La luna misurava la mia ombra
sui ciottoli di una salita sgombra.
Il passo lento e meditato
timbrava il silenzio della notte.

Braccia di ombre silenziose
si allungavano sul percorso;
tremori di vento le agitavano:
mi stringevano, si allontanavano.

La coltre dell’universo unico giudice,
compagna nel viaggio sin dalla radice,
illuminava la meta e i miei passi lenti
sostando su ricordi, passati e presenti.

La salita terminò davanti un cancello.
Le flebili e tremolanti luci dell’ostello,
incendiavano marmi, foto e fiori senza vita;
Finalmente il riposo! dopo la salita

 

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