Intervista allo scrittore Sean MacMalcom
Nome: Sean
Cognome: MacMalcom
Regione di residenza: Lombardia
Email: seanmacmalcom@yahoo.it
Intervista (03/09)
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Salve a tutti.
Mi firmo come Sean MacMalcom e da oltre un anno sono autore della blog novel Midda’s Chronicles.
La mia opera, tuttora in corso di pubblicazione con cadenza quotidiana sul mio blog, nasce nel desiderio di ripercorrere le orme lasciate da grandi autori della letteratura mondiale, nel riproporre all’alba del terzo millennio quello che un tempo era definito con il termine feuilleton. Lo scorso 11 gennaio, felice per il risultato raggiunto, ho voluto festeggiare un anno di pubblicazioni online proponendo l’uscita di un primo volume cartaceo, Midda’s Chronicles – Il tempio nella palude (e altre storie), quale raccolta riveduta e corretta delle storie già proposte: ad esso, il prossimo 11 luglio, seguirà poi un secondo volume Midda’s Chronicles – Condannata (e altre storie).
Il mio approccio, nei confronti della scrittura, penso che si possa definire senza falsa modestia come molto umile. Non ho pretese di sorta, non cerco di rivoluzionare il mondo a nessun livello con ciò che scrivo e, sinceramente, neppure mi importa di poter piacere ad eventuali lettori: semplicemente scrivo per il piacere di scrivere e se, nel fare questo, riesco anche a venire incontro all’approvazione di qualcuno, ovviamente, non posso che esserne felice.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Nonostante la mia passione per le arti umanistiche, dilettandomi oltre nella scrittura anche nel disegno, ho seguito un percorso di studio completamente tecnico, con un diploma di ragioniere programmatore ed una laurea in ingegneria informatica.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Se ci si vuole riferire a quest’ultimo periodo, il mio impegno quotidiano con Midda’s Chronicles ha avuto inizio l’11 gennaio 2008, per puro diletto, per passatempo personale, senza neppure avere l’ambizione di continuare nel modo in cui, invece, sono riuscito a proseguire.
Se ci si vuole riferire ad un contesto più ampio, ho iniziato a scrivere narrativa da bambino, durante un periodo di influenza nel quale mi sono ritrovato costretto a letto con la macchina da scrivere di mia madre, una Valentine dell’Olivetti. Nulla di speciale, ma pur un inizio…
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Divertirmi. Scrivo unicamente nell’inseguire un piacere personale, creando mondi nuovi, realtà alternative, talvolta utilizzandole in maniera metaforica per parlare anche del nostro mondo, della nostra realtà, ma senza voler per questo proporre omelie subliminali.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Salgari, Asimov, Verne, Howard… tutti i loro libri indubbiamente.
E poi Pippi Calzelunghe… un volume che da bambino mi incuteva timore per la sua mole ma che, poi, ho letteralmente adorato.
In tempi più recenti sono rimasto rapito dalla bravura di Melanie Rawn, un’autrice praticamente sconosciuta in Italia ma che merita davvero tantissimo. Dal mio punto di vista una delle migliori nel panorama fantasy moderno.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Sono convinto che non esistono libri che non si leggerebbero “mai”: il “mai” di oggi tende a diventare un “subito” di domani. Meglio quindi evitare di porsi pregiudizi in tal senso…
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) La trilogia di Queste oscure materie, di Philip Pullman. Un trittico a dir poco meraviglioso.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Non credo che alcuno dei titoli che ho letto ultimamente meriti un giudizio negativo.
Sono stato però un po’ deluso da Il dono di Svet di Donato Altomare: un’opera che mi è piaciuta, mi ha appassionato e coinvolto, offrendo una storia interessante e dei personaggi dotati di un grande potenziale, ma che avrebbe potuto offrire molto di più, essere approfondita ad un livello maggiore se solo l’autore avesse desiderato.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Amo l’Italia, la sua cultura, la sua storia, la sua tradizione e la sua lingua. Però non sopporto il presente, la società in cui viviamo, la classe politica che ci governa o ci dovrebbe governare (indifferentemente se di destra o di sinistra) e questo proprio in conseguenza dell’amore succitato.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Nonostante veda come molti lettori si lamentino di un’eccessiva apertura dell’editoria italiana verso i giovani, in una mancanza di disciplina nella scelta di nuovi talenti, personalmente ritengo che l’editoria italiana, soprattutto nei grandi nomi, si ritrovi ad essere sempre eccessivamente chiusa, timorosa nell’idea di sperimentare, nell’aprirsi al nuovo.
Questo, però, non per una malizia propria degli editori quanto, piuttosto, per una chiusura mentale propria della nostra stessa società, che si crede estremamente moderna, recettiva verso le novità, ma che invece è sempre e solo tradizionalista, conservatrice, autoreferenziale. Non quindi un problema limitato all’editoria, ma ad ogni campo, artistico e no.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Non credo di avere una formazione adeguata per esprimere giudizi in tal senso.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Nel 2006 ho sentito parlare di Lulu.com in un articolo di giornale. L’idea dell’autopubblicazione mi entusiasmò immediatamente, per il suo intrinseco principio di libertà di stampa: nel momento in cui ho deciso di trasformare in un volume cartaceo l’opera precedentemente pubblicata online, non ho avuto dubbi o esitazioni e non ho mai pensato di rivolgermi ad editori tradizionali, grandi o piccoli che essi potessero essere. Ho fiducia nel principio offerto da Lulu.com e, fino a quando non avrò serie ragioni per ricredermi, non abbandonerò tale servizio.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Difficile scegliere un titolo solo. Diciamo… Lady Hawke: un capolavoro nel suo genere. Amore, avventura, azione, fantasy, umorismo e molto altro ancora… cosa si potrebbe richiedere di più?
