recensione: Vite Corsive di Marco Nundini
Vite Corsive, romanzo d’esordio del veronese Marco Nundini, è un’indagine serrata, un racconto dalla scrittura ricca e asciutta, da cui emerge il piglio giornalistico dell’autore. Pubblicato dalla empolana Ibiskos Editrice Risolo (fondata nel 1984 da Antonietta Risolo, nipote di Amalia Popper) è un romanzo che “sdogana per la prima volta nel panorama dell’editoria non specializzata il neologismo filografia”.
Sono centottanta pagine di vite corsive quelle dell’universo umano che popola un giallo a tinte noir: investigatori balbuzienti con le parole, così come con i sentimenti, assassini insospettabili, emigranti d’altri tempi che s’abbracciano, gioiscono, piangono. Sono proprio questi ultimi, che dalla provincia di Treviso partiranno alla volta del Sudamerica, i veri protagonisti di Vite Corsive. Nella loro grafia antica, quella che oggi abbiamo perduto, si trova l’unico indizio che porterà la giovane e sensuale ispettrice Loreta Assensi a scivolare dalle rive venete dell’Adige sino a quelle del Rio Paranà, in coppia con un ricercatore fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo.
Vite Corsive è anche un viaggio tra passato e futuro, un contenitore d’immagini che fotografa l’emigrazione italiana tra le due guerre inserendo, nell’ordito di un giallo proiettato al domani digitale, la trama nera del golpe argentino. Tutto ciò sul filo di un corsivo ormai perduto, di una scrittura che si fa unica testimone del movente che ha spinto ad uccidere.
La quarta di copertina
La rivoluzione digitale del secondo millennio ha ormai cancellato il corsivo, il ductus della scrittura, trasformando quei caratteri tanto cari alle passate generazioni in geroglifici incomprensibili. Per questo motivo il giovane ispettore Loreta Assensi, poco più che trentenne, è costretta a chiedere aiuto per risolvere un insolito caso d’omicidio. Insolito a partire dall’arma, perché chi ha ucciso lo ha fatto con i fiori. Insolito perché l’unico indizio è un’ingiallita lettera vergata a mano che l’antiquario veronese Roberto Trentin tiene stretta nel suo letto di morte. Ad aiutarla è un docente e ricercatore fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo.
L’autore
Marco Nundini nasce a Reggio Emilia. Pubblicista da un decennio, ha lavorato con le maggiori riviste italiane di viaggi e turismo (Gente Viaggi, Panorama Travel, Qui Touring, Oasis, Traveller Condé Nast) firmando reportage da ogni angolo del pianeta. Per due anni ha coordinato l’area iniziative speciali del mensile Itinerari e luoghi. Nel 1999 ha ricevuto dal Presidente del Messico il premio giornalistico “Pluma de Plata”, quale autore del miglior reportage sul paese in lingua italiana. Oggi vive e scrive a Verona
Info sull’autore: www.marconundini.it
Questo articolo è stato scritto da Lilly il 27 marzo 2009
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