recensione – “Il campo di carciofi” di Simone Rausi
Stefano Bonanno è ancora una volta in ritardo. La musica proveniente dal camioncino del gelataio lo risveglia da un imprevisto sonnellino pomeridiano. “Nel blu dipinto di blu” è una canzone che ha sempre detestato. Nervoso e malinconico, si trascina su un taxi che lo conduce all’aeroporto di Catania, la sua città. L’ennesimo viaggio della sua vita si preannuncia essere il più importante. Una persona proveniente dal passato lo attende per comunicargli qualcosa di inaspettato. Attraverso le vetrate della hall passeggeri, Stefano nota una vecchia 500 prima serie bianca, è identica a quella di Gaetano, il suo migliore amico di sempre. Seduto su una poltroncina, in attesa dell’imbarco, il protagonista comincia un viaggio tra i ricordi e i fantasmi del suo passato.
Stefano conosce Gaetano all’età di nove anni durante i lavori manovali in una cascina alla piana di Catania. La crisi economica del dopoguerra costringe i due ragazzini al duro lavoro. Il meritato premio, dopo ore passate sotto il sole a spaccarsi la schiena, sono i giochi e le corse tra campi di carciofi nella strada del ritorno.
All’età di sedici anni, i due iniziano a lavorare nella residenza del signor Consoli, un uomo severo e misterioso. Stefano si innamora della figlia di quest’ultimo, Marina, mentre Gaetano inizia a frequentare Nicoletta. I quattro passano insieme giornate indimenticabili e Marina e Stefano vivono due splendidi anni di fidanzamento. All’età di diciotto anni, Stefano è costretto alla partenza per il militare ma grazie alle conoscenze del padre, viene assegnato a una caserma poco lontano da casa.
La nostalgia degli affetti si fa subito sentire e in una fredda notte invernale, stanco di aspettare una licenza, Stefano evade dalla camerata comune per andare da Marina. I due fidanzati passano la notte insieme e promettono di sposarsi alla fine del servizio di leva. Grazie ad un passaggio di Gaetano, Stefano rientra in caserma prima dell’alba e proprio quando si convince di averla fatta franca, trova ad attenderlo davanti il suo letto, il caporale Arena che, infuriato, lo trasferisce immediatamente a Roma.
Il ritorno a Catania è traumatico: Stefano non trova più Marina e Gaetano si mostra freddo e distaccato. La vecchia casa dei Consoli è completamente abbandonata e l’unico messaggio dell’amata, è una frase scritta col gesso vicino il cancelletto: devo andare: amor.
Nessuno in città ha notizie di Marina, scomparsa in gran segreto da un giorno all’altro.
Dopo qualche mese, Gaetano lascia Catania per aiutare lo zio in una fiera itinerante ma prima di andare via, consegna a Stefano una lettera confessione in cui ammette di essere stato con Marina prima della sua partenza. Stefano disperato si chiude in se stesso e nella solitudine della sua stanza, si dedica alla sua passione per l’arte realizzando decine di quadri bellissimi.
Passano gli anni e la rabbia e il rancore verso l’amico e la fidanzata si tramutano gradualmente in nostalgia. Stefano trova lavoro come imbianchino e pian piano, si abitua alla nuova vita senza Marina e Gaetano.
Durante un affollato natale a casa Bonanno, Dalila, un’amica di famiglia, nota il quadro “Il campo di carciofi” appeso in salotto. Entusiasta, propone a Stefano un contratto con la sua galleria.
Stefano comincia ad affermarsi come pittore e nonostante il fantasma di Marina continui a tormentarlo, comincia a provare interesse per Dalila. Senza curarsi della grossa differenza di età e dei pareri contrari di tutti, i due si sposano in breve tempo. La sera del suo addio al celibato, Stefano rivede Gaetano. L’amico, decisamente cambiato, è adesso un importante imprenditore nel settore dell’abbigliamento. I due riallacciano il rapporto e il giorno del matrimonio, Gaetano pronuncia un commovente discorso di ringraziamento all’amico.
I primi anni di matrimonio con Dalila scorrono veloci tra passioni, successi e viaggi di lavoro. Durante una visita nella sua vecchia casa, Stefano scopre delle lettere inviate da Marina ma nascoste dalla madre. Leggendole scopre che la frase scritta vicino il cancelletto, altro non è che il più semplice anagramma che Stefano avesse mai visto. I due fidanzati si erano sempre scambiati giochi enigmistici durante il loro rapporto e Marina, che per motivi ancora poco chiari non poteva rivelare direttamente il luogo verso cui era diretta, aveva utilizzato questo escamotage per rivelare all’amato la sua destinazione. Devo andare: amor diventa così devo andare: roma. Stefano sente nuovamente ardere il fuoco sotto la cenere. Dopo averci pensato a lungo però, decide di archiviare questo capitolo della sua esistenza e di proseguire la sua vita insieme a Dalila.
I due coniugi entrano presto in crisi quando la donna, troppo avanti con gli anni, non riesce a dare dei figli a Stefano. Il problema sembra inizialmente superabile, ma senza neanche accorgersene, il rapporto tra i due cambia e quel figlio non arrivato diventa un’ombra sul matrimonio. Durante un esposizione dei suoi quadri a Milano, Stefano passa la notte con Barbara, una provocante pittrice. Pentito, torna subito a casa intenzionato a ricostruire il rapporto con Dalila, ma la moglie se ne è andata e lo ha abbandonato con un post-it.
