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Intervista a Salvatore Amenta

Intervista allo scrittore Salvatore Amenta

Nome: Salvatore
Cognome: Amenta
Regione di residenza: Sicilia
Email: info@salvatoreamenta.eu

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Il mio approccio con il mondo della scrittura è avvenuto all’improvviso qualche anno fa, ma penso abbia contribuito l’amicizia con amici scrittori.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Dopo la maturità scientifica ho intrapreso gli studi universitari laureandomi in Matematica.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere sei o sette anni fa quando ha sentito il bisogno prepotente di esprimere quello che avevo da dire. All’inizio ho trovato opportuna allo scopo la poesia dialettale che mi ha portato a pubblicare (senza un editore) due raccolte. In seguito ho scritto commedie teatrali per approdare infine al mio primo romanzo, un giallo dal titolo “L’enigma del pertuso”.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Volare nel mondo che descrivo senza avere limiti, dove le persone che incontro nella vita reale sono l’ispirazione per i personaggi di una storia. La scrittura mi permette di analizzare l’uomo, sforzarmi di capirlo.

Quali sono i suoi libri del cuore?
Mi piace leggere ma non so se ci sia un libro del cuore. Se ci sono potrebbero essere: “Poesie d’amore” di Pablo Neruda, “Paula” di Isabel Allende, “Biografia del figlio cambiato” di Camilleri e tanti altri. 

E quelli che non leggerebbe mai?
Ritengo che in ogni libro ci sia qualcosa da imparare, quindi mai dire mai.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Ne ho letti diversi ma ricordo particolarmente la recente lettura di “Argo il cieco” di Gesualdo Bufalino.

E quello che meno le è piaciuto?
Non ricordo.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Conflittuale. Amo profondamente la mia terra, fonte d’ispirazione per poeti e scrittori da sempre, ma mi fa male constatare che se ha fatto passi avanti lo ha fatto solo per merito dei suoi figli più intraprendenti e non per l’azione dei suoi governanti.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Non sono addentro a questo mondo. So solo per esperienza che è quasi impossibile il solo telefonare alle segreterie dei grossi editori.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Non mi piace che la cultura sia relegata in un angolo per dare spazio al consumismo.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
La pubblicazione è stato il giusto sbocco dopo averlo scritto. Ho cercato vari approcci con vari editori per decidere infine la strada che mi è sembrata complessivamente la migliore. Solo il futuro mi saprà dire se ho agito bene.

Cinema: qual è il suo film preferito?
Non vado al cinema da tempo, ma ricordo con piacere i film di Fellini. Allora diciamo “Amarcord”.

Musica: la canzone del cuore?
Mi piace molto Morricone: Il tema del film “C’era una volta in America”.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No.

Ritiene siano utili?
Non avendoli frequentati non posso dare una risposta cosciente.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Non ci sono aspetti complessi, c’è solo il piacere di scrivere.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue“riti” particolari?
Scrivo al computer, da solo e ogni qualvolta sento il bisogno di farlo se non ci sono altri impegni.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Questo libro è stato un pretesto per poter descrivere un ambiente e alcuni personaggi e che ti ritrovi davanti nella vita di tutti i giorni. Li studi, li osservi e, come si fa nelle caricature, metti in evidenza i particolari che più ti hanno colpito evidenziandone i contorni.

Cosa significa per lei raccontare una storia?
Significa essere originali, significa non essere banali, significa essere coerenti.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Meglio il romanzo.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Sono entrambi dei componimenti in prosa dove il romanzo, essendo strutturalmente più lungo, ti dà la possibilità di articolare meglio l’insieme.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Il titolo definitivo de “L’enigma del pertuso” è venuto fuori dopo una chiacchierata con un amico che aveva letto le bozze. È stato lui a suggerirmi di usare la parola “pertuso” perché più efficace. Sara vero? Penso di sì!.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Due anni.

Ha vinto premi letterari?
No. Non ho mai sentito il bisogno di parteciparvi.

Crede nei premi letterari?
Se non hai un editore forte, non sarai mai notato. 

Ha altri progetti in cantiere?
Sì, sto scrivendo un altro romanzo, anch’esso un giallo e con gli stessi protagonisti

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