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“Ombre” di Filippo Semplici

Si tratta di una raccolta di racconti, quattro per la precisione, che partendo da spunti e idee diverse hanno come tema principale l’incubo, l’ignoto, il soprannaturale. Ho cercato di descrivere la realtà dei nostri giorni, filtrandola, cioè depurandola da quegli elementi negativi che la costituiscono e che in qualche modo la rendono impura. Il mio scopo finale però non è quello di raccontare quindi questa nuova realtà “pulita”, bensì di parlare proprio di quelle imperfezioni trattenute dentro l’immaginario filtro: ovvero morte, pazzia, violenza, diversità.

Il titolo, “Ombre”, l’ho scelto perché uno dei temi ricorrenti è il lato oscuro dell’essere umano, quella parte di noi che può sfuggire al controllo e che è legata più all’istinto che alla ragione, l’ombra della nostra personalità, per così dire; non solo, ma se penso ad un’ombra, mi viene in mente qualcosa di poco nitido, di oscuro, qualcosa che appare e scompare all’improvviso e lascia dentro di noi un senso di minaccia. L’ombra è questo per me, una lama di buio che attraversa la luce, che la taglia, rappresentando un’ incursione di irrealtà dentro la vita dei nostri giorni.

Il primo racconto, “Dissolvenza in nero”, parla di un uomo condannato a morte da un banale certificato medico. Il suo carnefice sarà quindi un boia ben peggiore di un semplice esecutore materiale, in quanto una delle peggiori piaghe del mondo di oggi: un tumore. L’uomo affronta la notizia maturando una paura folle verso la morte che lo attende ma poi, dinanzi alla prospettiva di mesi da trascorrere tra cure e ospedali, inizia ad avere paura della vita e preferisce affrettare la sua marcia verso il nulla, tentando il suicidio.

Ma qualcosa va storto ed eventi spaventosi sconvolgeranno la sua mente, cambiandolo per sempre e regalandogli nuovi giorni di vita, in attesa del conto che dovrà pagare alla fine e che si rivelerà un conto fin troppo alto. Questo racconto è un monito alla superbia umana, che oltre ad essere uno dei sette vizi capitali, credo sia il peggiore dei difetti: un’ambizione inquinata che rende l’illusione di sentirsi un Dio e quindi di giustificare ogni propria azione, persino la più terrificante. Il messaggio che voglio lanciare è quello di mantenere la propria umiltà, di ricercare le nostre verità nella nostra semplicità e soprattutto di imparare ad accettare i nostri limiti. La morte è una barriera che non si può abbattere. Anche se spaventosa, bisogna saper convivere con l’idea che un giorno dovremo affrontarla e inevitabilmente soccombere. Perché la morte è il contrario di tutto.

Il secondo racconto, “Buon Natale a tutti”, parla degli avvenimenti di una notte di vigilia di Natale nella casa di una famiglia londinese benestante, quando i genitori decidono di svelare al piccolo figlio che Babbo Natale non esiste e che si tratta solo di una leggenda. Nessuno di loro potrà però prevedere la spirale di follia e violenza che questa rivelazione innescherà dentro le loro vite e che li consumerà nel corso di una sola, tremenda notte. Questo racconto è un po’ il portavoce dei miei pensieri perché tratta un tema per me fondamentale: come la realtà, con le sue grettezze e superficialità, spesso riesca ad uccidere la fantasia, ovvero la nostra capacità di creare mondi, universi interi e di crederci, ma soprattutto di uccidere le nostre speranze e i nostri desideri. In questo racconto parlo anche di violenza psicologica, di come talvolta gli adulti possano, in buona fede, “violentare” metaforicamente i propri figli con l’intenzione di inculcare nelle loro teste le regole di vita nelle quali essi credono, e i loro personali insegnamenti, trascurando la vera volontà del figlio e la sua naturale inclinazione.

