recensione – “Relazione di sangue” di Salvatore Scalisi

La barca con sopra le due famiglie
prende il largo, lasciando dietro di sé, anche se solo
per alcuni giorni, lo stress di una società caotica, capace
di produrre squilibri psicologici, a volte irreversibili.

Ritorneranno possibilmente più forti e rinfrancati, per affrontare le dure
battaglie della vita…”. È una delle poche descrizioni presenti in “Relazione
di sangue” che ben rappresenta l’immagine che l’autore, Salvatore Scalisi, intende
conferire al mondo esterno: un luogo carico di pericoli, variegati, palesi,
impensabili, sottili, più vicini di quanto si possa pensare. Le due famiglie
protagoniste del romanzo non fanno eccezione ad una società che perde la linea
di demarcazione del giusto per motivi e traumi indotti dalla stessa. In essa
vivono e si trovano loro malgrado a fare i conti con la ferocia e l’efferatezza
delle manifestazioni più lapalissiane, frutto di ansie sottese e pregresse. Un
omicida seriale da anni continua a mietere vittime tra gli agenti di polizia e le
esistenze dei protagonisti si intrecciano lentamente, ma inesorabilmente, a
questi delitti. Le tessiture vengono delineate dai dialoghi “psicologici” di Scalisi
che, attraverso una pacatezza funzionale alla suspance, lascia intravedere. Gabriella Puglisi.
al lettore spiragli di verità, la cui angolatura muta di volta in volta.Fine modulo

Il testo presente in quarta di copertina

Un efferato delitto si è consumato poco dopo le sedici in pieno centro all’interno di un ascensore, ai danni di un poliziotto che rientrava in casa. Sembra che l’omicidio sia da collegare al serial killer che da anni miete vittime proprio tra gli uomini in divisa.

Autore: Salvatore Scalisi
Titolo: Relazione di sangue
Editore: Zona editrice
Anno di pubblicazione: 2009
Luogo di pubblicazione: Civitella in Val di Chiana (Arezzo)
Numero pagine: 136
Introduzione di: redazione Zona editrice

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