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Intervista a Giuseppe Bramante

Intervista allo scrittore Giuseppe Bramante

Nome: Giuseppe
Cognome: Bramante
Regione di residenza: Molise
Email: giuseppe.bramante@tele2.it

Intervista (novembre 2008)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Sono nato nel 1970. Vivo da sempre a Campobasso, dove ho un impiego. Sono Sposato con Adele, ho un figlio, Marco, ed altri due in arrivo. Sono alla mia prima esperienza di pubblicazione.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Dopo il diploma di Ragioniere e Perito Commerciale, ho frequentato l’università conseguendo il titolo di Dottore Magistrale in Economia e Commercio con lode. Ho anche studiato pianoforte al Conservatorio della mia città.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Mi è piaciuto scrivere sin dai tempi della scuola, dove, pur frequentando un istituto tecnico, mi sentivo attratto anche dalle materie umanistiche. Ho deciso di scrivere il mio primo libro circa quattro anni fa, per imprimere su carta quei giochi di parole e con le parole che mi divertivo da sempre a fare.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Comunicare.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) L’altra lingua italiana?

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Credo nessuno: tutto va letto perché tutto ha qualcosa da dire.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Un volumetto, risalente ad alcuni anni fa, dal titolo “Documenti dall’URSS – Perestrojka, amici e nemici”. Straordinariamente illuminante su altre facce relative a  fatti, quelli della Perestrojka e della caduta dell’Unione Sovietica, che in molti abbiamo conosciuto solo nelle parti trapelate.

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) A me non piacciono solo le cose prive di senso: e di libri senza alcun senso, per mia fortuna, ancora non ne ho letti.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Di attaccamento viscerale ma critico: penso che abbiano grandi potenzialità ancora inespresse e che debbano maggiormente sforzarsi di esprimerle.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) La ormai ben nota prassi della pubblicazione a prescindere dalla validità di un’opera, per ragioni di cassa, che appiattisce i valori a tutto discapito dell’intero universo della scrittura.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Quale panorama culturale? Scherzavo, ma neanche poi tanto. Il problema del nostro Paese è che, troppo spesso, chi fa cultura (come chi fa arte in genere, chi fa ricerca o innovazione o chi comunque è davvero capace di fare bene qualunque cosa) non si vede riconosciuta nemmeno la razione quotidiana di cibo necessaria a sopravvivere, per cui, per mangiare, deve riciclarsi e morire intellettualmente altrove. Altrettanto spesso, invece, chi è tutto fumo e non sa far nulla, ma ha i giusti agganci, riesce a trovare spazio e ad esprimersi, diventando addirittura, non raramente, un punto di riferimento!

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Con difficoltà e sostenendo personalmente dei costi non insignificanti.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Sono due: la versione integrale – conosciuta pochissimo – di “Nuovo Cinema Paradiso” e “Non ci resta che piangere” con gli straordinari Benigni e Troisi.

D) Musica: la canzone del cuore?
R) Sono molte, di generi diversi.

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No

D) Ritiene siano utili?
R) Per poter rispondere, dovrei frequentarne uno.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Renderla agile alla lettura.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo al computer, perché facilita e velocizza le correzioni. Ormai, visto il moltiplicarsi degli impegni, riesco a scrivere di giorno sempre più raramente. Per concentrarmi ed ispirarmi devo essere solo, ma non seguo alcun particolare “rito”.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) In realtà il termine raccontare poco si addice alla particolare struttura del mio libro. L’idea ce l’avevo da tempo, perché i giochi di e con le parole che faccio nel testo li facevo già nella mia testa. Poi ho deciso di metterli su carta…

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Per ora il mio genere è diverso dal racconto o dal romanzo.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Vale la precedente risposta.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Due diversi modi di vedere le stesse cose.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) E’ stato un vero lampo di ispirazione, improvviso e soddisfacente.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Qualche mese.

D) Ha vinto premi letterari?
R) No, non avendo mai partecipato ad alcun concorso. 

D) Crede nei premi letterari?
R) Risponderò quando (e se) avrò partecipato ad un concorso letterario.

Ha altri progetti in cantiere?
R) Sì, sperando di poterli realizzare.

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