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Come sopra. Credo che, comunque, una canzone che ho sempre sentito vicina sia Cirano, di Francesco Guccini.
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No.
D) Ritiene siano utili?
R) Non avendoli mai frequentati, sarebbe stolido da parte mia esprimere giudizi in tal senso.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Mantenere la coerenza. Sia che il racconto/romanzo si svolga in un contesto reale (moderno o storico), sia che si svolga in un contesto fantastico (fantasy, fantascienza o altro), l’autore deve essere in grado di mantenere coerenza con se stesso, per non infrangere quel patto con il lettore chiamato “sospensione dell’incredulità”.
Nella narrativa tutto è possibile – gli alieni possono invadere la Terra, la Terra può essere stata distrutta da mille anni, vi possono essere cloni o repliche robotiche, e mille altre cose – ma questo tutto non può essere totalmente privo di controllo. Anche nelle opere più originali, come quelle di Terry Pratchett, esistono dei limiti, delle regole, magari difficili da cogliere ma tali da mantenere coerente l’universo da lui creato. Se così non fosse il lettore non riuscirebbe a seguire la storia… e perderebbe, di conseguenza, la voglia in tal senso.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Riesco a scrivere al computer più velocemente di quanto non riesca a parlare o a scrivere a mano ed, in conseguenza, scrivo al computer.
Sul quando e come scrivo, poi, non ho particolari preferenze o abitudini: dovendo mantenere una regolarità autoimpostami dalla pubblicazione giornaliera, scrivo in ogni momento libero, a volte al mattino presto a volte alla sera tardi, altre durante la giornata, in solitudine o in compagnia, seduto ad una scrivania, sdraiato in un letto o durante un viaggio in treno! L’importante, nel mio caso, è riuscire ad avere sempre a disposizione una connessione ad internet…
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Midda’s Chronicles nasce da una serie di vignette… anzi, dalla bozza della prima vignetta di una serie di vignette che poi non hanno mai visto la luce come tali.
Il 10 gennaio 2008 avevo iniziato a disegnare questa donna guerriero, con un braccio metallico, una cicatrice sull’occhio e forme decisamente abbondanti mentre si trovava ad essere circondata da zombie, lamentandosi per una paga troppo bassa in cambio di simile prestazione professionale. L’idea di raccontare la storia di una mercenaria mi piacque immediatamente e, altrettanto immediatamente, compresi che disegnandola avrei impiegato troppo tempo per ottenere risultati concreti: così mi rivolsi alla scrittura e scelsi, come mezzo di comunicazione internet e, nella fattispecie, una blog novel.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Dare libero sfogo alla mia creatività, alle mie idee, ai miei pensieri, alla mia fantasia.
E forse degli psicologi potrebbero avere di che divertirsi nel leggere le mie storie, cercando di analizzare la psiche contorta che ha partorito certe situazioni, particolari descrizioni.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) E’ indifferente.
Attualmente mi pongo in una via di mezzo: racconti lunghi, o romanzi brevi che dir si voglia, fra loro indipendenti, autoconclusivi, eppur collegati gli uni agli altri, come gli episodi di un telefilm. Ciò mi permette di non scadere nella saga infinita, in storie eccessivamente lunghe dalle quali potrebbe essere complicato o noioso uscire, ed al tempo stesso di poter approfondire in maniera indeterminata i miei personaggi, progettando anche archi narrativi sulla lunga scadenza.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Ho sempre ritenuto il racconto come una versione fisicamente più breve di un romanzo, ma non per questo meno importante o meno significativa: quali altre definizioni esistono?
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Molto banalmente: ho preso il titolo del primo racconto contenuto nel libro, Il tempio nella palude, e l’ho riportato nella copertina, seguendo l’esempio di molte altre opere prima della mia.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) La pubblicazione online degli episodi che formano il primo volume è intercorsa, per la precisione, dall’11 gennaio 2008 all’11 luglio 2008, inclusi. Successivamente, nel momento in cui ho deciso per la pubblicazione cartacea, sono stati necessari circa due mesi per la revisione dell’opera.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Tre edizioni del premio Pierino e le Muse organizzato dall’I.T.C.S. Pietro Verri, su un totale di cinque anni nei quali partecipai. Forse non possono essere considerati “veri premi”, ma ne vado orgoglioso… in fondo è anche durante quegli anni che ho ripreso confidenza con la scrittura, ponendomi in confronto con delle vere scadenze.
D) Crede nei premi letterari?
R) Sono una possibilità di mettersi in gioco.
Una possibilità a cui, però, non dover prestare fede assoluta sia dal lato degli autori che da quello dei lettori, dove la loro assegnazione o la loro assenza di assegnazione non deve essere vista come una “promozione” o una “bocciatura” del proprio operato. Un po’ come i premi cinematografici in fondo…
D) Ha altri progetti in cantiere?
R) Finché riuscirò a portare avanti l’opera di Midda’s Chronicles sarò felice di proseguirla.
Oggi, 2 marzo 2009, ho pubblicato il mio quattrocento diciassettesimo episodio, penultimo del decimo racconto dal titolo Il collezionista di sassi, ed ho idee per proseguire almeno per altri quattro anni…
Auguratemi in bocca al lupo… e che crepi il bracconiere!


