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Intervista a Uberto Ceretoli

Intervista allo scrittore Uberto Ceretoli

Nome: Uberto
Cognome: Ceretoli
Regione di residenza: Emilia-Romagna
Email: ubertoceretoli@gmail.com

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Mio padre legge moltissimo e ha una buona libreria. Quando andavo alla scuola media gli chiesi un libro da leggere perché quelli che tenevano a scuola e che l’insegnante di italiano ci voleva far leggere non mi sembravano interessanti: mio padre mi diede allora “La storia infinita” e da lì cominciò tutto. Il mio approccio alla scrittura è avvenuto quasi per caso, avevo in mente delle varianti a letture che non mi soddisfacevano e così cominciai a immaginare trame alternative e poi trame vere e proprie, indipendenti.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Mi sono diplomato all’ITIS di Parma come Perito Elettrotecnico e poi laureato in Sc. Politiche con indirizzo Sociale alla Cattolica di Milano.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere quando avevo sedici anni, niente più che dei racconti che con il progresso tecnologico predono la muffa non in uno scaffale ma in un file zippato. Quando avevo vent’anni, un mio racconto fantasy è stato premiato a un concorso interno della Cattolica e da lì ho continuato a scrivere per lo più racconti. Con Marco Bonati, un amico con la mia stessa passione, ho scritto “Uomini in bilico”,  che è nato da un confronto tra le nostre opinioni e parla del duro rapporto di amiciza tra due ragazzi che si ritrovano dopo parecchi anni di silenzio.
Non riesco a trovare una percisa risposta al perché ho iniziato a scrivere. È stato un istinto che ho seguito. Forse invidiavo gli autori dei libri e ho cominciato per emulazione o per sfida, non ricordo. So che ho continuato.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Scrivere significa sfogarmi. Scrivere significa dare un senso e un significato ai sogni che faccio. Scrivere significa raccontare qualcosa a qualcuno, offrirgli una parte di me stesso. Ovviamente occorre rivestire la passione con la tecnica letteraria, che però è un’altra cosa.

Quali sono i suoi libri del cuore?
La storia infinita, It, La voce del fuoco, Artico.

E quelli che non leggerebbe mai?
Non leggo alcun tipo di romanzo rosa ed evito accuratamente quelli che propone l’attuale panorama librario.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
La Casta. Ma non ho ancora letto Gomorra.

E quello che meno le è piaciuto?
Celtika, Il codice Melrino. E dire che gli inglesi danno l’autore come l’erede di Tolkien…

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Mio padre non mi ha insegnato il dialetto, mancanza che non ho ancora trovato il modo di colmare. Ho molte idee invece riguardo alle leggende e alle vicende dei territori matildici e dell’epoca dei farnese.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Gli editori blasonati non investono sugli esodienti e quando lo fanno sono operazioni meramente commerciali che non puntano in alcun modo sulla qualità del “prodotto”. Ho avuto occasione di sfigliare “prodotti” in cui subito balzava all’occhio lo scarso editing. Altra cosa che odio profondamente sono gli editori che campano con la pratica deplorevole della pubblicazione con contributo: di fatto pubblicano qualsiasi cosa e non fanno filtro con lavori che abbisognerebbero di molta più cura.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Il panorama culturale italiano snobba la rete. Le riviste e i palinsesti televisivi, l’intera industria culturale è succube dei maggiori capitali. Non c’è giornalismo libero e critico, non come negli altri paesi, almeno. È un grosso problema a mio avviso. L’unica cosa positiva è che alcune realtà sfuggono al controllo opprimente del sistema.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
“Uomini in bilico” (scritto a quattro mani con Marco Bonati) è stato pubblicato con un contributo, “Il Sigillo del Vento” invece ha trovato l’interesse dell’editore Asengard, appena nato e focalizzato sul fantasy e sul’horror italiano. “Il Serpente Piumato” è invece un racconto che ha interessato Runde aarn per una collana a basso prezzo.

Cinema: qual è il suo film preferito?
V per Vendetta e L’ultimo dei mohicani. Parimerito.

