recensione – “I ricordi dell’anima” di Chiara Taormina
Il miracolo della Natura, quello che non è dato cogliere se non con uno scatto, uno slancio, un’epifania: ecco cosa si respira negli haiku di Chiara Taormina. Questo genere letterario, originario del Giappone del XVII secolo, si è propagato in tutto il mondo e ha vissuto tante epoche: ci sono poeti nelle cui mani si è trasformato in vera e propria finezza enigmistica, di difficile interpretazione.
Nei versi di Chiara, l’haiku ritorna alle origini, al vivido, diretto contatto con le emozioni del creato. E se nel componimento tradizionale il riferimento stagionale è confinato al terzo verso, qui la cesura si ricompone in una sola frase, un tratto unico dove le immagini della Natura fanno capolino fin dal primo verso. Nulla si perde, però, del non detto, del sospeso che si cela fra le righe, e che sta al lettore riempire con le proprie impressioni, con le proprie stagioni.
C’è e non c’è, la scrittrice: in realtà, come un pittore in procinto di realizzare un nuovo dipinto, si limita alla scelta del soggetto, sospinta dal proprio istinto, dagli odori, dai rumori. Dopodiché si fa volutamente da parte, offre al lettore i suoi occhi perché siano gli occhi dell’uomo, anzi del bambino. Perché senza filtri colgano i colori, le ombre, i chiaroscuri, i piccoli miracoli celati in un attimo.
Nelle Poesie, invece, è Chiara Taormina che parla, e parla di sé. Degli haiku conserva l’ermetismo, l’immediatezza, ma stavolta lo sguardo parte da dentro: la Natura non è più immagine lontana, cifra di un enigma contemplativo, ma ambiente, culla, porto che accoglie la protagonista e fa eco alle sue passioni. Anche qui c’è qualcosa fra le righe, appena dietro gli angoli: la malinconia che tanto accarezza il ricordo sfumato («La solitudine / rincorre / l’esistenza / stringendo il corpo / in un abbraccio / di rovi») è solo apparentemente rassegnata, presto cede il passo al sussurro della sorpresa di là da venire, al richiamo di un futuro che potrebbe ancora offrire la pace tanto bramata: «L’anima le sfugge / riparandosi / in un cielo / senza orizzonte».
Fabio Vento, Palermo 2010.
Il testo presente in quarta di copertina
L’Haiku, creato in Giappone nel secolo XVII, è un breve componimento poetico molto codificato. La sua vera forza sta nel saper evocare al lettore un immagine personale incitandolo alla riflessione. Formato rigorosamente da tre versi e da diciassette sillabe (5-7-5), un Haiku, che per tradizione non possiede alcun titolo, deve per forza contenere un kigo, ovvero una parola che rievoca la natura o una delle quattro stagioni. “I ricordi dell’anima”, è il libro dei momenti perduti, sublimati dal fatto che non torneranno mai più a bussare alle porte del destino. Queste pagine percorrono il cammino indietro nel tempo, approdando a giorni lontani ma che inevitabilmente rivivono per mezzo della memoria. I ricordi dell’anima rendono eterno ogni istante e immortale l’essenza delle cose. La vita è caratterizzata dall’incidere del tempo. Spesso non indugiamo sul passato per evitare malinconia e rimpianto. Però i ricordi sono le uniche cose che davvero ci appartengono, in un mondo standardizzato, sono l’unica cosa che differenzia ciascun individuo e che lo rende unico.
Chiara Taormina nasce a Palermo, nel 1973. Appassionata di arte e archeologia, frequenta Lettere Classiche presso l’ateneo di Palermo. Tra il 1998 e il 2002, pubblica le sue poesie in diverse antologie di poeti contemporanei. Del 2002 è “La voce della sera”, ed. Il Quadrifoglio (raccolta personale di poesie inedite). Nel 2009, pubblica “Cammy e il libro sacro”, ed. La riflessione Davide Zedda Editore (il suo primo Fantasy).
Autore: Chiara Taormina
Titolo: Haiku e Poesie “I ricordi dell’anima”
Editore: www.lulu.com
Anno di pubblicazione: 2009
Luogo di pubblicazione: Italia
Numero pagine: 50
Introduzione di: Salvatore Mingione
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 14 marzo 2010
4 commenti
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Grazie Gianfranco, mi segui da anni e la tua stima mi lusinga.
ciao
Chiara