recensione: Necrophylia di Francesco Scardone
Necrophylia è il mio primo romanzo. L’ho scritto a 19 anni. La trama, come si intuisce dal titolo, presenta un giovane infermiere che sfoga tutti i suoi istinti sessuali sui cadaveri dell’obitorio dove lavora. La sua non è una malattia, ma la scelta di non sporcarsi con il marciume degli uomini tutti. Gli fa da contorno la figura della sua simpatica e canuta nonnina, che ama disperarsi ai funerali di perfetti sconosciuti e ha un particolare rapporto con il piacere (punto che chiunque legga dopo si interroga sulla mia sanità mentale^^).
Le premesse del romanzo si ribalteranno in seguito ad un avvenimento casuale ma, nel finale, non ci sarà altro che un rafforzamento delle tesi iniziali. Necrophylia è un romanzo molto duro, scritto con un linguaggio molto diretto che non si tira indietro nel descrivere particolari e situazioni a dir poco raccapriccianti, e che potrebbe impressionare non poco chi non è abituato a certi tipi di letture. E’ un romanzo cinico, a tratti un po’ cattivo ma è anche molto malinconico e, per quanto possa sembrare paradossale anche dopo averlo letto interamente, è anche un romanzo abbastanza speranzoso.
Il testo presente in quarta di copertina
Un viaggio nella mente malata di un uomo qualunque. Potrebbe essere il tuo compagno di banco, un tuo collega, un vicino, comunque uno nascosto dietro la maschera della normalità. Potrebbe essere il riflesso che ti osserva dallo specchio quando ti fai la barba. A cavallo tra la più nera follia e la più irrequieta lucidità. Un’immagine quotidiana vissuta tra vita e morte. Si ha sempre l’impressione di non vivere ma di sudare l’esistenza. Un romanzo che mostra le due facce della stessa medaglia.
- Autore: Francesco Scardone
- Titolo: Necrophylia
- Editore: MJM
- Anno di pubblicazione: 2010
- Luogo di pubblicazione: Milano
- Numero pagine: 169
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 19 aprile 2010
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