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Re Basilisco di Max Meli

Un nuovo racconto inedito di Max Meli dal titolo Re Basilisco

Il basilisco è una delle creature più misteriose e affascinanti di tutta Eriador. Vive nella foresta dell’Est, nei pressi di Juna, dove il fiume divide quel piccolo boschetto dall’immensa foresta. Durante il giorno se ne sta rintanato nelle grotte più profonde, ed esce soltanto nelle notti senza luna. I suoi occhi scintillano come tizzoni ardenti, nell’oscurità. Per lo meno, questo è quello che si dice. In realtà nessuno è mai sopravvissuto per raccontarlo. Chiunque incroci il suo sguardo, viene immediatamente tramutato in pietra.

Il cortile del palazzo reale è pieno di statue, trovate nelle notti in cui il basilisco si aggira tra i boschi. guardando attentamente queste sculture, ho notato che tutte raffigurano membri della famiglia reale. È proprio qui che comincia la storia di “Re Basilisco”. Guardando i nomi scolpiti ai piedi delle statue, riconosco tutti i sovrani che hanno regnato negli ultimi cinquecento anni. Come mai non ce ne sono di periodi più antichi? I Serpidi esistono da millenni, e hanno sempre avuto un regime monarchico. Perché il basilisco ha cominciato a mietere vittime solo negli ultimi cinque secoli? La storia scritta qui di seguito dovrebbe spiegare proprio questo.

Circa cinquecento anni fa, un sovrano di nome Serse regnava sul popolo dei Serpidi. Si dice che fosse il re più saggio, mai vissuto. Sotto la sua guida, Juna raggiunse il massimo splendore. Furono costruiti immensi palazzi di marmo bianco e ottone, sormontati da cupole. Anche l’industria bellica, per cui i Serpidi sono famosi ancora oggi, raggiunse il suo apice. Le armi prodotte in quel periodo hanno un valore inestimabile anche ai giorni nostri.
Come tutti quelli della sua razza, aveva la pelle verde e squamosa, lineamenti affilati, occhi scuri e una coda di serpente, al posto delle gambe; i capelli lunghi e neri, con qualche striatura grigia, erano raccolti in una coda di cavallo.
Strisciava attraverso i corridoi, dirigendosi verso la sala del consiglio. Quel giorno si sarebbe deciso se far entrare il suo popolo in guerra o no. fino a quel momento, i Serpidi avevano tratto ottimi profitti dalla vendita di armi ad entrambe le fazioni. In molti, però, facevano pressioni perché si scendesse in battaglia, al fianco dei popoli dell’Est. Era voce comune che presto gli Elfi si sarebbero stufati di stare a guardare, e sarebbero intervenuti. In fondo era poco verosimile che restassero fuori dalla guerra, una volta che tutta Eriador vi era coinvolta. Quel giorno i Nani, la Repubblica di Armageddon e l’Alleanza del Nord, sarebbero stati sbaragliati dalla magia arcana, che il popolo più potente di tutta Eriador (anche se pochi riconoscono quest’affermazione come vera) custodiva gelosamente.
Ovviamente il sovrano non era molto d’accordo. Non credeva che al suo popolo servissero delle colonie. Era pronto a fronteggiare il consiglio, anche se sapeva benissimo che non sarebbe stato affatto facile. Anche se l’ultima parola spettava comunque al re, non poteva permettersi di ignorare la volontà di maggiori esponenti delle famiglie più importanti. Per fortuna sapeva che almeno una persona lo avrebbe appoggiato: suo fratello, Basilisco. Di tutti i membri del senato, era l’unico che non sbavava per prendere il suo posto. Una vera fortuna poter contare su di lui, in simili occasioni.
Percorrendo il corridoio, giunse di fronte ad un pesantissimo portone di legno, a due battenti. Per tutta la superficie della porta, vi era scolpito un lunghissimo serpente, tutto squame e spire, con due piume che gli partivano dal capo, a mo’ di antenne. Si trattava di Serjafs, il Dio dai Serpidi, colui che avvolge il mondo e lo sostiene. Osservò la divinità con rispetto. Poi aprì la porta ed entrò.
Nella sala del consiglio c’erano dieci triclini, imbottiti con piume d’oca, impreziositi con ricami dorati e gioielli. Su ognuno di essi, stava sdraiato un serpide. Anzi, ad essere precisi, ne restava soltanto uno vuoto. Dovete sapere che i Serpidi non utilizzano sedie. La coda di serpente rende impossibile sedersi, come facciamo noi. Per questo adoperano i triclini. Così possono distendersi, mantenendo a coda leggermente incurvata.
<<Salve, maestà.>> lo salutarono all’unisono.
<<Salve a voi.>> rispose cortesemente.
