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Intervista a Tiziana Iaccarino

pubblicato il 19 settembre 2009 alle 15:48
scritto da Redazione
tematiche affrontate: Campania, Interviste

Intervista alla scrittrice Tiziana Iaccarino

Nome: Tiziana
Cognome: Iaccarino
Regione di residenza: Campania
Email: tiziana.iaccarino@gmail.com

Intervista (09/’09)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Sono una persona a cui piace ‘comunicare’, parlare, interagire e questo

è qualcosa che mi ha sempre permesso di cercare un modo per mettermi

in contatto con chi potesse o volesse ascoltare, anche attraverso testi scritti.

Ho sempre amato scrivere e l’ho sempre fatto con grande passione e trasporto,

per cui va detto che sono super-attiva in quel senso.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Ho studiato presso un Istituto Magistrale solo per pigrizia, perché mi

sarebbe piaciuto frequentare le Belle Arti o il Liceo Linguistico, ma

alla fine ho ceduto all’Istituto che mi ritrovavo più vicino a casa.

Ho, quindi, un Diploma Magistrale e, dopo diversi anni, sono riuscita

anche ad ottenerne un secondo: il D.E.L.E., Diploma di Spagnolo

come Lingua Straniera essendo la Lingua che parlo meglio dopo

l’Italiano e che mi ero impegnata a studiare da autodidatta per oltre

15 anni, parallelamente agli studi più comuni.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato quando ero praticamente ancora alle Scuole Medie.

Da allòra è nata in me questa voglia di riportare su carta qualcosa

che desse valore alla mia creatività, alla mia voglia di espressione

in quanto autrice di ‘un qualcosa’. Volevo poter realizzare qualcosa

a cui si desse un valore preciso e soprattutto che restasse oltre la

mia stessa esistenza e, in effetti, i libri sono eterni.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Significa dare un senso al mio bisogno di espressione e soprattutto

coltivarne le potenzialità.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Da ragazzina leggevo, come tutti, i classici testi che amano i più

giovani. Ricordo che mi piacque molto “Il mago di Oz”, libro a cui

sono particolarmente affezionata.

Oggi come oggi, invece, leggo un po’ di tutto. Anche autori esordienti,

perché penso che a loro debba esser data l’occasione di costruire il

futuro culturale del nostro Paese.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Non amo gli ‘horror’, non rientrano tra i miei preferiti.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Mi è molto piaciuto il libro di un’esordiente di cui spero

e penso si possa parlare in futuro: “La costa del silenzio”

del talento Gloria Maria Rossi, una scrittrice che è una vera

promessa della letteratura moderna.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Meglio non denigrare nessuno. Se un’opera non mi è piaciuta

evito di parlarne.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Amo la mia regione come la mia città, ma ho un rapporto molto

conflittuale con essa. Purtroppo, il Mezzogiorno ha una realtà molto

più complessa di ciò che si ha il coraggio di dire, perché le cose

spesso sono molto peggio di quel che si pensa.

Non sono molto ottimista da quel punto di vista. Si dice di voler fare,

ma in realtà si fa sempre troppo poco.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Non mi piace pensare che ci possano essere riconoscimenti a opere

che non li meritino, solo per una questione di marketing, perché il libro

in sé viene sempre considerato ‘un prodotto’ per la stragrande maggioranza

delle Case Editrici.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Non mi piace lo snobbismo verso i nuovi autori e non lo dico riferendomi solo

a me, ma a tutti coloro che valgono davvero, perché ce ne sono di incredibilmente

bravi, ma che non sono legittimamente riconosciuti come si dovrebbe e questo

fa male.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Ci sono arrivata dopo molti anni dalla sua stesura. Attraverso il web ho

scoperto l’opportunità di far visionare la mia opera a Case Editrici giovani che

promuovessero i giovani e ne coltivassero le potenzialità.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Difficile rispondere a questa domanda. Amo il cinema in generale e seguo,

per quanto possibile, diversi generi.

Uno su tutti “Mediterraneo” diretto da Gabriele Salvatores.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Amo Baglioni e tutte le sue canzoni, ma se dovessi sceglierne una sarebbe

davvero difficile.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No, ma penso possa essere molto interessante frequentarne.

D) Ritiene siano utili?

R) Dipende dal modo e dal tipo, tutto è relativo.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) La coerenza. E’ sempre difficile mantenerla intatta.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Il primo romanzo “Un barlume di speranza” (Giovane Holden Edizioni) è nato su

carta vera e propria, poi ha dovuto adattarsi all’evoluzione della tecnologia ed è passato alla stesura su macchina da

scrivere fino ad arrivare al computer. Insomma, ha attraversato tutte le fasi a cui si sono dovuti sottoporre coloro che hanno appreso l’uso di una tecnologia sempre più avanzata. E’ nato di notte, da un sogno. Ho sognato il deserto e ho iniziato a redarre una storia che potesse esprimere l’emozione che avevo provato nel sognarlo. Ma non è un caso, perché anche il secondo romanzo, di cui ancora non posso dir nulla, è nato di notte, in perfetta solitudine e nel silenzio più assoluto.

