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Scrittori italiani del XXI secolo: Intervista a Katia Deborah De Sessa |
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Nome: Katia Deborah Cognome:
De Sessa
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Ho iniziato a scrivere “in maniera consapevole”, cioè dando un senso a ciò che scrivevo relativamente tardi. All’inizio mi limitavo a scarabocchiare versi o a lasciare incipit di chissà quali storie qua e là. Nel tempo la passione per la lettura mi ha dato uno stimolo nuovo, mi ha instillato quella voglia di creare che non mi ha più abbandonato. E’ una sorta di maieutica che seduce in silenzio.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Ho conseguito la maturità classica e adesso studio lingue.
Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Negli ultimi 4/5 anni. Il motivo? Credo che nessuno scrittore sappia spiegare la necessità di mettere nero su bianco. Si tratta di un vero rapimento estatico.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Significa lanciare un segnale, lasciare il mio segno nel mondo, a modo mio. Senza regole, senza limitazioni. Significa ammettere che dentro di me c’è molto di più di quello che lascio trasparire; significa esprimere me stessa.
Quali sono i suoi libri del cuore?
L’intera bibliografia di Umberto Eco; 1984 di Gorge Orwell; le poesie di Ungaretti; i Promessi Sposi; la Divina Commedia e molti altri.
E quelli che non leggerebbe mai?
I gialli non mi attirano molto.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Ho riscoperto la Divina Commedia e ne sono rimasta affascinata.
E quello che meno le è piaciuto?
Non mi è mai capitato di leggere un libro che non mi piacesse, forse perché prima dell’acquisto lo valuto attentamente…”Petrolio” di Pasolini è in guerra fredda con me, ma credo che si tratti di diversità di vedute. Infatti non l’ho abbandonato. L’ho solo rimandato.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Sono malata di Calabria. Non riesco ad allontanarmi per troppo tempo, perché subito sento la mancanza di quegli odori, di quelle atmosfere… Calabria è sofferenza e spensieratezza al tempo stesso. E’ profumo di mare, profumo di montagna e rumore di traffico. Pulsa, vive dentro di me come lava.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
L’editoria italiana non lascia spazio alle nuove voci. In veste di nuova voce, dunque, non mi piace nulla.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi? Mi dispiace che in Italia non si legga, ma mi rendo conto che nei sotterranei delle nostre città così poco “culturali” vive un popolo che nell’arte ancora ci crede, e che ancora la costruisce. E’ una risorsa che non va perduta.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Credo che sia una tappa obbligata nella carriera di uno scrittore. Prima o poi ti viene voglia di far leggere a tutti ciò che scrivi.
Cinema: qual è il suo film preferito?
Non amo il cinema, ma direi…”Non ci resta che piangere”.
Musica: la canzone del cuore?
Tutti i Massive Attack.
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No, mai. La parola stessa, “scrittura creativa” dovrebbe suggerire la non governabilità dell’arte.
Ritiene siano utili?
No, per il motivo di cui sopra.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Riuscire a farsi capire. Ecco, ad esempio Umberto Eco nei suoi libri tratta spesso temi poco ortodossi, storici e di difficile comprensione. Eppure nessuno ha mai avuto difficoltà nella comprensione, perché utilizza uno stile chiaro e lineare.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
Nessun rito, anzi…magari ne avessi uno! Risolve molti blocchi mentali affidarsi ad una routine. Normalmente scrivo al computer di giorno, ma capita che mi svegli in piena notte per un’idea che scrivo subito su un foglio di carta. Ma sempre in perfetta solitudine. L’unico vezzo che mi concedo, a volte, è di scrivere con un’antica penna stilografica, ereditata da mio nonno.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Ho sentito parlare di mobbing, mi ha incuriosito il fenomeno e ho deciso di approfondirlo, cercando di non soffermarmi sulle cause del mobbing, ma sulle effettive modalità di attuazione.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Renderla immortale. Per lo meno ai miei occhi.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Preferisco il racconto perché tendo ad essere sintetica, di solito. Ma del romanzo mi affascina la reversibilità delle scelte.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Racconto è semplicità rapida ed efficace. Romanzo è eruzione lenta di arte e sentimento.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Non potevo dare altro titolo che “Mobbing”, per arrivare subito al punto.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Un paio di mesi.
Ha vinto premi letterari?
A dire il vero non ho mai partecipato a nessun premio.
Crede nei premi letterari?
In quelli seri, sì.
Ha altri progetti in cantiere nel settore narrativa?
Moltissimi altri.
Poesia Come scrive le poesie? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
Le mie poesie sono come piccole eruzioni. Improvvise, di solito le scrivo su carta, ma non le correggo mai.
Quali sono i suoi poeti del cuore?
Ungaretti e Dante.
Come nasce un suo verso?
Nasce dalla solitudine, da profonde riflessioni.
Quanto tempo ci lavora su?
Meno di un minuto.
Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
Me stessa.
Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
A scuola credo.
Cos’è che l'ha spinta a pubblicare le sue poesie?
La voglia di mostrare ciò che so fare.
Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
M’illumino d’immenso.
Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
Facendo un rapido riassunto di ciò che ho scritto nelle poesie.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Lo scrivo giorno dopo giorno, continuo a scriverlo tuttora.
Ha altri progetti in cantiere nel settore della poesia?
Moltissimi altri. |
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