Si andò ad accomodare nell’ultimo posto rimasto, accanto a Basilisco. Si vedeva subito che erano fratelli. Basilisco era più giovane del re di quasi cinque anni. Aveva un fisico atletico e longilineo. I capelli corvini, non ancora venati di bianco, gli ricadevano sul dorso come una cascata d’inchiostro. Era l’unico a non mangiare dal tavolo che stava al centro della sala. Gli altri consiglieri, invece, si ingozzavano, come se non toccassero cibo da secoli. La riteneva un’usanza al quanto primitiva. Anche su questo era perfettamente d’accordo col sovrano.
<<Signori>> cominciò il sovrano <<siamo qui riuniti per decidere se entrare in guerra o meno. Le mie posizioni sono già note a tutti. Vorrei quindi che fossero quelli a pensarla diversamente a parlare.>>
<<Grazie maestà per aver accettato di ascoltare le nostre opinioni.>> disse il membro più anziano del consiglio, con falsa cortesia. Le squame erano grinzose e la pelle gli stava come un abito troppo grande. Spiegazzato, per di più. I capelli bianchi erano radi. Con l’età era sopraggiunta anche la calvizia. Soltanto qualche ciuffo qua e la resisteva tenacemente. <<Io e altri, qui presenti, crediamo che il nostro popolo trarrebbe enormi vantaggi dall’entrare in guerra. È proprio di oggi la notizia che gli Elfi hanno smesso di barricarsi dietro la barriera magica, infliggendo una sonora sconfitta alle armate repubblicane. A questo punto è probabile che decidano di marciare direttamente su Armageddon, in cerca di una rapida fine al conflitto. Sapete tutti bene che nessuno, in tutta Eriador, sarebbe in grado di contrastare i maghi elfici. Al loro fianco sono già schierati Satiri, Centauri e anche qualche villaggio Brownie. Manchiamo solo noi perché l’alleanza dell’Est sia completa. Nessuno sarà in grado di fermarci! Conquisteremo città, terreni e ricchezze. Usciremo dal nostro millenario isolamento.>>
I membri del consiglio applaudirono, infervorati dalle parole del vecchio senatore.
<<Grazie per il vostro sostegno.>> Disse con un inchino. <<Ma è al nostro sovrano che spetta l’ultima parola.>>
<<Sapete tutti che non sono affatto d’accordo con l’idea di entrare in guerra. Per anni il nostro popolo è stato neutrale. E sono felice di dire che questa è stata ottima per tutti noi. Guardatevi introno. Abbiamo accumulato ricchezze inimmaginabili con la vendita d’armi ad entrambe le fazioni. Volete davvero che tutto questo finisca? Credete veramente che gli Elfi accetteranno di dividere il bottino con voi? In quanti dovranno morire per questa stupida guerra? E per cosa? Quanto ce ne verrebbe in tasca? Niente. Ecco cosa avremo. Se non un cumulo di morti da seppellire. E questo sempre che ne usciamo vittoriosi. Cosa accadrebbe se dovessimo perdere? Potremmo perdere Juna e il bosco che la circonda.>>
Le parole del sovrano fecero mormorare i consiglieri. Immagino sappiate che i politici detestano sentir dire la verità. Meglio le assurdità di cui loro stessi si convincono. Almeno quelle non rischiano di instillargli sensi di colpa. Esattamente l’effetto che avevano avuto le parole del sovrano. Li aveva messi di fronte alla realtà e ora dovevano fare i conti con la propria coscienza.
<<Potrei aggiungere qualcosa?>> domandò Basilisco cortesemente.
<<Certamente>> rispose il re. Sapeva che il fratello lo avrebbe appoggiato.
<<Grazie.>> rispose con un inchino. <<Signori, che voi sappiate gli Elfi hanno mai accettato di allearsi con altri popoli?>>
<<Sinceramente>> intervenne uno dei consiglieri. <<Centauri e satiri sono con loro sin dall’inizio>>.
<<E cosa hanno avuto?>>
<<Niente, ma…>>
<<Appunto. Ascoltatemi bene. Il popolo più antico di Eriador non ha affatto bisogno del nostro aiuto. quando scenderanno in guerra, approfitteranno di qualunque pretesto per annettere altri territori ai loro domini. Io dico che ci conviene restare in disparte.>>.
Le parole di Basilisco lasciarono i membri del consiglio un po’ interdetti. Era sicuro che avrebbero ottenuto qualche risultato. Bisognava solo dar loro tempo per riflettere.
<<Mi sembra che abbiamo tutti molto a cui pensare.>> Osservò il sovrano. <<Credo che farebbe bene a tutti dormirci sopra. Si sa che la notte porta consiglio. Ci riuniremo di nuovo domani, quando avremo tutti le idee più chiare.>>
Tutti furono d’accordo. Si alzarono uno per uno dai triclini e uscirono dalla sala.