Musica: la canzone del cuore?
All I want is you degli U2.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No, ma ho letto libri al riguardo.

Ritiene siano utili?
Non utili, indispensabili, per quanto un libro non possa avere lo spessore che offrirebbe un corso.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Incontrare il piacere del pubblico. Puoi scrivere una storia meravigliosa e perfetta che non piace. Oppure viceversa.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
 “riti” particolari?
Scrivo prevalentemente al computer anche se ho un brogliaccio per gli appunti nella mia borsa e lo uso tutte le volte che non ho un pc a disposizione. Scrivo prevalentemente di sera, perché di giorno lavoro, ma non è difficile che se un’idea mi balza in testa nel cuore della notte o la mattina presto non mi dia da fare per appuntarla, almeno. Scrivo in solitudine (a parte il lavoro a quattro mani con Bonati), tra le altre persone non riesco a concentrarmi. L’unico rito che seguo è provare le scene degli scontri all’arma bianca e le battute ad alta voce. Se mi vedeste mentre testo un dialogo in salotto probabilmente mi prendereste per un pazzo scatenato! Ah, poi c’è la musica. A seconda di quello che devo scrivere ho colonne sonore apposite per creare pathos e influenzare lo stato d’animo.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Credo che ogni libro abbia un messaggio. È il messaggio che ho voluto mandare che ha plasmato parte degli avvenimenti. Ne “Il Sigillo del Vento” l’elfo Gwyllywm scopre che i suoi ricordi sono stati corrotti con la magia da suo padre prima e da suo nonno poi. In lui convivono due visioni opposte della civiltà e della vita e non riesce a capire quale strada dovrà seguire. Si pone domande che potrebbe porsi qualsisi persona del ventunesimo secolo: quanto di ciò che conosco è vero e mi appartiene? Quanto sono io a condizionare il mondo in cui vivo e viceversa? Esistono una verità e il bene in senso assoluto?

Cosa significa per lei raccontare una storia?
Mostrare una parte di me.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Con entrambi, anche se mi trovo molto meglio con il romanzo.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
A mio avviso non differiscono se non per lunghezza e per alcune regole riguardo alla stesura della trama. C’è differenza tra “Il pozzo e il pendolo” di Poe e It di King? Sono entrambi capolavori del brivido e del terrore, parlano di odio, di dolore e di speranza. Non possiamo decidere quale sia più bello in virtù soltanto della sua lunghezza. Sono entrambi il progetto comunicativo di un genio che ha cercato di mostrare ciò che lo ottenebrava.
Credo tuttavia che sia più difficile scrivere una storia e renderla efficace se la si affronta come racconto che come romanzo.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
“Il Sigillo della Terra” è il seguito de “Il Sigillo del Vento”, mancano ancora quello del fuoco e quello dell’aria: la scelta è stata obbligata. Generalmente però scelgo il titolo in modo che sia conciso e a effetto. Per “Il Sigillo del Vento” è stato così, il Sigillo era l’oggetto del contendere dei protagonisti. Era un titolo comunque ad effetto. Che cos’è il sigillo del vento?

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Un anno e mezzo, però avevo altri lavori da seguire e alcune parti già redatte tanto, tanto tempo fa.

Ha vinto premi letterari?
Nessuno.

Crede nei premi letterari?
Non dopo alcune cose che ho scoperto in rete. Ci sono riviste letterarie che fanno selezione di racconti per temi ma che pubblicano in prevalenza i lavori dei propri redattori. Ora dirò una cosa molto brutta: siamo in Italia e a causa di come si comportano le persone più in vista, ormai credo a poco o a niente.

Ha altri progetti in cantiere?
Sto scrivendo un horror/storico ambientato nel basso medievo, un fantasy ambientato nell’età ellenistica, un romanzo storico ambientato poco prima dell’età del bronzo, e un fantasy ambientato in un ‘900 alternativo. Con Bonati sto completando “La Tela”, un lavoro noir/grottesco scritto a quattro mani. Ho decisamente tanta, tanta, troppa roba da scrivere. Dovrei smettere di lavorare per dedicarmi alla scrittura ma non posso permettermelo! Accidenti!

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