Il terzo racconto, “Lillie”, è il più crudo e violento di tutti e anche se non posso svelare il vero contenuto della storia (altrimenti rovinerei il finale), mi limito a dire che parla di amore e morte, cioè le due facce inscindibili della stessa medaglia. In psicologia si parla molto di Eros e Thanatos, e qui cerco di riprendere i loro concetti in maniera del tutto personale, poiché la morte e l’amore sono le uniche due forze in grado di modificare la vita degli uomini e il corso degli eventi. La storia è quella di un uomo che si vendica di un torto subito e la sua vendetta sarà selvaggia e senza pietà nei confronti dei suoi aguzzini, che hanno ferito il suo sentimento, che hanno portato via il suo amore.

Le forti dosi di violenza rappresentate in queste pagine, servono quasi a disegnare la forza di un sentimento, a rappresentare le pennellate di un amore profondo e crudele, che spinge il protagonista ad infierire sui colpevoli tanto quanto è stato ferita la sua passione. In questo racconto affronto anche il tema della pena di morte, poiché sempre di violenza si tratta, anzi, forse del peggior tipo di violenza, perché legalizzata e protetta da regole. E’ il peggior traguardo a cui la superbia umana può condurre, poiché porta l’uomo a sentirsi libero di decidere della vita o della morte dei suoi simili, come se ne gestisse la vita politica e sociale.

L’ultimo racconto, “Dalla finestra”, parla invece della diversità e ne parla attraverso la storia di un uomo chiuso in manicomio e del suo monologo interiore, le sue riflessioni sugli uomini e la vita stessa. Il concetto è quello di tornare a porsi quelle domande sull’esistenza, forse scontate ma mai banali, che tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita e che poi abbiamo accantonato perché le risposte ci sembravano troppo difficili da trovare. Il mio scopo è quello di scuotere il lettore da questo torpore mentale indotto e riportarlo a chiedersi le stesse cose di un tempo, perché le risposte ci sono, esistono, ce le abbiamo davanti, sopra, sotto, dietro, le risposte sono tutte intorno a noi. La stessa vita che ci scorre a fianco è una risposta alle nostre domande. L’importante è non smettere mai di chiedersi e cercare. E’ un racconto molto profondo che mischia i punti di vista tra chi è ritenuto diverso e chi “normale” ed esplora quei canoni che oggi sembrano tracciare questa sottile differenza tra gli uomini.

In conclusione, questo libro è un tentativo di dare delle sembianze, di dare un volto alle debolezze del nostro mondo, alle sue impurità, guardandole in faccia e cercando di capirle, perché solo così ci è possibile affrontarle e sconfiggerle. Un nemico, per poterlo vincere, lo dobbiamo conoscere bene in modo da capire chi sia e quanto sia pericoloso per noi, e io ho cercato di descrivere il nemico di tutti noi nel miglior modo possibile, affinché ci possiamo rendere conto della sue essenza e di come può essere reso inoffensivo.
Il nemico di tutti noi: il male.
         

Il testo presente in quarta di copertina

La vita come una breve intermittenza di luce nell’oscurità, che a sua volta s’incunea con l’intensità di un lampo di follia anche nelle esistenze più normali. E allora saltano tutti i punti di riferimento, a quel punto l’aberrazione può anche diventare la “norma” per lo spazio di poche, drammatiche ore. Poche ma sufficienti anche per i crimini più efferati, narrati senza pudore dall’autore di questi racconti, proposti nella loro preparazione, nelle loro motivazioni psicologiche tanto devianti quanto però innegabili. Una sola possibile via d’uscita per i personaggi. Per loro ma non per l’autore, che offre al lettore sempre un’altra possibilità, quella che si può dischiudere anche dietro la perfezione di un fiocco di neve o nella cieca capacità di abbandono di ogni bambino che crede all’esistenza di Babbo Natale. O in altro modo nella consapevolezza dei propri limiti umani, nell’accettazione di un destino forse già scritto e per questo immodificabile. Il sogno salva, il sogno che non muore mai, come l’altra faccia dell’oscurità: la vita è un Giano bifronte, meravigliosa e tremenda. Una prosa incalzante quella di Filippo Semplici, capace di cambiare rapidamente i punti di vista, una prosa che si nutre dei grandi maestri del giallo, caratterizzata da un’immaginazione fervida.

Autore: Filippo Semplici
Titolo: Ombre
Editore: Il Filo
Anno di pubblicazione: 2008
Luogo di pubblicazione: Roma
Numero pagine: 184
Introduzione di: Semplici Filippo

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