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inedito - “NAPOLI ASSASSINA” di Francesco Liberti

Quel castelletto fiorito di stile neogotico che sorgeva dalle alture rocciose di via Tasso, trasformava le strade di piazza Amedeo in un alcova felice, un oasi di denari privilegi e scelleratezze, dove l’alta borghesia e i suoi patrizi napoletani vestiti all’ultima moda si sentivano i padroni del mondo.

A guardarli quei ricconi spensierati sembrava che per le vie di Napoli tutti fossero fatti come loro, oppure che il mondo aspettasse ogni loro mossa, come se essi fossero stati gli unici giocatori d’azzardo in una società che era fatta a loro immagine e somiglianza.
“Che dire di più?”.
Può darsi che in quelle ore serene la contessina Elda Bonetti de Rogatis andasse a fare il suo shopping quotidiano in compagnia delle sue varie carte di credito, simbolo di un ingente patrimonio familiare che si espandeva: “Dalle Fabbriche di abbigliamento di Cremona fino alle catene di supermercati sorti nella lontana Cina!”.
Il corpo allampanato di Elda, quel suo sorriso complice e sbarazzino, i modi autoritari e decisi, ne facevano una donna attraente che sapeva trasformare la sessualità nella sua arma di seduzione preferita.
Target scelto della prossima serata: “Fare una passeggiatina nell’adiacente PIAZZA dei MARTIRI”, dove altri figli di borghesi abbienti si riunivano in una via dove sorgevano decine e decine di baretti che fungevano da luoghi di ritrovo.
Ma l’avvenente piazza dei Martiri era anche un teatro tragicomico frequentato da gigolo della nuova generazione, arrivisti dell’ultima ora in cerca di una chance per fare la scalata sociale, utilitaristi o illusi che aspettavano la donna ricca o la giovane borghese che gli cambiasse la vita.
Quel giovanotto di nome Marco Faldi era proprio tutto quest’insieme di elementi racchiusi in una sola persona.
Che importa se in buona o cattiva fede, se con la sua vespa arrugginita e d’annata, il suo bel fisico da indossatore e l’occhietto furbo da utilitarista, pedinava tutti i baretti di piazza dei Martiri in cerca della donna della sua vita, di un’anima gemella o solo di un’anima ricca.
Anche se era già fidanzato Marco Faldi cercava delle scappatelle al di fuori dei suoi doveri preconiugali e stava sempre con un piede dentro casa e con l’altro fuori.
Questo era il tipico cruccio di quelle storie sentimentali che iniziavano intorno ai 20 anni con entusiamo, continuavano a 25 con la routine spasmodica di ogni giorno e finivano dopo i 30 anni nel pieno collasso nervoso.
La contessina Elda Bonetti de Rogatis passò in quel momento dinanzi ai baretti e Marco Faldi le sorrise, immaginando già di darle il suo numero telefonico e di inserire il suo dentro la videorubrica del cellulare.
Il petto matronale della contessina e quel suo sorrisetto smaliziato e al contempo padronale erano la cornice in cui si proiettava un personaggio di rara intelligenza, arguzia ed esperienza nel valutare i giochi che le presentava ogni giorno la sorte e tutto questo la rendeva più grande rispetto ai suoi 24 anni reali.
Marco Faldi la guardò con scrupolosità.
Elda Bonetti de Rogatis cominciò a sorridergli con cautela, ma a qualunque regista che avesse interpretato la scena, sarebbe sembrato che era lei a tenere fra le mani le redini del rapporto, anche se era ancora un rapporto virtuale.
Elementi Biografici:
“Lei miliardaria!”.
“Lui- un gigolo in cerca di una love story e di una sistemazione sociale in una città rigida e occulta che aveva tutte le sue porte serrate come fossero state le entrate sotterranee di un caveau di una banca!”.
“Lei contessina che la sapeva lunga sui rapporti che si instauravano fra le persone di classi sociali differenti e lui gigolo latente che già pregustava le sue “Ore Felici”, in una Napoli Assassina che era sempre stata fedele al gioco delle parti, complice di quei ruoli in cui i suoi giocatori rimanevano sempre un po’vittima delle circostanze. E tutto ciò avveniva in un mondo formale dove ogni sentimento era sospeso e la dignità umana veniva calpestata nel momento in cui trovava una ragione per sopravvivere.
