poesia inedita: Vento di Lucrezia Mancini Nardi
Vento
E’ il vento che mi urla contro
e si sfracella urtando i vetri
per sfidarmi.
Vince chi mi fa più male.
Bevo il tempo come ambrosia,
ma è solo assenzio
quel verde putrido dei miei occhi,
mentre la primavera gocciola
ancora timida, ancora viva,
senza che io possa vederla
perché ho la tua immagine iniettata nel cervello.
Posso ancora sentire il lavorio, però,
della dinamo nel mio petto,
che tu hai innescato in ore ancora invernali.
Sterili e ridibili indizi,
ma l’ anima sublima
ad ogni contatto,
librando foglie di lana
che il vento mi infuria contro
perdendo ogni loro cellula di dolcezza.
Nessun eden é il mio asilo
se non il tuo.
Ovvio…Vince sempre lui: il vento.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 25 agosto 2010
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