Gaetano sostiene l’amico durante il brutto periodo e gli propone di disegnare per lui il logo di “Lucky”, un nuovo marchio d’abbigliamento da lanciare sul mercato. Durante la festa di lancio, imprenditori e pubblicitari si mostrano interessati a stipulare degli accordi. I grossi investimenti obbligano Gaetano a chiedere dei prestiti e a chiudere alcune delle sue attività. Ben presto però, l’uomo incaricato della produzione in fabbrica si rivela essere un truffatore, Gaetano si ritrova così con diversi milioni di debiti. Inizia per lui un brutto periodo di crisi che culmina con l’avvicinamento all’alcol e con un incidente d’auto. Gaetano ne esce praticamente illeso ma fatica a riprendersi e Stefano, stanco di vedere l’amico abbandonato a se stesso, salda i suoi debiti. Dopo aver cercato lavoro per mesi, Gaetano viene assunto come operaio in una fabbrica torinese e lascia Catania. Stefano sentendosi realmente solo, inizia a frequentare un club d’arte dove conosce Veronica, una giovane ragazza con cui allaccia una relazione senza troppi impegni.
Gli anni passano tranquillamente fino a quando, durante una visita dall’amico a Torino, Stefano sente al telegiornale una notizia che lo sconvolge. Il signor Consoli, misterioso padre di Marina, viene ritrovato cadavere dopo un regolamento di conti mafioso. Qualche mese più tardi, sul cellulare di Stefano, arriva una chiamata anonima. E’Marina che, in lacrime, prega i due amici di raggiungerla a Roma.
A questo punto, la narrazione si ricongiunge all’episodio iniziale. Stefano entra in aeroporto e sale sull’aereo diretto a Roma. Arrivati nella capitale, lui e Gaetano trovano due strani uomini ad attenderli. Si chiamano Leonardo e Saul e si occupano di proteggere Marina. I due amici salgono in macchina e giungono in una sfarzosa ed antica villa. Ad aspettarli, una vecchia e malata Marina racconta le vicissitudini del suo passato. La partenza da Catania, avvenuta segretamente in piena notte, era in realtà una fuga. Il signor Consoli, un sicario di mafia, si era rifiutato di uccidere un vecchio amico e per impedire l’omicidio di quest’ultimo, aveva addirittura eliminato un grosso esponente di una cosca mafiosa. Braccati dalla malavita, Consoli e la figlia si rifugiano nella capitale dove svolgono una vita di assoluta segretezza. Una mattina, mentre era a fare compre e davanti gli occhi di tutti, Marina viene accostata da due uomini in motorino che le schizzano addosso dell’acido di batteria. Marina si para il volto con il braccio che ne esce sfigurato ma si salva la vita. La donna dopo il tentato omicidio, si circonda di persone fidate e decide di non mettere più piede fuori casa.
L’azione ribelle di Consoli però, non ha ripercussioni solo su stesso. Resta ucciso in un agguato anche Maurizio, figlio di Marina e Gaetano, frutto di quella notte di passione di diversi anni prima. Gaetano apprende la notizia di aver avuto un figlio solo troppo tardi ma fa la conoscenza di Gianluca, un piccolo bambino di tre anni che si rivela essere suo nipote. Marina confessa di voler lasciare il bimbo a dei parenti lontani, ha il cancro e le restano pochi giorni di vita. Gaetano comincia a prendere familiarità con il piccolo e vi si affeziona. Marina chiede scusa per le sue azioni ma ammette di non aver avuto altra scelta e confessa a Stefano di averlo sempre amato. La notte successiva muore. Dopo i funerali, Stefano e Gaetano tornano a casa. Quest’ultimo non se la sente di lasciare suo nipote a degli estranei e lo porta con se. Stefano viene a sapere da Leonardo che i parenti citati da Marina non sono mai esistiti. La donna sapeva perfettamente come sarebbero andate le cose.
Tornato a Catania, Stefano ritrova Veronica che gli confessa di essere incinta. Pazzo di felicità, l’uomo prende il quadro che non ha mai venduto e a cui è più affezionato e lo spedisce all’amico. Dopo qualche giorno, Gaetano riceverà “Il campo di carciofi” e la proposta di tornare a Catania. Gianluca e il figlio di Stefano potrebbero diventare amici, proprio come loro.
Il testo presente in quarta di copertina
Seduto su una poltroncina dell’aeroporto di Catania, in attesa dell’imbarco su un volo diretto a Roma, Stefano, pittore di successo, comincia un viaggio tra i ricordi e i fantasmi del suo passato: in una Sicilia ricca di colori e sfumature – il mare di fronte e l’imponente Etna a proteggere le spalle – si dipana la sua lunga amicizia con Gaetano, cresciuti insieme dispetto delle tante prove e vicissitudini che costellano la loro storia. Prima bambini che giocano nel campo di carciofi, poi adolescenti alle prese con il primo amore. La conoscenza di Marina che viene da una famiglia misteriosa sconvolge, in modo diverso, la vita di entrambi. Un romanzo fresco, spontaneo, in cui ci si affeziona ai personaggi. Insieme a loro – e attraverso i loro occhi – scopriamo il valore dell’amicizia incondizionata, che sembra poter superare qualsiasi cosa.
Autore: Simone Rausi
Titolo: Il campo di carciofi
Editore: Albatros – Il Filo
Anno di pubblicazione: 2009
Luogo di pubblicazione: Roma
Numero pagine: 190
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 7 gennaio 2010
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