi.

Musica: la canzone del cuore?
Tre, dai: “Cemetry Gates” dei Pantera, “Master of Puppets” dei Metallica, “18 and life” degli Skid Row.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
Mai.

Ritiene siano utili?
Non saprei, prima dovrei provarci.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Riuscire a tenere tutto a mente, non perdere mai il filo, riuscire a far quadrare ogni cosa.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
Sul computer! Chi scrive ancora con carta e penna??!
Preferisco scrivere di giorno se ne ho la possibilità.
Assolutamente in solitudine, è fondamentale.
Sì, ogni tanto metto in sottofondo qualche canzone che possa aiutarmi ad immaginare la scena. Di qualsiasi genere, anche quello che non mi piace, basta che si sposi bene con ciò che vorrei scrivere.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Da fatti di cronaca, dall’esigenza di dover raccontare determinati personaggi.

Cosa significa per lei raccontare una storia?
Significa preparare un intrattenimento per altre persone. Cercando di crearlo al meglio, di modo che il lettore, una volta terminato, sarà dispiaciuto di aver concluso il viaggio, ma andrà subito a consigliarlo a qualcuno.
Significa anche usare un mezzo per dire ciò che mi preme, per cercare di informare.
Senza dimenticare che vuol dire anche dare vita ad un’opera d’arte. Che rimarrà in eterno.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Romanzo.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Il romanzo è il banco di prova, la storia dalla A alla Z. È tradizione.
Il racconto è una costola del romanzo. Molto spesso un romanzo “zippato”.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Col mio primo romanzo Rosso Magenta, ho affidato molta importanza alla musicalità delle parole. Rosso come il colore dell’amore. E del sangue… visto che il libro parla di tatuaggi.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
6 mesi per scrivere Rosso Magenta. 7 mesi per il secondo ancora inedito.

Ha vinto premi letterari?
No.

Crede nei premi letterari?
Sì, se si ha la fortuna di azzeccare quello onesto.

Ha altri progetti in cantiere?
Ho il mio secondo romanzo finito. Sto cercando un editore serio.

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