recensione – “Vanessa, storia di una metamorfosi” di Alessandra Di Gregorio
Il romanzo è una sorta di narrazione episodica da ritaglio di giornale; non c’è dentro tutta una vita, bensì scorci precisi. Un diario femminile claustrofobico, che segnala solo alcuni momenti campione della vita intellettuale ed emotiva della protagonista, in cui il tempo scorre con la scansione minima oraria ma senza altri riferimenti concretamente esportabili al di fuori delle sue stanze. Quello che fa di Vanessa una donna incasinata, profonda, torrida e al tempo stesso delicata ed essenziale, è proprio la sua ricerca di una femminilità estrema, spoglia di classificazioni, il più possibile onesta – ma spesso teneramente vile proprio verso di sé, per via dell’attrazione/repulsione esercitata dal mondo maschile che se da un lato lei ama, dall’altro critica e ripudia.
Vanessa incarna una donna in rivolta. In primo luogo contro se stessa, negli anni della pubertà, poi contro la madre (le madri), poi contro la Società, poi contro gli uomini… Vanessa da ragazzina soffre dei cambiamenti che il naturale sviluppo biologico induce nel suo essere fisico. Pensa che certe sorprese che il suo corpo le riserva non le siano state adeguatamente spiegate. Il suo nuovo corpo non le piace, la imbarazza, fa fatica ad abituarcisi, come in fondo accade a tutte le adolescenti. E ne soffre, come soffre quando scopre, poco più avanti negli anni, il ruolo di fattrici che la Società sembra avere assegnato alle donne, senza offrire alternative “dignitose”. Poi arriva l’età degli amori. Esperienze più o meno incerte, pasticciate prima, e esperienze mature, complete, torrenziali e debordanti, dopo. Cosa c’è tra il prima e il dopo? Neanche a dirlo c’è Luca, il classico uomo giusto: tutto andava così bene con lui! Ma, come spesso accade, Luca si trasforma nel mitico amore perduto, per ritrovare il quale la nostra protagonista sembra disposta ad affrontare le prove più estreme, scoprendo, di ragionamento in ragionamento, che la questione identitaria non riguarda unicamente chi si sceglie di amare, quanto aspetti di sé solo all’apparenza sommersi. Vanessa punisce tutti gli uomini che la desiderano, che la eccitano e ai quali può anche concedersi, ma non darsi. La seguiamo dunque di letto in letto, di riflessione in riflessione, di esperienza in esperienza: non si nega nulla. La seguiamo nei suoi ricordi e nelle dolorose introspezioni, che continuamente si punta alla tempia come un revolver dal quale potrebbe partire casualmente il colpo fatale.
Il testo presente in quarta di copertina
«Io conosco un solo modo di darmi, che è quello di darmi a pezzi, di darmi con riserva, per cercare di arginare il male di un domani che fa presto ad arrivare e a vedermi spoglia di quelle braccia. Il mio modo di darmi è un darmi che non mi comprometta, che non mi faccia smettere di pensare a una visione meno corrotta e più romantica dell’atto. Io conosco solo un modo ed è quello che più mi piace, tutto basato su personalissimi criteri di scelta, in cui il gioco della dominazione sta in bilico tra me che voglio perdermi con la sacrosanta paura di farlo, e chi dall’altra parte pensa che prendendo il mio corpo possa arrivare a prendermi l’anima.»
Autore: ALESSANDRA DI GREGORIO
Titolo: VANESSA, STORIA DI UNA METAMORFOSI
Editore: EDIZIONI IL CILIEGIO
Anno di pubblicazione: 2009
Luogo di pubblicazione: LURAGO D’ERBA
Numero pagine: 192
Introduzione di: EVA RUSSO e CARLO GIUSEPPE ALFIERI
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 29 agosto 2009
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