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Intervista a Giuseppe Scarpa

Intervista allo scrittore Giuseppe Scarpa

 

Nome: Giuseppe

Cognome: Scarpa
Regione di residenza: Campania
Email: pooto@libero.it

 

Intervista del novembre 2008

 

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Nasco nel 1946 da Alfonso e da Di Stasio Antonia. La guerra è appena finita e ogni famiglia, come la mia del resto, è impegnata a uscire dal baratro nel quale il conflitto l’ha scaraventata. Quando inizio a frequentare la scuola dell’obbligo, questo stato di cose ancora deve appianarsi quindi, anche perché sono l’ultimo di cinque figli, devo rinunciare a proseguire negli studi.

E’ inutile affermare che mi dispiacque, però come ogni cosa inevitabile, lo accettai. Qualche anno dopo in mio soccorso sopraggiunse un evento insperato, infatti, mi fu proposto di studiare tra i frati cappuccini. Accettai con piacere quella notizia, perché ancora avevo nel cuore la voglia di prendere tra le mani un libro e imparare. Studiai con lena, anzi a un certo punto di quegli anni, mi proposi ai giovani e agli insegnanti come poeta, regista e commediografo. Scrissi e diressi uno spettacolo che li allietò, ricevendo buoni consensi, inoltre vide la luce, un poemetto in versi decasillabi dal titolo “Accadde la domenica”. Rimasi per ancora qualche anno, in quel luogo di pace, poi approdato nel mondo di fuori, cominciai a scrivere come un forsennato. Mandai a vari editori le mie opere, però allora non c’era internet che può condurti in qualsiasi luogo soltanto puntando il mouse e pigiando un pulsante quindi, ricevetti tante risposte ma nessuna desiderata. Quella maggiormente gettonata diceva: Siamo spiacenti di non poter pubblicare la sua opera, purtroppo non è adatta all’attuale programma editoriale.

Quando alla fine smisi di dare fastidio agli editore e mi sposai, vissi tranquillo, poiché il pensiero che sarei potuto diventare un poeta, era completamente dimenticato.

Poi Lidia morì allora Lucia, il fiore della mia vita, m’invogliò a scrivere nuovamente. Ripresi con lena, tanto a un certo punto ero diventato quasi un maniaco dello scrivere. Insieme leggemmo “Il legislatore”, ma nel farlo mi accorsi che il linguaggio da me usato era obsoleto rispetto ai tempi.

Lucia e un mio carissimo nipote: Gianfranco, mi aiutarono moltissimo, ma come mi fu detto qualche tempo dopo, non abbastanza. A questo punto, credo che il vero colpevole fu la mia cocciutaggine. 

Ora scrivo meglio, o almeno così credo, spero che i lettori me lo confermino. Sul sito della Seneca edizioni li vedo entusiasti, però potrebbe trattarsi di qualcuno che ama il genere e mi elogi, nonostante il mio modo di scrivere.

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Non ho avuto possibilità di accedere a quelli che sono gli studi classici, poiché quando ne avrei avuto il bisogno, non ebbi le possibilità economiche per farlo. Ad ogni modo, a un punto della mia vita riuscii a risolvere in parte il problema, approdando alla cultura che fortunatamente i frati cappuccini mi elargirono in abbondanza.

 

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Premetto che scrivo da quando ho imparato a farlo, infatti, già da piccolo mi dilettavo a creare storie. Ovviamente non conoscendo a fondo l’uso del linguaggio, disegnavo immagini che commentavo oralmente ai compagni di classe.

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Scrivere per me è, oltre che una passione, una missione. Infatti, cerco di rendermi utile a che mi legge, elargendo, anche se non palesemente, consigli che potrebbero aiutare a condurre  verso un migliore stile di vita.

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R)  Ovviamente quelli che ho amato da giovane, vale a dire: i classici che, per quanto mi riguarda, non tramonteranno mai.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R)  A questo proposito preferisco non enunciare nessun titolo, poiché ogni autore è degno d’essere letto, anche se alla fine, ho le mie preferenze.

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R)  Il signore degli anelli.

