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Scrittori italiani del XXI secolo:

Asteria Casadio

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Nome: Asteria

Cognome: Casadio
Regione di residenza: Abruzzo
Email: asteriacasadio@tiscali.it

 

Intervista (rilasciata nel novembre 2007)

 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura.

 

Penso di essere come sono oggi per una serie di incontri fortunati, di quelli che danno una “forma” alla vita: grazie ad uno di essi, io, che già amavo leggere, diventai una divoratrice di libri. Leggendo e osservando la realtà, fu istintivo iniziare a scrivere.

 

 

Qual è stato il suo percorso di studi?

 

Dopo il diploma di Liceo Classico, ho frequentato il corso di studi triennale in Lettere antiche presso l’Università di Chieti, mi sono laureata, ed ora sto per conseguire la Laurea specialistica, sempre in Lettere Classiche, con una seconda tesi in letteratura teatrale italiana.

 

 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

 

Ho iniziato veramente a 17 anni, con un racconto, “Testimonianza d’amore” che ora è l’ultimo del mio primo libro, “Passanti”. Non so dire esattamente perchè io abbia iniziato, ma so di aver sentito la necessità di farlo dopo la lettura de “Le nozze di Cadmo e Armonia” di Calasso, che mi ha spinto anche a creare la compagnia teatrale, cambiando così la mia vita.

 

 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

 

Realizzare una libertà. Quando scrivo sto bene.

 

 

Quali sono i suoi libri del cuore?

 

“Le nozze di Cadmo e Armonia” di Calasso, le “Baccanti” di Euripide e “Sul limitare” di Faeti.

 

 

E quelli che non leggerebbe mai?

 

...quelli di Federico Moccia! E i best-sellers scritti palesemente solo per vendere, secondo le mode del momento...

 

 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

 

“Sostiene Pereira”di Tabucchi.

 

 

E quello che meno le è piaciuto?

 

“City” di Baricco.

 


Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

 

Altalenante. La amo per il suo sapore antico e la sua vivibilità; a tratti l’ho descritta anche in “Passanti”, tuttavia manca ancora di una vera apertura culturale e c’è scarsa fiducia nel lavoro dei giovani.

 

 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

 

Detesto il monopolio delle agenzie letterarie e la chiusura delle grandi case editrici, mi piace il coraggio dei piccoli.

 


Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

 

Non mi piace il “gettare grani d’orzo agli spettatori” come diceva Aristofane: più si inseguono le mode e più il livello culturale si abbassa; ma non bisogna dimenticare che è di moda anche essere “contro”. Ammiro il coraggio di chi crea con zero risorse e di chi non vuole una cultura d’élite, ma sa portare nelle piazze Dante e Mozart.

 

 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

 

Da un annuncio sul giornale della casa editrice che selezionava autori emergenti.

 

 

Cinema: qual è il suo film preferito?

 

“La tigre e la neve” di Benigni.

 


Musica: la canzone del cuore?

 

“Luci a San Siro” di Vecchioni.

 

 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

 

No!

 


Ritiene siano utili?

 

...forse...Si può arrivare a scrivere, ma non si scrive perché si è frequentato un corso di scrittura.

 

 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

 

La punteggiatura, perché, a volte, conciliare le pause grafiche con i silenzi carichi del pensiero è difficile.

 


Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

 

Scrivo rigorosamente su carta, senza nessun rito particolare, solo con la necessità assoluta di silenzio, pertanto cerco di rifugiarmi dove posso: detesto essere interrotta mentre scrivo.

 

 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

 

Osservando la realtà.

 

 

Cosa significa per lei raccontare una storia?

 

Non mentire: racconto storie reali o comunque storie percepite attraverso incontri anche occasionali. Con ciò ho cercato di rappresentare la realtà quanto più verosimilmente possibile pur fondendola con stati d’animo personali.

 

 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

 

Col racconto.

 

 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

 

Il racconto è un lampo, il romanzo è un temporale.

 


Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

 

Il titolo “Passanti” vuole da subito far intendere che nel libro non saranno raccontate vite straordinarie ma quelle di chiunque può capitare di incontrare per strada, sulle quali è posta una lente di ingrandimento.

 

 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

 

Tre anni.

 

 

Ha vinto premi letterari?

 

Sì (premio Prospektiva, Server d’oro e per la saggistica filosofica Filippone Thaulero; di recente sono entrata nella terna finalista del premio Teramo).

 


Crede nei premi letterari?

 

Certo: tuttora sto aspettando i risultati di alcuni premi.

 


Ha altri progetti in cantiere?

 

Una seconda raccolta di racconti, già presentata ad un editore.

 
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