Intervista allo scrittore Ians C. Ghorbitir
Nome: Ians C.
Cognome: Ghorbitir
Regione di residenza: Toscana
Email: bugienere@yahoo.it
Intervista
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
> Un puro impulso istintivo, un bisogno intrinseco ed inarrestabile.
Qual è stato il suo percorso di studi?
>Ho fatto studi artistici, ho più di una laurea, ma non ho esperienze di studi letterari.
Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
> Inizialmente per seguire il mio cuore, un battito sempre più forte, sempre più persistente, dovevo esprimere con qualche poesia, tutto ciò che non riuscivo a fare con i normali metodi di comunicazione verbale. Ma non sono uno scrittore, o meglio, sono uno scrittore di cuore, d’impulso, a comando non sarei in grado di far nulla.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
>Lo ho già detto prima, è uno sfogo, principalmente un modo per liberarmi dei miei fardelli, delle mie colpe, oppure per esternare sentimenti inespressi e incontenibili. Dalla rabbia alla frustrazione, dall’amore all’odio, oppure alla vendetta.
Quali sono i suoi libri del cuore?
> Memorie dal sottosuolo, Kafka (quasi tutti), Hesse (il lupo della steppa), Senza Freni (Otto Gross) eccetera, eccetera.
E quelli che non leggerebbe mai?
> Romanzi sdolcinati, e comunque qualsiasi libro conforme alle “regole commerciali”, il conformismo lo ho trovato sempre rivoltante.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
> Mi è capitato un testo di saggistica alternativo “pensieri sul suicidio” di un medico-poeta, arriva a delle conclusioni molto interessanti, ma non le trae lui, fa si che il lettore ci arrivi piano piano.
E quello che meno le è piaciuto?
> La lista è troppo lunga.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
> Amo l’ambiente e la natura, i luoghi lontano dal caos cittadino, dalle metropoli, anche se inevitabilmente, talvolta ne subisco l’attrazione.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
> Siamo praticamente fermi in quasi tutta l’italia, mancano spazi per presentazioni, le case editrici “serie” pubblicano spesso sempre la stessa solfa, un libro non deve essere commerciale, deve essere pericoloso. Deve essere eversivo, ad ogni costo.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
> Lo ho spiegato nella prima domanda. Comunque per usare un liguaggio mafioso:” Vostro onore posso avere un bicchier d’acqua? C’ho un’arsura desertica in bocca”… scusate la battutaccia.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
> In pratica non lo ho pubblicato, o meglio, lo ho distribuito on demain, nonostante abbia ricevuto buone proposte da alcune medio-piccole case editrici (di cui conservo gelosamente i contratti e le proposte editoriali).
Cinema: qual è il suo film preferito?
>Non saprei da dove cominciare, Blade Runner, Koyaanisqatsi ed un’atra decina.
Musica: la canzone del cuore?
> Quasi tutte le canzoni di De André
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
> NO
Ritiene siano utili?
> A molti sicuramente, per altri sono inutili se non controproducenti.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
> Mantenere l’attenzione: quando si scrive per sé, mettiamo in gioco tanti elementi cari a noi, ma spesso insignificanti per il lettore.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
“riti” particolari?
> Beh, chi scrive, scrive su qualulque superficie, e con qualsiasi mezzo, vedi l’autore di “Compagni di Viaggio” che ha scritto un libro di quasi 400 pagine con un cellulare…
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
> Non è assolutamente nata a caso, ho subito un’ingiustizia, una profonda ingiustizia e dovevo assolutamente gridare al mondo la mia verità, non c’era altro modo, non posso usare il mio nome reale perché altrimenti inguaierei molta gente.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
> Significa esprimere la mia verità, come ho già detto.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
> Racconto, la vita è un romanzo continuo di per sè.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
>Non capisco, la definizione MIA oppure la definizione generale? Quella generale è semplicissima: un racconto è come un film che viviamo o riviviamo in prima persona, pochissimi personaggi (a volte uno solo) e descrizioni soggettive di una situazione.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
> Per ciò che ho vissuto: inganni, tradimento, squalifica individuale, violenza. Tanta violenza, e parlo di violenza psicologica senza eguali; operata sia dal partner che da altre persone.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
> La bozza principale in un paio di mesi, le correzioni e le rivisitazioni altri due/tre mesi, ma purtroppo credo ci siano ancora delle piccole imperfezioni.
Ha vinto premi letterari?
>Non con questo libro, e non posso dire molto più su di mè, proprio perché la situazione è molto delicata ed intima.
Crede nei premi letterari?
> Possono essere lo sprono per alimentare un po’ la voglia di mettersi in gioco ed avere una motivazione in più per scrivere; ma come ho già detto, a me non frega niente: ho scritto solo per cercar di mostrare il mio punto di vista su alcuni argomenti.
Ha altri progetti in cantiere?
> Un’infinità, ma non più con questo pseudonimo
Scrivo anche poesie, infatti nell’ultimo libro “Bugie Nere” sono inserite a chiusura di alcune scene importanti dieci mie poesie, credo siano la parte più “riuscita” del libro.


