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Scrittori italiani del XXI secolo: intervista a Gaia Conventi |
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Nome: Gaia
Cognome: Conventi
Intervista (rilasciata nel
gennaio 2008) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
E' stato per puro caso che mi sono dedicata alla scrittura, un hobby tra tanti. Ho sempre amato dipingere, fotografare e dedicarmi alla grafica e al video editing. Scrivere è arrivato dopo, o meglio, tra una cosa e l'altra. Del resto scrivere online è comodo e gratuito, mi sono detta. Così ho cominciato a calcare le scene di scrivi.com, con lo pseudonimo di “gaialodovica”.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Sono nata a Goro, nell'estrema provincia ferrarese, nel Delta del Po. Le scuole dell'obbligo sono state quasi avventurose, da quelle parti ogni cosa lo è. A Goro la gente passa la maggior parte del tempo solcando il mare, la pesca e la fatica sono scuole di vita, per fortuna però negli ultimi anni i ragazzi scelgono con sempre maggior frequenza di continuare gli studi. Nonostante Goro sia lontano da tutto, ho avuto la fortuna d'incontrare proprio lì quella che ritengo sia stata e sia ancora la mia insegnante di lettere, Rita Montanari. Insegnante, scrittrice, una persona splendida che mi ha iniziata alla magia dei libri. Poi mi sono ritrovata al Liceo Scientifico, un po' perché prima di me l'aveva frequentato mio fratello, un po' perché era vicino a casa... sempre che trenta chilometri si possano considerare due passi! L'Università l'ho iniziata e mai terminata, ero iscritta a Scienze dell'Educazione. A 22 anni ho cominciato a lavorare a Bologna, facevo il metalmeccanico, e i turni mi hanno riempito la giornata, levando tempo e passione per gli studi. Forse terminerò l'Università, prima o poi.
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Credo si inizi a scrivere quando si ha qualcosa da raccontare. Io avevo un sacco di idee strane che avrei voluto buttare su carta, ma il computer mi era più comodo! Ho voluto unire due grandi passioni, la scrittura e l'enigmistica, così sono nati i racconti gialli e noir della saga di LittleTown. Uno di quei paesini fuori dal tempo dove non capita mai niente... eppure succedono le cose più strane!
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Scrivere è come andare dall'analista, butti fuori tutto e ti senti dire che va bene così. Per me scrivere è palesare le piccole paure e farci un racconto noir. I personaggi dei miei racconti sono i miei amici, la mia famiglia, i miei vicini di casa... ma sono romanzati, talmente romanzati che spesso nessuno si riconosce quando legge uno dei miei racconti.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Ho amato “La fattoria degli animali” di Orwell, letto in seconda media grazie a Rita Montanari. Ho sempre avuto il sentore che le grandi utopie diano vita a qualcosa di spietato! Del resto un po' di sano cinismo ci vuole per scrivere noir, non crede?
E quelli che non leggerebbe mai?
Ho un'idiosincrasia per le storie d'amore, non mi riesce di leggerle. Sono forse la persona meno romantica dell'universo! Quando in un racconto c'è bisogno di un po' di rosa, passo la palla al mio co-autore, Stefano Borghi, che è molto più bravo di me in queste cose!
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
“Lei così amata” di Melania Mazzucco mi è rimasto nel cuore. E' la biografia romanzata di Annemarie Schwarzenbach, il libro racconta la sua vita scandalosa e il suo sogno di diventare scrittrice negli anni Trenta e Quaranta. Amo le donne volitive, quelle che vanno controcorrente.
E quello che meno le è piaciuto?
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Trovo che i grandi editori investano poco nei nuovi scrittori, è anche vero però che ormai tutti noi scribacchini ci sentiamo scrittori... peccando di presunzione! Grazie alla rete molti giovani possono autopubblicarsi e questa è una bella opportunità, le piccole case editrici danno modo di uscire in cartaceo grazie a concorsi letterari con in palio pubblicazioni. Diciamo che sono ottimista, se davvero si ha una marcia in più si emerge... ma è dura arrivare al cospetto dei Signori dell'Editoria!
