L’ultimo sguardo me lo hai regalato,
da una lettiga del pronto soccorso
Una porta mi aveva relegato
in una sala d’attesa che mi impediva l’accesso

Davanti a Maria mi inginocchiai,
supplicando di avere buone notizie;
col cuore in preghiera la invocai
in compagnia di sorelle novizie

Un medico dalla porta s’affacciò,
proferì parole di un freddo rumore;
con uno sguardo agnostico mi guardò
e le tenebre scesero nel mio cuore.

Portavo una borsa dal tuo alloggio
la chiesero con un mesto sorriso
Ti stavano vestendo per l’ultimo viaggio
lacrimavo l’attesa di rivedere il tuo viso

Aprirono la porta ad una stanza,
tu mamma giacevi già nella bara!
Un legno che chiude ad ogni speranza
di riavere in vita la persona più cara.

Instancabile ho baciato la tua fronte
stringendo la tua fredda mano,
sussurrandoti ricordi confusi della mente
sperando in un tuo risveglio, invano.

Ho vegliato nella notte la tua salma
piangendo su dolci ricordi insieme vissuti,
so che non udrò più la tua voce calma
né il calore dei tuoi abbracci muti

Ho impresso il tuo viso,
prima che chiudessero la cassa,
nel profondo dell’anima l’ho inciso,
perché mai possa cancellarsi, anche se il tempo passa.

 

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