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Scrittori italiani del XXI secolo:Intervista a Francesco Capaldo |
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Nome: Francesco Cognome:
Capaldo
Intervista (giugno 2008)
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura Scrivere per me è un bisogno vitale, un rapportarmi alla realtà, immaginare una porzione di realtà, ritrarre la realtà, trovare me stesso, allontanarmi da me stesso. È insomma tutte queste cose messe insieme, e tanto altro.
Qual è stato il suo percorso di studi? Nella scrittura credo che il percorso di studi sia importante, ma non essenziale. La scrittura è una vocazione. È un qualcosa a cui ad un certo punto non si può dire di no, ovviamente se si ha qualcosa da dire. Se non si ha nulla da dire è un altro discorso. Chi legge sente se hai qualcosa da dire, lo percepisce, fin dalle prime righe. Per ecco, il mio percorso di studi- io sono laureato in lettere e sono dottore di ricerca in letteratura italiana, è stato importante, perché mi ha aiutato a capire che cosa volevo dire, a trovare in un certo senso “la strada”!
Quando e perché ha iniziato a scrivere? Scrivo da sempre. Da quando avevo dieci anni, ricordo. Il mio approccio con la scrittura è incominciato tra i banchi di scuola. Ricordo che ero alle elementari e improvvisamente sentii, è stata la mia prima volta, un bisogno estremo di scrivere. Da allora non ho più smesso.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere? Tutto. Significa tutto. Mi aiuta a ritrovarmi nei miei momenti di solitudine, a mettere ordine nella confusione della vita, a cerare un senso, ma anche ad inventare mondi alternativi.
Quali sono i suoi libri del cuore? Tanti. Ho amato i libri fin da quando ero bambino. Per me un libro è un amico con cui dialogare. Ma forse lei intende quali sono i miei libri preferiti. Potrei fare un elenco lunghissimo: Luzi, Raboni, Calvino, Cotroneo, e tanti altri.
E quelli che non leggerebbe mai? Ogni libro merita di essere letto. Ci sono libri che sono scritti meno bene rispetto ad altri, ma non è una buona ragione per non leggerli. No, non ci sono libri che non leggerei. Amo i libri e mi piace possederli prima e poi avventurarmi nel loro mondo. Non sono tutti uguali, come le persone. Alcuni hanno qualcosa da dirmi, altre non mi dicono nulla. Alcune mi parleranno quando sarà giunto il loro momento. Ma tutte vanno ascoltate. Indifferentemente. E così mi rapporto anche ai libri.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni? Tanti ne ho letti. Più che il più bello, posso dirli i più belli: Roboni, Luzi, per citare i più grandi. “Trittico” di Felice Brogna, “Il bene tolto” di Giusy D’Urso, “La mancanza di limoni” di Giuseppe Balestrino, “Un ragazzo come tanti”, di Laura Tufilli, per citare autori meno noti, ma che comunque meritano di essere letti.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra? Sono molto attaccato alla mia terra e la amo in tutte le sue contraddizioni. Ma amo anche la novità e mi piace esplorare luoghi diversi. Ogni luogo ha un suo sapore, che lo rende diverso da tutti gli altri.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana? Cosa non mi piace? Che è monopolizzata da pochi. Che è omologata, e, almeno per quanto riguarda i grossi editori, non fanno più cultura, ma business, il che è giusto, ma lascia così nell’ombra tante voci che avrebbero qualcosa da dire. Mi piace invece la piccola editoria, perché spesso trovo qui le voci più autentiche.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi? Non amo nella cultura italiana la scarsa apertura alla novità. Trovo che sia omologata, a volte ripetitiva, raramente rompe con il passato anche da un punto di vista letterario. Io amo invece la rottura, la capacità di dire qualcosa di diverso, senza mai dimenticare ciò che siamo stati.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro? Pubblicare è l’ultimo obiettivo. Almeno così è stato per me. Prima mi sono preoccupato di scrivere, di cercare la mia voce. Sono arrivato alla pubblicazione credo come tutti gli altri. Ho inviato a diversi editori la mia prima raccolta di racconti “Narciso”, qualcuno mi ha risposto, altri no, finché le Edizioni dell’Ippogrifo, che è un piccolo editore del Sud che ha investito tutto lui sul mio libro, non si è offerto di pubblicare il mio libro. Ma quando l’ho pubblicato “Narciso” erano già trascorsi diversi anni da quando l’avevo scritto. La pubblicazione è arrivata in un certo senso molto tempo dopo la scrittura, e forse ciò mi ha dato la possibilità di meditarla, rifletterla, ed ad un certo punto di non sentirla più mia.
