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Scrittori italiani del XXI secolo:

Intervista a Sergio Belfiore

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Nome: Sergio

Cognome: Belfiore
Regione di residenza: Lazio
Email: sergio.belfiore3@virgilio.it

 

Intervista (del gennaio 2008)


 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura


Ho 45 anni, sposato, tre figli piccolini. Sono direttore di banca e riesco ancora a coniugare l’amore per la letteratura con l’interesse per l’economia e la finanza. Scrivere è sempre un’evasione dal quotidiano, tuffarsi in un mondo diverso e stimolante, volare con la fantasia verso nuove mete. È una soddisfazione dell’animo che prescinde, per me, dall’interesse che negli altri potrebbe suscitare il mio scritto. In fondo scrivo sovente solo per me stesso, non so se sia giusto ma è così.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?


Liceo scientifico e facoltà di Economia e Commercio.


 

Quando e perché ha iniziato a scrivere?
 

Ho iniziato a scrivere a quasi quarant’anni, anche se avrei voluto farlo molto tempo prima. È cominciata per divertimento, per inventarmi qualcosa di nuovo da fare, poi la passione mi ha preso la mano ed è nato un romanzo prima e due racconti dopo. Avevo voglia, in un certo periodo della mia vita, di evadere dal quotidiano. E così ho iniziato la scoperta di un nuovo mondo, quello delle mie idee e dei miei sentimenti su dei fogli bianchi. Il risultato mi è piaciuto e mi ha spinto a continuare.


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
 

Scrivere è per me qualcosa di ambivalente, a volte il desiderio di esprimere idee e di comunicare all’esterno e altre la voglia di raccontare sensazioni e sentimenti pensando solo a me e non a chi potrebbe leggerle.


 

Quali sono i suoi libri del cuore?
 

Guerra e Pace, Resurrezione, Oblomov, Il dottor Zivago, Il processo (Kafka).


 

E quelli che non leggerebbe mai?
 

Quelli di Bruno Vespa.


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
 

L’ombra del vento.


 

E quello che meno le è piaciuto?
 

Difficile dirlo, in genere scelgo un libro con cura e raramente rimango insoddisfatto.


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
 

Non ho un vero rapporto con la mia regione di residenza, il Lazio, quanto piuttosto sento un fortissimo senso di attaccamento alla mia terra natia, la Sicilia. Sono poi un animo itinerante, non per niente ho comprato un camper con il quale, famiglia a bordo, ho girato l’Italia e l’Europa.


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
 

Salvo rare eccezioni l’editoria italiana, similmente oramai a quella straniera, è un gigantesco supermercato. Non ha nessuna importanza il contenuto del libro quanto piuttosto che a proporlo sia un personaggio “conosciuto”. E per esserlo oggi è sufficiente andare al Grande Fratello o dalla De Filippi. Queste sembrano oggi le migliori scuole per affermarsi nella letteratura, e i risultati sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.

Tranne rarissime eccezioni un autore sconosciuto è in genere destinato a restare tale. Invece un “Taricone” (GF) può diventare opinionista o scrittore. Buon per lui…


 

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
 

Mi interrogo sull’esistenza oggi di un panorama culturale in Italia, ma trovo solo risposte sconsolanti. Per fortuna alcune luci nel buio riescono ancora a brillare, ma i grandi giornalisti e scrittori che hanno dato lustro al nostro Paese nel novecento sono scomparsi assieme al secolo appena passato. Levi, Cassola, Pasolini o, nel giornalismo, Bocca e Montanelli. Dov’è oggi l’eredità di costoro? Naufragata nel Porta a Porta di Vespa?


 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
 

Grazie ad una associazione culturale di Catania, Akkuaria, e alla sua direttrice, Vera Ambra, che ha creduto nel mio lavoro e mi ha consentito di pubblicarlo, senza chiedermi come altri seimila euro ed evitando così un mio gentile e fermo rifiuto. Credo sinceramente che Akkuaria sia oggi una delle poche perle nel campo dell’Editoria italiana, quella vera con la “E”, perché si fa vetrina di una nuova letteratura nascente, stimolando ed aiutando autori sconosciuti dai quali, si spera, potrebbero venire domani i nuovi nomi del panorama letterario italiano .


 

Cinema: qual è il suo film preferito?
 

”C’eravamo tanto amati”, del grande maestro Ettore Scola. Credo di averlo visto almeno sei volte e, ovviamente, ce l’ho in dvd. Aggiungo subito dopo “La Famiglia”, anch’esso di Scola. Due capolavori del cinema italiano. Altro capolavoro assoluto, anche se un po’ datato, è Aleksander Nevskj, di S.M.Eisenstein. Anche questo custodito nella mia videoteca privata.


 

Musica: la canzone del cuore?
 

Luci a San Siro di R. Vecchioni e Stagioni di Guccini. Difficile distinguere.


 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?


No


 

Ritiene siano utili?


Penso di si. È sempre utile stimolare la creatività in un mondo di standardizzazione di massa.


 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
 

Sicuramente il seguire sempre un filo conduttore evitando di perdersi e di far perdere il lettore. Mi sono accorto che in un romanzo il rischio di divagare troppo è sempre presente, di perdere il plot narrativo. In un racconto si è più “concentrati”, senza dubbio è più semplice. Anche se poi nel racconto può nascere il problema della sintesi.


 

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue riti” particolari?
 

Scrivo al computer, in genere la notte, in rigorosa compagnia di sigari olandesi e grappa italiana.


 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
 

Dalla mia grande passione per la storia del novecento è nato il mio primo romanzo, ambientato durante la guerra al fronte russo. Un periodo tragico della nostra storia e quindi degno di essere sempre raccontato, come costante monito alle generazioni a venire.


 

Cosa significa per lei raccontare una storia?
 

Rendere partecipi gli altri delle mie idee e sfogare le mie crisi esistenziali sulla carta.


 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
 

Dipende dal momento, da cosa ho voglia di raccontare.


 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
 

Il racconto è un aperitivo, stuzzica ma può anche saziare. Il romanzo è un pranzo completo, il rischio è che ti rimanga sullo stomaco.


 

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
 

Non l’ho scelto, è lui che ha scelto me.


 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
 

Tre anni.


 

Ha vinto premi letterari?
 

No. Non ho mai partecipato.


 

Crede nei premi letterari?
 

Si, nel senso che mi piacerebbe vincerne uno!


 

Ha altri progetti in cantiere?
 

Attualmente sto lavorando ad una trilogia di racconti, dei quali uno è già terminato e un altro è a metà. Vedremo.

 
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