A pochi passi da piazza dei Martiri in via Coretti, sorgeva “l’Hotel delle ore felici”, l’albergo di proprietà di Ugo Bovi, imprenditore napoletano senza scrupoli che era amico di lunga data di Marco Faldi.
Nonostante fosse un ricco anche se aveva modi forzati ed eleganti, anche Ugo Bovi si univa al suo amico Marco per sondare il terreno dei baretti di piazza dei Martiri.
Fu quella sera che i due accerchiarono la contessina sotto un baretto coi tavolini rivolti al pubblico, che consisteva di scaltri consumatori che si radunavano fuori e dentro il locale.
Il vestito all’ultima moda di Elda che era composto da una camicetta nera sopra una gonna scura a pois bianchi, già faceva intravedere l’originalità di una donna che sapeva cosa voleva dalla vita.
Ugo Bovi panciuto e con la sua cadenza napoletana si sentiva quasi fuori luogo in quel contesto e taciturno ripensava alle squillo di aldo bordo che procacciava ai clienti del suo albergo di Via Coretti, mentre fu Marco Faldi a fare conoscenza con la contessina.
“Dov’è che abiti?”.
“Si? Abiti in via Petrarca?”.
Neanche fossero usciti per la prima volta e Marco Faldi già s’immaginava che la ricca casata dei Conti Bonetti de Rogatis gli aprisse le sue porte, dato che lui si sentiva come un libertino con l’etichetta mai dismessa del gigolo napoletano e col pensiero sempre indirizzato alla scalata sociale.
Questo registro di rapporti sociali che si rappresentavano
nell’arena di “Napoli Assassina”, rifletteva nel suo caleidoscopio: “I ritmi e le nevrosi di personaggi che erano in perenne fuga dalla realtà e che si ritrovavano in un contesto dove vigeva le regola cinica del potere e delle sue molteplici gerarchie di comando!”.
L’abito della contessina già faceva immaginare a Marco Faldi le sue sottovesti, il suo reggicalze provocante, i suoi occhi di gatta maliziosa che lo sospingevano per i baretti
alla ricerca di un’alcova immaginaria.
Marco Faldi cominciò a vedersi frequentemente con la contessina Elda.
Fughe d’amore un po’dovunque: per la strada, dentro il parco floreale dove lei abitava. Una volta Marco Faldi la portò dentro  il suo appartamento e fu ben felice di fare all’amore nella sua camera da letto, mentre sua madre dormiva nell’altra stanza in fondo al corridoio.
“Scappatelle furtive d’amore!”.
Storie, tradimenti e vizietti extraconiugali dell’Italietta comune.
Eccitazioni, toccate e fuga, frustrazioni scambiate per trasgressioni.
Seppur pensava che lei fosse il suo unico oggetto d’amore, la contessina Eda gli sorrideva, lo stuzzicava con allusioni e provocazioni, promettendogli di ricambiare le sue lusinghe presentandogli le amicizie di famiglia.
C’era odore di scappatella in quest’affettuosa amicizia.
C’era l’etichetta e il formalismo della casata Bonetti de Rogatis, che come un marchio imperioso infondeva allegria e autorità in ogni gesto della giovane contessina.
Spesso l’imprenditore Ugo Bovi li scambiava per matti.
Dato che era abituato alla forma mentis: “Dell’Hotel delle ore felici!”, dove l’amore costava caro, come ogni altra cosa di questa società!”.
Nel suo albergo apparentemente normale i suoi clienti non vedevano l’ora di incontarsi con le squillo di alto bordo che lui gli procacciava.
Le signorine smaliziate di via Coretti da una parte,
l’idillio tra Marco Faldi e la contessina Elda dall’altra: “Storie di amore e disamore di una Napoli Assassina, in cui la frivolezza della vita e la mitologia della scappatella borghese, si scontravano con i grandi drammi della giornata napoletana, dove la felicità si confondeva con l’illusione e per un attimo sembrava che i personaggi finissero a braccetto per vivere allegri e felici, aspettando il proprio epilogo!”.
C’era però tra Marco Faldi e la contessina Elda un filo di ambiguità che copriva il loro rapporto, le loro scappatelle eccitanti e i giochini erotici che i due facevano come due adolescenti ovunque si ritrovassero.
Egli sognava, vagheggiava, aveva Elda un po’nel cuore, mentre per la contessina de Rogatis lui era più un succube che un complice.
“Storie d’amore, di calcolo o di intelletto?”.
Quel castelletto fiorito di via Tasso,
quelle strade di piazza Amedeo,
