recensione: “Vite Spezzate” di Antonio De Cristofaro
Vite spezzate è una storia di intrinseca drammaticità che risulta spezzata nel racconto come è spezzata la vita di Ada e delle donne e degli uomini che le stanno intorno.
Drammatico è anche il personaggio di Giulio, spettatore impotente del dramma, che ha depositato nella memoria immagini che in realtà non ha mai visto se non attraverso gli occhi dell’immaginazione guidata dai racconti della zia.
La storia è caratterizzata da un tempo misto in cui si intrecciano le esperienze dirette del protagonista e le immagini quasi oniriche che compaiono nella sua memoria annebbiata dalla stanchezza e dal dolore: immagini che scaturiscono da ricordi di fatti realmente vissuti e da ricordi di racconti che hanno preso vita attraverso il racconto di altri.
Il racconto pertanto è sottratto alla dimensione lineare del tempo cronologico, che risulta enormemente dilatato durante l’estenuante attesa in ospedale, perché vive una dimensione sospesa tra il presente, il tempo della memoria e il tempo dell’immaginazione. Anche la descrizione minuziosa di gesti apparentemente banali, privi di significato, contribuisce ad accentuare la sensazione di un tempo reale sospeso.
E’ nel tempo non tempo di una camera di ospedale infatti che Giulio vede, accanto ad immagini della vita passata della zia, immagini della vita e della morte che si giocano sotto i suoi occhi. Ed è in questa dimensione di tempo sospeso che egli fa i conti con la figura interiorizzata di Ada che incide sulle strutture del suo io.
Attraverso l’Ada che giace sul letto di morte e l’Ada che vive nella sua anima Giulio si inoltra nei labirinti del femminile.
Un universo che gli appare connotato, al di là delle differenze tra i diversi caratteri, dalla cifra comune del sentimento, che guida e spiega tutte le azioni delle donne del racconto. La dimensione del sentimento appare qui così tragicamente femminile e travolgente da investire con la sua forza d’urto tutti i destini e tutte le relazioni umane.
E non a caso l’unica figura maschile che nel racconto appare psicologicamente connotata è la figura di Giulio che, nel tentativo di attraversare il femminile che ha incontrato, acquisisce lo sguardo giusto per raccontarsi la storia di Ada e delle altre donne della sua famiglia: quello guidato dal sentimento.
Ed è forse proprio l’accettazione di questa dimensione sentimentale l’ultimo dono che Giulio riceve da loro.
Il testo presente in quarta di copertina
A volte soltanto il trovarsi di fronte all’ineluttabilità della vita riesce a farci percepire il valore della persone che abbiamo intorno e il peso delle esperienze che con loro abbiamo condiviso. E’ quello che succede al protagonista di questo suggestivo racconto, che si trova al capezzale di una parente a riflettere su quello che ella ha rappresentato per lui e a vivere in una dimensione onirica le storie da lei raccontate e le vicende delle altre donne della sua famiglia. Nel sogno, ogni episodio diventa più reale e viene spazzato via quel velo di indifferenza che, presi dalla frenesia quotidiana, ognuno di noi purtroppo tiene davanti agli occhi.
Scheda libro
- Autore: A.D.C.
- Titolo: Vite spezzate, il sogno e la memoria
- Editore: L’Autore Libri Firenze
- Anno di pubblicazione: 2007
- Luogo di pubblicazione: bagno a Ripoli (Firenze)
- Numero pagine: 44
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 6 settembre 2010
Lascia un Commento