Quella stessa seta, ci fu una riunione segreta, di cui Serse, il sovrano, non avrebbe mai saputo niente.
Tutto taceva nel palazzo. Non giravano neanche le guardie, per i corridoi. Quella calma aveva qualcosa di innaturale. In effetti, il più anziano tra i consiglieri aveva richiesto che quella notte la sorveglianza fosse concentrata sulle stanze del re, così da essere sicuro di non essere disturbato.
C’erano proprio tutti, tranne Serse. La riunione si era resa assolutamente indispensabile. Dovevano essere tutti d’accordo se volevano riuscire a convincere il re. Sarebbe bastato soltanto uno che la pensasse diversamente per far fallire il loro piano.
<<Salve, signori.>> disse un vecchissimo Serpide: lo stesso che, all’assemblea della mattina, si era fatto portavoce delle idee del consiglio. <<Immagino sappiate tutti perché ci troviamo qui.>>
<<Per accordarci su cosa dire domani.>> rispose un consigliere, pressappoco suo coetaneo.
<<Non esattamente. Quella è solo la punta dell’iceberg. Sappiamo tutti bene che Serse non cambierà mai opinione. Anche se fossimo tutti d’accordo, non basterebbe. Ci vuole un nuovo sovrano. Qualcuno che tenga maggior conto della nostra opinione.>>
<<E chi sarebbe questa persona?>> domandò l’altro, immaginando la risposta.
<<Ma come? Non ci arrivate?>>
<<Immagino vi riferiste a voi stesso.>>
<<Non siate sciocco. Io sono troppo vecchio. E poi non mi interessa diventare re. A mio avviso, c’è solo una persona adatta a ricoprire quel ruolo: Basilisco.>>
<<Ma ha sempre appoggiato Serse in tutto e per tutto>> obbiettò.
<<Soltanto in apparenza. Forse non lo avete notato ma è anche lui qui con noi.>>
<<Infatti.>> intervenne Basilisco. <<Sono anni che fingo di concordare con le idiozie di mio fratello. Era ora che qualcuno si decidesse a toglierlo di mezzo. Sta portando il nostro popolo alla rovina.
Credo vi rendiate conto che sono l’unico con tutte le carte in regola per diventare re. Nessuno sospetterà mai che ci sia io dietro al complotto. E poi faccio parte della famiglia reale. È naturale che sia io a succedergli.>>
<<E come faremo a far abdicare il re?>>
<<Abdicare? Chi ha parlato di farlo abdicare? Basterà eliminarlo. Vedrete che non mancherà a nessuno. Soprattutto a me.>> ghignò.
La trasformazione di Basilisco da gentile a demoniaco sconvolse i consiglieri. Impossibile aspettarsi che qualcuno potesse cambiare tanto.
Trascorsero il resto della serata a mettere a punto il piano per sbarazzarsi del sovrano.
Il sole sorse all’orizzonte, la mattina seguente. Come ogni giorno, tutti coloro che risiedevano a palazzo si trovarono di fronte al portone della stanza del sovrano, per il rito del saluto.
Serse uscì dai suoi appartamenti con incedere elegante, e tutti si inchinarono, al suo cospetto. Anche se era appena sceso dal letto, aveva comunque un aspetto regale.
<<Salve, vostra altezza.>> dissero tutti all’unisono.
Il sovrano rispose con un ampio sorriso, forzato. Quel rito non gli era mai piaciuto. Si vedeva da un miglio che i cortigiani lo salutavano ogni mattina con falsa cortesia. Molti di loro, probabilmente, non vedevano l’ora che si togliesse dalla circolazione. Ma non avrebbero mai osato provarci. Se solo avesse immaginato cosa gli stava riservando il fato…
Appena il rito del saluto fu finito, Serse si ritirò nella sua stanza, seguito da Basilisco. Aveva voglia di chiacchierare un po’ col fratello, prima della riunione. Se non altro lo avrebbe messo di buon umore. Ne aveva proprio bisogno.
Il sovrano si avvicinò al tavolo. Prese un’ampolla di vino rosso e due bicchieri di cristallo. <<Sciogliamo col vino le preoccupazioni.>> disse il sovrano con voce profonda. Il fratello lo raggiunse.
Serse versò il liquido color rubino nei bicchieri. Poi prese la bottiglia e la chiuse. Approfittando della distrazione, Basilisco versò nel bicchiere del re una polverina di grigiastra: un veleno.
Bevvero in allegria, conversando piacevolmente del più e del meno. La politica mal si adatta alle bevute. Come diceva sempre Serse: “Gli affari di stato sono buoni solo come lassativo”.