Per scrivere bene, il silenzio è indispensabile, almeno per me.

Ora scrivo quasi sempre al computer, viste le esigenze del nostro tempo.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) L’idea di redarre il primo romanzo, come dicevo, è nata da un sogno vero e proprio.

Dormivo e ho sognato il deserto, così mi sono chiesta: “Perché?” e ho trovato l’ispirazione giusta per redarre una storia che penso non abbia tempo.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Significa ‘viaggiare’ e ‘far viaggiare’ con la mente e senza muoversi, perché queste

sono alcune delle potenzialità dei libri. Offrono al lettore la possibilità di identificarsi

in un personaggio, di viverne la storia e la vita in generale, oltre che d’inserirsi in un

determinato racconto, come fosse il proprio e di arricchirsi culturalmente ed umanamente

in rapporto a ciò che quel che legge vuol esprimere per far riflettere.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Amo entrambi.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto è come il viaggio culturale, umano (e mentale) della durata di

un week end, mentre il romanzo è un’avventura che può durare molto di più,

in rapporto allo spessore del libro.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) L’ho scelto pensando a quanto possa essere importante ‘la speranza’, perché

grazie ad essa e attraverso di essa, gli esseri umani possono sentirsi rincuorati e

vivere meglio ciò che patiscono nella propria realtà di tutti i giorni.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Ho impiegato circa 6 mesi molto intensi, durante i quali mi sono dovuta

documentare sull’ambientazione (il deserto del Sahara) e sulla possibilità d’inserirvi

un’avventura davvero entusiasmante. In seguito, la revisione è durata un annetto o

poco più.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No, ma mi è capitato spesso di esser finalista.

D) Crede nei premi letterari?

R) Beh, anche quelli hanno un loro ‘perché’. Possono fungere da grandi esperienze

e possono essere anche un’importante vetrina per chi nasce artisticamente attraverso un’opera.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Sì, ma preferirei non parlarne per scaramanzia. Per la serie: “Non si sa mai!”

approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

R) Un tempo scrivevo utilizzando carta e penna e a qualsiasi ora del giorno o della notte,

perché in fondo quando arriva l’ispirazione, bisogna solo seguirla. Oggi come oggi, uso

il computer e spesso preferisco redarre in solitudine, perché favorisce la concentrazione.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?

R) Amo uno su tutti: il libanese Gibran. L’ho scoperto per caso. Quando andavo ancora

a scuola, una mia amica mi regalò l’opera “Le ali spezzate”, non me lo dimenticherò mai, é un’opera sublime. Da quel momento, non ho fatto che ‘divorare’ le opere di questo geniale scrittore, davvero un grande della letteratura internazionale, va detto.

D) Come nasce un suo verso?

R) Di solito, le mie liriche migliori sono nate nei momenti di dolore, di sofferenza umana. Strano, ma vero: piangendo, ho scritto le poesie più belle. Forse determinati stati

d’animo e determinate emozioni riescono a cogliere in noi davvero l’aspetto più intimo ed

artistico della nostra stessa natura e di ciò che siamo e possiamo essere.

D) Quanto tempo ci lavora su?

R) Dipende, se sono nel pieno dell’ispirazione, anche pochi minuti. Se sento che non riesco o devo impiegarci più tempo, anche un giorno intero.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

R) Deve esserci ‘anima’, perché solo grazie alle sensazioni provocate da una serie di

sentimenti davvero forti, umanamente parlando, è possibile ritrovare su carta quel

che di meglio si può offrire con i versi: emozioni vere e molto intense.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

R) Ero abbastanza giovane, forse avevo 20 anni o forse meno e sicuramente ero

a casa.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

R) Non ho mai pubblicato le mie raccolte di poesie, ma ho partecipato a molti

Concorsi Letterari in giro per l’Italia che mi hanno permesso di esser più conosciuta

e riconosciuta, per cui è stato comunque un inizio.

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

R) Non saprei.

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

R) Per quanto concerne l’ultima raccolta di poesie che s’intitola “Un tempo lontano”,

mi è bastato ‘ricordare’ i migliori periodi e le migliori sensazioni vissute nel passato.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Diversi mesi.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No, perché con l’ultima raccolta non ho partecipato a Concorsi Letterari.

Magari ho solo estratto qualche poesia per esporla in giro.

D) Crede nei premi letterari?

R) Perché no? Perché denigrare un’occasione? Certo, bisogna affidarsi a quelli

seri, perché in giro ce ne sono di tutti i colori, ma con un po’ di attenzione non è

difficile riuscire ad inserirsi in un Premio degno del suo nome.

D) Ha altri progetti in cantiere?

R) Per quel che concerne la poesia, no, ma non è detto che poi l’ispirazione che

la riguardi non si rifaccia viva quando meno lo immagino!

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