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Scrittori italiani del XXI secolo:
Intervista a
Claudio Bolognini

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Nome: Claudio

Cognome: Bolognini
Regione di residenza: Emilia Romagna
Email: bologniniclaudio@tiscali.it

 

Intervista (febbraio 2008)


 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura


> Ho iniziato a scrivere un po' tardi, dopo i 40 anni, riscoprendo le sensazioni, i sapori, i giochi e le emozioni della mia infanzia.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?


> Ho frequentato un istituto tecnico (chimica) ma ho iniziato a veramente studiare una volta uscito dal mondo della scuola. Mi interessavano soprattutto le vicende delle classi subalterne e, in generale, della cosiddetta cultura popolare.


 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?


>Per caso, riscoprendo gli odori e i sapori della mia infanzia. Le prime righe le ho scritte dopo aver annusato un vecchio pallone di cuoio... e poi stata un'esigenza, un bisogno quasi interiore.......


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?


>Significa comunicare ed esprimere liberamente le mie emozioni, altrimenti sopite...


 

Quali sono i suoi libri del cuore?

>Pinocchio, La madre e Rulli di tamburi per Rancas


 

E quelli che non leggerebbe mai?


>Non escludo a priori nessun tipo di lettura.


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
 

>L'ombra del vento.


 

E quello che meno le è piaciuto?
 

>Quelli che leggo, pochi purtroppo, mi piacciono tutti, altrimenti non li leggo. Prima un libro lo soppeso, lo “annuso” e lo sbircio, quando mi rendo conto che mi interessa allora prendo a leggerlo. E in genere non mi sbaglio, mi procura sempre emozioni. Mi fido sempre di questo mio istinto.


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
 

>Molto forte, sono molto legato alle mie radici, all'appennino bolognese...


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
 

>Tutto e niente. L'editoria fa il suo mestiere, penso, in questo mondo è già molto.


 

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
 

>Il panorama culturale italiano è semplicemente inserito nel contesto della società in cui viviamo, nel bene e nel male. E' inutile piangersi addosso. Se cambia la società cambierà anche il panorama culturale, o viceversa...?


 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
 

>Ho spedito il dattiloscritto a diverse case editrici, alcune lo hanno rifiutato, altre mi hanno proposto pubblicazioni a pagamento, altre ancora hanno letto il lavoro giudicandolo positivo ma per varie ragione impossibilitate a pubblicarlo. La Giraldi mi ha proposto di pubblicarlo volentieri, e poi ho in catalogo con questa casa editrice anche un altro mio libro (L'albero dei rusticani).


 

Cinema: qual è il suo film preferito?
 

>”C'era una volta in America” di Sergio Leone


 

Musica: la canzone del cuore?
 

>”Via del campo” di Fabrizio de Andrè, ma in generale tutta la sua prima produzione. Riascolto spesso anche tutta la musica dei primi anni settanta, il settantuno in particolare, grande annata....



Ha frequentato corsi di scrittura creativa?


>No, mai


 

Ritiene siano utili?


>Prima ritenevo di no, in quanto pensavo che fossero troppo legati all'aspetto tecnico, invece un approccio più generale e divulgativo di esperienze, forse potrebbe essere utile.


 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
 

>La storia e l'intreccio della trama.


 

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue riti” particolari?
 

>Ormai scrivo quasi esclusivamente al pc, ma mi piace correggere i fogli dattiloscritti a mano con una biro a punta fine. Ma gli spunti e gli appunti li prendo un po' dappertutto, dove mi trovo...


 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
 

>”Il posto delle viole” è nato perchè avevo voglia di raccontare una storia a due voci, una volta facendo raccontare al protagonista maschile e l'altra a quella femminile. Due punti di vista della stessa vicenda...


 

Cosa significa per lei raccontare una storia?
 

>Comunicare agli altri le mie emozioni.


 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
 

>Dipende, il racconto sembra semplice ma è molto più complicato, un romanzo invece da più respiro anche se occorre una maggiore capacità di catturare l'attenzione del lettore.


 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
 

>Penso che al di là delle definizioni ufficiali circa i “componimenti narrativi fondati su elementi...” e via dicendo ( ci sono centinaia di volumi critici sull'argomento) posso fare un esempio con le cose che ho scritto. Nel mio libro “L'albero dei rusticani” c'è un racconto intitolato “L'esordio di Piulina in serie A” da questo racconto è nata l'idea del romanzo “Apache – ovvero l'esordio di Piulina in serie A”. Nel racconto descrivo l'emozione di Pierino Piulina Ghetti nella giornata dell'esordio in serie A; nel romanzo “Apache” un gruppo di bambini (tra cui Piulina stesso) giocano agli indiani e con le figurine dei calciatori, poi una volta cresciuti uno di loro (Piulina appunto) esordirà in serie A proprio accanto ai calciatori con cui giocava solo a figurine. Il romanzo parte dagli anni sessanta sino ai primi anni settanta e attraversa il contesto di quegli anni, nel racconto viene descritta la giornata e l'emozione dell'esordio.


 


Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
 

>”Il posto delle viole” l'ho scelto perchè è un posto che i due bambini protagonisti del romanzo trovano davvero dopo averlo individuato tra le pagine di un vecchio libro letto di nascosto...


 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
 

>La prima stesura circa un anno, ma avevo tanti appunti degli anni precedenti, e poi le correzioni si sono protratte sino al giorno prima della stampa.


 

Ha vinto premi letterari?
 

>No, non ho mai vinto premi letterari, ma mi piacerebbe, perchè no?


 

Crede nei premi letterari?
 

>E' una possibilità come altre per farsi conoscere.


 

Ha altri progetti in cantiere?
 

>Si, sto lavorando alla stesura di una sorta di abbeccedario illustrato con immagini di bambini degli anni cinquanta di fotografi bolognesi, una specie del tempo dei cinni...

Ho terminato un altro romanzo “La casa di Garibaldi”, spero poterne parlare più concretamente al più presto.

 
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