Appena ebbero finito di sorseggiare il vino, uscirono dalla stanza per recarsi alla riunione. Erano circondati da guardie armate fino ai denti, per garantire la sicurezza del sovrano. Inutile dire che non servirono a nulla.
A pochi passi dal portone della sala congressi, Serse cadde al suolo, privo di sensi. Subito si radunarono attorno a lui decine di persone. Sembrava che l’intera corte di Juna si trovasse in quel corridoio, per assistere il re.
<<Chiamate un guaritore!>> ordinò Basilisco.
Nel giro di pochi secondi, un paio di serpidi, con indosso lunghi abiti bianchi, li raggiunsero strisciano il più velocemente possibile. Si fecero largo tra la folla e si chinarono accanto al sovrano. Cominciarono ad esaminarlo accuratamente. Cercarono invano di sentire il battito cardiaco. Era chiaro che Serse aveva lasciato il regno dei vivi.
<<È morto.>> annunciarono infine.
Basilisco lanciò un urlo di dolore, seguito dalle lacrime dei presenti. Non tutti sono in grado di recitare come fece il fratello del sovrano, quel giorno. Molti cedettero veramente che fosse distrutto per la morte del re.
I funerali si svolsero quella stessa sera, ma Basilisco non partecipò. Disse a tutti di essere distrutto dal lutto, e di non avere la forza necessaria per partecipare alla veglia funebre.
Due giorni dopo il funerale, ci fu un’importantissima riunione per scegliere il nuovo sovrano. Ovviamente avrete già capito su chi ricadde la scelta. Possiamo dire che la riunione fu assolutamente superflua.
L’incoronazione fu fissata per l’inizio della settimana successiva, ma quel giorno non arrivò mai. Accadde qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Persino i maghi di Irbe faticano a credere a questa parte della storia.
Quella notte, mentre Basilisco riposava nella sua stanza, udì dei rumori raggelanti. Il vento soffiò tanto forte da far esplodere la finestra in mille schegge di vetro; lamenti straziati rimbombarono nelle orecchie del Serpide.
Basilisco si svegliò di soprassalto e, per poco, non ebbe un infarto. Davanti ai suoi occhi si stagliava la sagoma del fratello, Serse. Sembrava quasi un riflesso di luce, poiché si riusciva a vederle attraverso.
<<Basilisco…>> chiamò con voce atona.
Il futuro sovrano sbiancò in volto.
<<Perché mi hai tradito?…Io mi fidavo di te…Non hai ucciso solo il mio corpo, ma anche il mio spirito…>> la voce dell’ex-sovrano era a metà tra un lamento e una cantilena.
<<I-I-io…>> balbettò Basilisco, terrorizzato.
<<Tu…Mi hai sacrificato per diventare re al mio posto… Hai rinnegato i valori del nostro popolo soltanto per il potere… Pensavo fossi diverso da tutti gli altri… Invece…>> c’era sofferenza nella voce dello spettro. <<Non ti permetterò mai di salire sul trono e condurre il nostro popolo alla rovina… Anche se sei mio fratello, devo ubbidienza ai Serpidi… Nemmeno la morte mi impedirà di fare ciò che è giusto…>>
<<V-vuoi uccidermi?>> balbettò.
<<Agli spiriti non è concesso uccidere i vivi… E poi sai bene che non potrei mai farlo… Però posso lanciarti una maledizione… Mi dispiace ma sarà questo l’ultimo ricordo che avrai di me…>> cominciò ad agitare le braccia. <<Che la tua viltà corrompa il tuo corpo, così come ha macchiato il tuo spirito. Sarai il re dei rettili, per tutta l’eternità, come hai sempre desiderato, ma solo di quelli più infimi.>> il tono grave e lamentoso era sparito dalla sua voce.
Dopo aver pronunciato la maledizione, scomparve in una nuvola di fumo bianco.
Subito Basilisco fu avvolto da un’onda magica che cominciò a trasformarlo. Le squame divennero nere come la pece; gli arti scomparvero, e il corpo si ingrandì a dismisura. Nel giro di pochi minuti, mutò completamente. Divenne un gigantesco serpente nero, con due occhi ambrati che avevano qualcosa di demoniaco. La cosa più curiosa, però, era una macchia bianca, sul capo, a forma di corona. Era il re dei serpenti. Esattamente come gli aveva profetizzato il fratello, ma solo di quelli non senzienti.
Da quel giorno, il futuro sovrano fu una creatura mostruosa, famosa appunto come Basilisco. E, per il senso di rabbia che gli attanaglia il cuore, cominciò a dar la caccia ai re dei Serpidi nelle notti di luna piena.

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