Intervista a Patrizia D’Errico
Intervista alla scrittrice Patrizia D’Errico
Nome: Patrizia
Cognome: D’Errico
Regione di residenza: Campania
Email: luisgrida@libero.it
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Sono un’insegnante quindi una comunicatrice e, in un certo senso, una divulgatrice. Non poteva sfuggirmi il potere della parola, del racconto, la sua forza addirittura terapeutica e sicuramente formativa. Me ne sono innamorata, inoltre la parola è sonora oltre che visiva e io amo la musica. Una sintesi perfetta del linguaggio che stavo cercando per esprimermi.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Diploma magistrale, due abilitazioni all’insegnamento, diploma al conservatorio, master di perfezionamento ed espressione chitarristica, vari corsi di scrittura creativa ed arte terapia,
Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Non mi ricordo quando e non so nemmeno perché, forse, perché ne ho bisogno.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Saccheggiare un po’ di bellezza alla vita, scavando sotto la crosta spessa dell’ordinario, consueto, quotidiano, osceno a volte, soprattutto di questi tempi.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Tanti. “ Natura morta con custodia di sax” Geoff Dyer; “ La prosivendola” D. Pennac;
“ Se una notte d’inverno un viaggiatore” I. Calvino; tutti i libri di Kapuscinski; “ I barbari” di Baricco e una montagna di altri.
E quelli che non leggerebbe mai?
Mai dire mai, sono curiosa, mi annoiano solo quelli scritti male e le frodi letterarie tanto di moda negli ultimi tempi in cui proliferano libri di veline e calciatori.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
“ Ebano” Kapuscinsky
E quello che meno le è piaciuto?
Non si parla male dei colleghi ( scherzo).
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Niente di particolare, preferisco pensarmi cittadina del mondo o perlomeno europea.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Conosco poco i meccanismi che regolano questo mondo, suppongo siano quelli che regolano tutto il mondo e cioè gli interessi, lo strapotere di alcuni che finiscono con il dettare le regole del gioco che spesso finiscono con l’essere inique. Ragiono da esordiente è logico, come chi fatica a trovare visibilità e ha problemi a pubblicare perché sprovvisto di risorse economiche da investire nel suo sogno. Inoltre, non conosco altre realtà editoriali se non, poco, quella italiana, non ho elementi di confronto.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Mi piace la buona volontà di alcuni di continuare ad informare e denunciare quando è il caso e a formare, coltivare, la coscienza della gente. Non mi piacciono i disonesti e i millantatori.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Non l’ho ancora pubblicato.
Cinema: qual è il suo film preferito?
A beautiful mind
Musica: la canzone del cuore?
Mandy; Barry Manilov
Intervista all’autore
approfondimento per chi si occupa di NARRATIVA
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
Molti
Ritiene siano utili?
Utilissimi
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Avere la forza di creare mondi dotati di senso sia pure nella più sfrenata delle fantasie.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
“riti” particolari?
Scrivo sempre prima su carta poi copio al computer cominciando la prima selezione del materiale. Scrivo quando ho tempo ma non riesco a scrivere se c’è troppo rumore attorno quindi, si, in solitudine. Nessun rito, già prendere la penna e il quaderno è un rito.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Quand’ero piccola e viaggiavo in auto con i miei genitori, mi affascinava molto guardare la teoria di palazzi, le luci accese alle finestre che si srotolavano davanti ai miei occhi. Mi sembravano vite così isolate, delimitate da quella porta di casa, una frattura innaturale per un essere sociale come l’uomo. Chissà quante storie dietro quelle finestre e chissà se quella contiguità territoriale, diciamo così, di vite parallele, non potesse essere ricucita cercando le trame insibili di un legame che ci doveva pur essere.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Guardare qualcosa da un punto di vista inedito.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Non lo decido a priori, comincio a raccontare poi la mia storia mi dice quale respiro le occorre per essere raccontata.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Il racconto è un’istantanea; il romanzo un report di un’esperienza.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Non lo so. Si è acceso all’improvviso sul display della mia mente.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Un anno.
Ha vinto premi letterari?
Hanno pubblicato una mia favola in un’antologia. Ho partecipato solo a tre concorsi.
Crede nei premi letterari?
Mah.
Ha altri progetti in cantiere?
Si, sto scrivendo un romanzo.













