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“La Cacciatrice di Demoni” di Max Meli - inedito

La donna vestita d’oro camminava con passo lento e costante. Il suo abito strisciava sul terreno, ricoperto di foglie. Gli alberi secolari svettavano come colonne che sostenevano la volta celeste. Sopra di lei, solo la luna e le stelle. La pioggia ricadeva copiosa inzuppandole i capelli biondo miele e la veste, che le ricadevano addosso, evidenziando le morbide forme del suo corpo.

Sulla schiena, portava un fodero d’orato, tempestato di pietre preziose, in cui era riposta una lunga spada dal manico d’avorio, elegantemente cesellato. Camminava attraverso le fronde cantando con voce dolce e melodiosa. Tutti gli animali della foresta uscirono dalle proprie tane per ascoltare quel canto celestiale. Poco più indietro, una folla la seguiva in processione. C’era gente di tutte le razze, incantata da quel canto e dalla sua bellezza. Sembrava essere stata inviata dal cielo per confermare l’esistenza delle divinità. Ad ogni passo il suo vestito ondeggiava al vento, come una nuvola d’oro.

Ad un certo punto, la voce melodiosa della dama fu spezzata da un nitrito glaciale. Si udì uno scalpiccio di zoccoli farsi sempre più forte. Qualcuno si stava avvicinando. Dal fitto della foresta, emerse un nero destriero, con un cavaliere dall’aria spettrale. Indossava una corazza color ossidiana, probabilmente una lega creata con l’uso della stregoneria. Aveva il volto coperto da un elmo di forma mostruosa. Ricordava vagamente la testa di un drago, ma era mille volte più spaventoso. Chiunque sarebbe stato rimasto, vedendolo.

In mano, reggeva uno stocco con la lama d’argento, mentre, al braccio sinistro, portava ancorato uno scudo di betulla, con un ragno nero dipinto sopra. Anche se aveva un aspetto terrificante, non era meno affascinante della dama.

Appena le persone che seguivano la donna vestita d’oro lo videro, lanciarono urla di sconforto. Alcuni fuggirono via terrorizzati. Altri rimasero pietrificati, dove si trovavano. I più impavidi si misero davanti alla dama con l’intento di proteggerla.

Il cavaliere continuò ad avanzare, fino a quando non si trovò proprio davanti a quel gruppetto di persone che cercavano di mascherare la propria paura, assumendo un’aria minacciosa. Smontò da cavallo con grazia felina. Si muoveva con tale leggerezza da far credere che la sua armatura fosse fatta di piume. Puntò lo stocco verso quelli che gli stavano davanti.

<<Spostatevi>> disse con voce squillante, resa metallica dall’elmo.

La paura ebbe la meglio e cominciarono a tremare. Il coraggio che fino a poco prima li aveva portati a prendere le difese della dama sembrava essere svanito. La dama vestita d’oro li superò con un movimento fluido. La veste le si gonfiò, facendola apparire come una nuvola splendente, sotto la luce delle stelle. Estrasse la spada dal manico eburneo, mettendosi in guardia.

<<Indietro, demone>>

Il cavaliere sghignazzò.

Si lanciò subito all’attacco, con un affondo. La dama schivò agilmente, contrattaccando con un fendente. Il cavaliere levò lo scudo. La lama cozzò contro il legno, emettendo un suono melodioso.

La dama spiccò un salto e superò il cavaliere, finendogli alle spalle. Cominciò a colpire con una rapida serie di fendenti e affondi. Ogni volta il cavaliere parò, cercando di contrattaccare, senza successo, con qualche stoccata.

Il duello continuò per diversi minuti, senza che nessuno dei due riuscisse a prevalere sull’altro. Le spade risuonavano di un clangore metallico ogni volta che si scontravano. Era impossibile dire chi tra i due fosse più abile.

Ad un certo punto, il cavaliere colpì la dama, con lo scudo, in piena faccia. Un rumore agghiacciante di ossa rotte fece inorridire i presenti. Il naso cominciò a sanguinarle. La donna dai capelli biondi si portò le mani al viso e osservo quei rivoli caldi, color rubino, scorrerle tra le dita. Emise un urlo agghiacciante, simile al lamento di uno spettro.

Il cavaliere ne approfittò per disarmarla, colpendole la mano con la punta dello stocco. La spada le cadde, andandosi a conficcare nel terreno, fino all’elsa.

Il pianto straziato della folla straziò le orecchie del cavaliere. Soffrivano come se fossero stati colpiti loro stessi al posto della dama.

<<I tuoi giorni finiscono qui, immondo Kreyny>> tuonò il cavaliere.

Con un gesto fluido si sfilò l’elmo. Lunghi capelli bianchi gli ricaddero sulle spalle in una cascata d’argento, scendendo giù fino alla vita. Le grandi orecchie a punta, nere come la notte, facevano capolino dalla capigliatura scompigliata. Anche la pelle era nera, così come gli occhi, un po’ a mandorla. Aveva lineamenti affilati e eleganti: mascella stretta, labbra fini e sopracciglia sottili. I tipici tratti di un elfo. O meglio di un’elfa. Un’elfa oscura, per essere ancora più precisi.

Rapida come un serpente, affondò la punta dello stocco nel petto della dama. Uno zampillo scarlatto le imbrattò la corazza.

<<Illusa. Credete che basti una spada per uccidere una Kreyny?>> disse la dama, con una risata terrificante. <<Noi siamo creature superiori. Manipoliamo le menti degli uomini da molto prima che voi sacerdotesse rovinaste Eldamar con la vostra presenza. Neanche le divinità, ormai, sono in grado di ostacolarci.>>

La guerriera sembrò non avere udito. Portò una mano alla cintura ed estrasse un oggetto di metallo. Era un gioiello d’acciaio, composto da due serpenti, intrecciati tra loro. Il simbolo delle sacerdotesse Drow. L’amuleto era agganciato ad una catenella d’oro bianco.

Si sfilò la collana e la pose attorno al collo del demone. La dama dai lunghi capelli biondi lanciò un urlo disumano, pieno di odio e sofferenza. La pelle candida, dove toccava la catena, cominciò a bruciare. Cercò di afferrarla con le mani, ma anch’esse presero fuoco. Cominciò a dimenarsi forsennatamente nel vano tentativo di estinguere le fiamme.

<<Immondo demone, hai finito di infestare Eldamar. Che il fuoco della Dea Madre di trascini nelle tenebre, da cui provieni.>>

Con un ultimo spasmo la dama cercò di colpire la guerriera. L’elfa oscura si spostò, rapida come un felino, e la colpì con una stoccata. Ancora una volta, la pelle color della neve fu attraversata da un taglio scarlatto.

Così finiva l’esistenza di un Kryney. Uno dei tanti demoni che popolano il nostro mondo. Come avrete ormai capito, i demoni non sono affatto brutti e inquietanti, come vuole la tradizione popolare. Hanno una aspetto assai gradevole e seducente. D’altronde vi fidereste mai di un mostro alato, con i denti aguzzi? Per fortuna possiamo contare sulle sacerdotesse Drow, sempre pronte a squarciare il velo della menzogna che offusca il nostro giudizio. Finché ci saranno loro, il mondo non dovrà temere i demoni. Dobbiamo solo pregare che il loro ordine non si estingua mai.

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