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Trovo che il panorama culturale italiano sia diviso in due categorie, il troppo e il troppo poco. Da un lato ci vengono propinate sciocchezze, libri e spettacoli di nomi noti che non valgono il tempo di questa citazione; dall'altro ci vengono impartite lezioni di vita dai Grandi Saggi, spesso cose dette e fatte in maniera tanto pseudo genialoide che ti lasciano perplesso. Sarebbe il caso di tornare coi piedi per terra e di considerare che “italiano medio” non è “italiano mediocre”. Dateci modo di assaporare la cultura, di viverla; la cultura che arriva dall'alto è come la pioggia... infastidisce! Credo in un mondo ideale in cui per “fare cultura” si parte da casa propria, insegnando ai propri figli cosa sia la sana curiosità e la voglia di imparare. Imparare di tutto...
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Cinema: qual è il suo film preferito?
Potrei citarne alcuni, di generi differenti. Non amo i film francesi e italiani, lo devo ammettere. Tra i miei preferiti c'è Frankenstein Junior, Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta), Blade Runner e tutti i film di Hitchcock. Mi piacciono i film con una buona sceneggiatura.
Musica: la canzone del cuore?
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No, mai, non avrei la pazienza necessaria! Nei lavori di gruppo sono sempre stata una frana, fin da bambina. Ho il piglio del leader, quando collaboro con qualcuno riesco immediatamente antipatica. Solo Stefano Borghi sa come prendermi, merita un applauso!
Ritiene siano utili?
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Dare un filo logico alle cose e renderle di facile comprensione anche a chi non ha in testa il tuo racconto o il tuo romanzo. Odio quando le cose sono scritte in maniera criptica. La chiarezza e le buone idee, che stanno in piedi senza artifici, sono alla base di ogni buon lavoro.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Sono solita scrivere gialli e noir, a volte mi cimento anche qualcosa di comico ma sempre con un cadavere di mezzo. I racconti noir nascono da un sogno, da una cosa sentita in tv, da un ricordo. Ogni cosa è buona per essere romanzata. I 16 racconti di “Sulfureo” sono stati estratti dal cilindro, ovvero dalla “cartella racconti comuni” che Stefano Borghi custodisce sul suo pc. Noi lavoriamo di continuo, anche se non abbiamo una scadenza o un concorso a cui partecipare. Lui si occupa di catalogare i racconti per genere e di tenerli pronti per quando servono. Stefano, tra i due, è quello più organizzato, io sono assolutamente fuori dagli schemi!
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Vuol dire rendere partecipe il lettore delle mie paure, se quando termino di scrivere una storia sento un brivido di freddo alla spina dorsale, allora mi dico che può funzionare. Ho sentito il grande Stephen King dire in un'intervista che scrivere lo aiuta a ridere dei propri timori, credo abbia ragione. Se non scrivessi noir sarei meno rilassata e meno in pace col mondo!
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
I racconti noir sono per me schegge di vita impazzita che ti saltano addosso, poi ti scrolli e torni alla routine. Un romanzo, invece, cresce con te durante le tue giornate. E' qualcosa di più intimo, un amico con cui passare un po' di tempo. Credo sia la stessa differenza che passa tra un grande amore e un flirt, c'è del bello e del buono in entrambe le cose!
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Ha vinto premi letterari?
Io non sono tagliata per queste cose, io scrivo e basta. Stefano lo sa e pensa a tutto, sono molto fortunata ad avere un co-autore che sopperisce alle mie lacune.
Crede nei premi letterari?
Credo nei premi letterari a tema, quando sono a “tema libero” mi lasciano perplessa. Devo essere sincera, dei concorsi e dei premi si occupa Stefano Borghi. Quando mi telefonarono gli organizzatori di Giallomilanese per dirmi che avevamo passato la selezione e il nostro racconto sarebbe stato pubblicato, ho impiegato un paio di minuti prima di capire di cosa mi stessero parlando, avevo completamente dimenticato il concorso! Immagino d'aver fatto una figuraccia. Tra le mie manie c'è anche quella di non partecipare ai concorsi dove è richiesta la presenza dell'autore alla premiazione, è una cosa che detesto! Per fortuna delego tutto a Stefano, lui è un vero esperto nel ramo.
Ha altri progetti in cantiere?
Stiamo preparando il materiale per la prossima raccolta, saranno racconti noir. Abbiamo già titolo e copertina, di solito sono io ad occuparmene e Stefano mi lascia fare. Edigiò ci ha proposto di pubblicare di nuovo e ne siamo ben felici, vuol dire che “Sulfureo” si è fatto onore!
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