quei baretti affollati di piazza dei Martiri,
adesso erano diversi, c’era una sottile ombra
che avvolgeva il filo esistenziale su cui
era appesa una storia che leggittimava
ora dopo ora la sua fragilità.
Scorribande notturne attraverso i vicoli violenti di Napoli Assassina.
Marco Faldi guardava la contessina e ne rimaneva invaghito.
Elda lo seduceva con una strizzatina d’occhi.
Lei gli aveva ben parlato di suo nonno, il conte Oscar Bonetti de Rogatis, che come un Paperon dei Paperone napoletano guardava e giudicava il mondo intero, racchiuso nella sua villa fortezza di via Petrarca.
Non c’era moralità in quel vecchio che viveva in una reggia giocattolo, le cui stanze possedevano carrelli elettrici con sopra ogni sorte di alcolico che uscivano come per magia fuori dal nulla, con le amanti giovani e clandestine che comparivano in alcune dependences site sulla discesa a mare della villa,  dove il conte Oscar bagnava i suoi 84 anni.
In quei pochi attimi la contessina promise a Marco Faldi che il nonno le avrebbe costruito come regalo di laurea una filiale bancaria e lui ne sarebbe diventato il direttore.
Tutte queste mosse avrebbero significato l’ingresso per il gigolo napoletano fra i fasti dell’alta e spietata borghesia.
Non erano certo delinquenti i rappresentanti della casata Bonetti de Rogatis, ma nell’interno di Napoli Assassina il muro divisorio che separava la legalità dall’illegalità si infrangeva e non si capiva più chi fosse il carnefice e chi la vittima, se fosse la contessina Elda a giocare sporco o Marco Faldi ad illudersi.
Una volta la contessina lo portò nella sua villa di via Petrarca.
Il mondo delle Mille e una Notte dei Bonetti de Rogatis o solo l’oasi finanziaria dei miliardari spensierati scuoteva Marco Faldi fin nel profondo.
C’era un po’di tutto nelle loro scappatelle.
Nei reggicalze di Elda Bonetti de Rogatis c’era la sua voluttà di donna, unita a quel sentimento infantile che si nascondeva nei suoi occhi felini. Una sensazione che spesso gli faceva perdere il contatto con la realtà.
Camminavano i due cuori solitari fra le strade di via Caracciolo.
Non c’era il castelletto fiorito di via Tasso che li sovrastava, non c’erano i ricchi borghesi di piazza Amedeo a fare il loro schopping o i baretti di piazza dei Martiri come cornice ideale dove si sarebbe svolta la scena.
C’era la notte. C’era il mare solitario.
Il traffico che si diluiva nel nulla.
Marco Faldi si fermò con la sua macchina.
Il volto congestionato dall’ansia, le pupille dei suoi occhi piene di un’angoscia nascosta che a tratti straripava fuori come fosse un fiume in piena che rompe gli argini.
La contessina gli parlò di tutto il suo ambiente familiare.
Marco Faldi si fermò lungo un marciapiede solitario di via Caracciolo.
Napoli Assassina lo seguiva dentro tutti i suoi gesti.
Egli ebbe un sussulto, le sue pulsioni vitali lo scossero.
Afferrò il collo della contessina e gli bastò un minuto per strattonarlo e per togliergli il fiato vitale di un’esistenza a cui rimanevano appesi solo i ricordi.
Assassino in una città non normale.
Marco Faldi ritornò nella sua piazza dei Martiri a notte inoltrata con le mani ancora sporche.
Scorse da lontano Ugo Bovi che gli si avvicinò con affetto.
I due comiciarono a parlare.
Poco dopo gli si aggiunsero due ragazze della Napoli bene con cui fecero amicizia.
Marco Faldi si strofinò le mani contro il pantalone.
Le luci dell’Hotel delle ore felici illuminarono con il suo via vai di clienti tutto il marciapiede di via Coretti.
Marco Faldi e Ugo Bovi cominciarono a scherzare con le due ragazze.
Le ragazze ridevano.
Il teatro di Napoli Assassina per questa sera aveva terminato il suo repertorio.

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Un commento a “inedito - “NAPOLI ASSASSINA” di Francesco Liberti”

  1. inedito - “Le parole di Mesmer” di Francesco Liberti dice:

    [...] UN BROKER NAPOLETANO LA STORIA DI MARIA DI SAGHEN E LA MASCHERA DI RUGIADA DEL VENTO LA LEGGENDA DELLE FATE DEL LAGO DI MAUSEN IL TRENO INVISIBILE IL NATALE DI PUK NAPOLI ASSASSINA [...]


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