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R)  Anche in questo caso non mi sbilancio, la ragione: non voglio offendere chi si sacrifica per scrivere qualsiasi cosa. Certo una lettura non l’ho gradita particolarmente, anzi se in quel momento avessi avuto l’autore di fronte…

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R)  Amo la mia terra, ma non amo particolarmente i miei conterranei.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Credo che tra gli editori italiani ve ne siano molti che onorano la loro attività, dando spazio agli autori italiani e sono di parte. Di contro, odio particolarmente gli editori che antepongono ai romanzi degli autori italiani, alcuni dei quali bravissimi, quelli provenienti dall’estero. Inoltre addirittura li pubblicizzano tanto che alla fine, anche un lavoro mediocre, riesce a interessare il mondo dei lettori.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Non frequento salotti culturali, poiché nella mia zona sono pochi e quei pochi, mantengono la cerchia dei partecipanti, chiusa ad ogni apertura. D’altra parte credo che nel paese vi sia molta gente acculturata, per cui, contravvenendo a quelli che sono i canoni locali, penso che il meglio sia oltre la porta.

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Tramite internet. Certo perché è una vetrina nella quale e possibile trovare di tutto, inoltre il prezzo contenuto per la pubblicazione dei due romanzi, alla Seneca edizioni, ha fatto il resto.

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R)  Tutti quelli che mostrano una spiccata fantasia, il resto e mi dispiace ammetterlo, mi annoia.

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R)  “Quello che le donne non dicono”, in questo sono chiaro, perché ogni volta che ascolto quei versi, gli occhi mi si riempiono di lacrime.

 

 

approfondimento NARRATIVA

 

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No e mi dispiace.

 

D) Ritiene siano utili?

R) Certamente, perché apprendere è sempre utile.

 

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Non saprei perché una volta trovato l’argomento lo porto al termine senza particolari difficoltà.

 

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Lo faccio al computer perché dovendo seguire le mie idee che nascono e proseguono rapidamente, non riesco a farlo con la penna e la carta, inoltre scrivendo con la macchina, correggo prima e meglio gli eventuali errori di battitura. Di solito preferisco scrivere durante il giorno nella pausa pranzo e non so spiegarne il motivo.

 

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Trattandosi di una saga ho dovuto seguire i dettami del primo libro, poiché non vi era modo di evitarlo, infatti, diventa difficile scrivere di una storia senza le giuste basi.

 

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Spogliarmi completamente, mostrando il mio spirito, infatti, qualunque storia scrivo, per la maggior parte dei casi, pongo me stesso alla gogna quindi, alla mercè di chiunque voglia conoscermi.

 

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Non capisco la differenza, poiché per me uno vale l’altro. Se però esiste una differenza, credo che possa essere valutata solo sulla lunghezza del testo.

 

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Mi ripeto, per me uno vale l’altro.

 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Poiché a un certo punto del primo romanzo si faceva riferimento a una terribile profezia, ho ritenuto opportuno riferirmi a quella per intitolare il secondo, anche perché da quella nasce la vera storia.

 

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Circa otto mesi compreso l’editig che, come credo si sappia, nelle piccole case editrici, tocca all’autore.

 

D) Ha vinto premi letterari?

R) Qualche anno fa vinsi il premio città di Eboli con una poesia intitolata “Guardami”.

 

D) Crede nei premi letterari?

R) Se ben organizzati e a livello nazionale, sono un’ottima vetrina.

 

Ha altri progetti in cantiere?

R) Oltre al terzo ed ultimo romanzo dedicato agli “Scorzamaurielli”, che presto pubblicherà la Seneca edizioni, (a Dio piacendo) ho già scritto un romanzo di fantapolitica ambientato nella Roma del 2053. Trattasi di eventi a venire, che personalmente vorrei che accadessero mai. Inoltre ho spedito alle dizione Nord un fantasy dal titolo “Giza” o anche  “La stele di Rucon”, quindi provvisorio, a questo proposito non mi aspetto niente, poiché sono convinto che questi editori di grosso calibro, abbiano altro per la testa che investire su scrittori di poco interesse editoriale. Ultimo, ma non il solo ho iniziato ancora una storia ma di questa non intendo parlare, poiché il solo farlo mi terrorizza. Il titolo sarà “Genema”.

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