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Scrittori italiani del XXI secolo:Intervista a Katia Brentani |
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Nome: Katia Cognome: Brentani
Intervista (giugno 2008)
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura A vent’anni ho inviato il mio primo racconto alla redazione di Confidenze ed è stato selezionato per essere pubblicato. Un’emozione forte e un rapporto durato dieci anni. Nel frattempo ho scritto racconti gialli anche per Donna Moderna.
Qual è stato il suo percorso di studi? Ho un diploma magistrale e un desiderio mai sopito di conseguire una laurea in lettere. A questo punto con l’Università per la terza età!
Quando e perchè ha iniziato a scrivere? Scrivo da sempre. Alle elementari mi divertivo a scrivere “pensierini” che regalavo alle compagne di scuola, da adolescente tenevo un diario giornaliero e ho iniziato a scrivere i primi racconti.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere? Un’esigenza. Non potrei mai rinunciare a scrivere.
Quali sono i suoi libri del cuore? Sono una lettrice onnivora e divoro libri dall’età di sette anni. Per fortuna nessuna mi ha mai imposto restrizioni quindi è capitato di leggere Lolita a undici anni. Adoro O. Wilde, Candido di Voltaire, Macchiavelli, La Divina Commedia, Shakespeare. Autori più recenti Marquez, Pennac, Durematt e J. Harris
E quelli che non leggerebbe mai? Non amo i gialli truculenti o che si soffermano troppo sui dettagli macabri come la Cornwell o la K. Reich. Mi annoiano. Amo i gialli alla F. Vargas.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni? Sono due: L’ombra del vento di Zafon e Le scarpe rosse della Harris, una scrittrice che apprezzo.
E quello che meno le è piaciuto? Accade di leggere libri che non coinvolgono, ultimamente mi è capitato di leggere libri di cui non ricordo titolo e autore.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra? Il legame con la mia terra è forte. Mi piace viaggiare ma la mia città è casa.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana? Da quando ho pubblicato i miei primi racconti credo sia cambiata molto, ma ognuno fa il proprio lavoro e in un mondo complesso come quello di oggi non è facile.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi? Non mi piace la superficialità con cui si affrontano i problemi. Mi piace chi nonostante tutto cerca di alzare il livello e tentare di fare al meglio il proprio lavoro.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro? I libri che ho pubblicato nascono da percorsi diversi. “Couscous e tortellini” e “Il figlio del boia” hanno vinto premi letterari, mentre “Confortatemi con il tè” è stato selezionato dalla casa editrice Il Filo.
Cinema: qual è il suo film preferito? Amo il cinema. I miei film preferiti sono “C’era una volta in America”, “Pomodori verdi fritti…” e “La stangata”
Musica: la canzone del cuore? Ascolto soprattutto cantautori: T. Ferro, Jovanotti, De André, Guccini anche se Baglioni è stato la colonna sonora della mia adolescenza. Musica straniera: Beatles, E. Jhon, Queen, Rem, B. Dylan.
Ha frequentato corsi di scrittura creativa? No
Ritiene siano utili? Possono esserlo. Non escludo a priori di partecipare a un corso di scrittura creativa.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa? Riuscire a coinvolgere il lettore, scrivere una trama avvincente, delineare bene i personaggi e dare il giusto ritmo. I libri indimenticabili sono perfetti nella costruzione della trama, dei personaggi e ti rimangono dentro. Difficile riuscirci.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari? Su carta. Quando ho iniziato a scrivere per Confidenze e Donna Moderna nessuno aveva il computer, si usava la macchina da scrivere. Mi ricordo che mio padre mi regalò una olivetti elettronica con la quale copiavo i testi. Adesso uso il computer e per fortuna esiste, tramite internet permette di comunicare con il mondo intero. Per scrivere però ho bisogno di un foglio bianco e della biro. A video correggo gli errori e rifinisco. Scrivo di solito di sera, ma prendo appunti in qualunque momento e posto se mi viene un’idea e non riesco a scrivere fra altre persone, solo nella solitudine più totale.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente? Il mio ultimo libro è molto diverso dal primo “Confortatemi con il tè” che racconta le vicissitudini di cinque amiche. “Il figlio del boia” è un racconto lungo nato di getto dopo aver letto un articolo sul giornale sulla morte dell’ultimo boia in Francia.
Cosa significa per lei raccontare una storia? Condividere con altri le proprie idee, i propri sogni e mettersi a nudo. A questa esigenza si lega il piacere del foglio bianco e la possibilità di creare dal nulla. La fantasia al potere.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo? Dipende dal momento, dalle possibilità di sviluppo della storia.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro? Nel racconto c’è l’esigenza di condensare in poche pagine la vicenda che vogliamo narrare e renderla interessante. Nel romanzo il lettore deve seguirti, riflettere, serve un’elaborazione più accurata. Il racconto è di impatto più immediato. A volte succede di scrivere racconti che potrebbero essere dei buoni incipit per dei romanzi.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente? Quando scrivo un libro inizio a pensare al titolo più adatto. Ci rimugino sopra e la scelta può avvenire in qualunque momento, anche di notte. “Confortatemi con il tè” è nato mentre sorseggiavo il tè un giorno in cui ero abbacchiata e riflettevo sulle proprietà consolatorie di questa bevanda. “Il figlio del boia” è stata una scelta immediata, racconta la vita del figlio del boia.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo? Circa un anno, poi altro tempo per rivederlo.
Ha vinto premi letterari? Sì, anche se ho iniziato a partecipare ai premi letterari solo da un anno le soddisfazioni non sono mancate.
Crede nei premi letterari? Possono essere un’opportunità. Due dei miei libri sono stati pubblicati così.
Ha altri progetti in cantiere? Sì, sto lavorando a un quarto libro, ma ci vorrà ancora tempo prima che sia terminato. Scrivo anche racconti con cui partecipo ai concorsi letterari.
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