Ha frequentato corsi di scrittura creativa? Non ho mai frequentato corsi di scrittura creativa
Ritiene siano utili? Non credo siano utili. Non credo che si possa insegnare a scrivere. Si può apprendere la tecnica, ma la scrittura nasce da dentro, da un bisogno che nessuno può imparare da nessuno.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa? La scrittura in sé è complessa. La narrativa lo è ancora di più perché non solo perché bisogna costruire un plot (anche se oggi la narrativa si sta appiattendo troppo sul plot), ma perché si deve cercare di dare forma attraverso registri diversi ad un mondo che a volte è così complesso, che sembra ci sfugga nonostante noi cerchiamo di afferrarlo in ogni modo. Ecco la narrativa è complessa perché attraverso la sua varietà di stili cerca di ampliare il suo orizzonte conoscitivo sul reale o su un frammento di reale.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari? Non c’è una regola. Dipende dai periodi, dai momenti. A volte scrivo sul mio taccuino, a volte a computer, a volte di giorno, a volte di notte, a volte sono solo, a volte tra la gente, a volte mentre faccio una passeggiata in riva al mare. Con la scrittura diamo solo forma ad una voce che abbiamo dentro. Quando questa chiama non possiamo non ascoltarla.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente? Per dire come è nata dovrei riscriverlo e non credo che riuscirei a riscriverlo allo stesso modo. È stato uno stato di grazia, irripetibile, ed unico.
Cosa significa per lei raccontare una storia? Scavare a fondo dentro me stesso, scavare a fondo dentro la realtà esterna, trovare un’armonia per dare forma alle cose.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo? Sono generi diversi, che rispondo ad esigenze diverse. Il racconto richiede la concentrazione e l’essenzialità stilistica e dei motivi, il romanzo mi consente di allargare il mio sguardo sul mondo. L’uno nasce dal bisogno di raccogliermi e di racchiudere tutto in poche pagine, di ridurre la complessità del mondo esterno in confini precisi, l’altro dalla necessità di aprirmi al mondo, e di cercare di fermarne sulla pagina ogni sfumatura. Credo che il romanziere per eccellenza sia Proust, con lui la scrittura diventa tentativo estremo di fissare sulla carta ogni istante del flusso dell’esistere, nella sua realtà e finzione. Questo credo sia la vera funzione del romanzo!
Come ha scelto il titolo “Narciso” per i suoi racconti? Non ho scelto il titolo. Credo che si sia scelto da solo. “Narciso” è il titolo di uno dei racconti della raccolta. Ad un certo punto mi è sembrato l’unico adeguato ad esprimere il senso di tutta la raccolta. Non ne avrei potuto immaginare un altro.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo? “Narciso” è stato il mio libro di esordio. È stato scritto in diversi momenti, anche se il grosso del libro l’ho scritto tra il 1999 ed il 2002. Molto mi ha impegnato la revisione. Sono legato quasi ad una sorta di fisicità della parola. Mi piace non solo scriverle le parole, ma anche sentirle attraverso la lettura. Trovo che nella prosa come nella poesia sia importante il ritmo. Li ho riletti e riletti i miei racconti finché ogni parola non mi piaceva, non aveva un suo ritmo, una sua armonia interna.
Ha vinto premi letterari? Uno solo. Il premio autori emergenti della città di Pagani.
Crede nei premi letterari? No. Soprattutto ai grandi premi. Non credo che le giurie li leggano davvero. Molti libri vincitori di premi letterari
Ha altri progetti in cantiere? Entro dicembre per Edizioni progetto cultura uscirà il mio secondo libro, un romanzo, che si intitolerà Fino in fondo. |
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