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Scrittori italiani del XXI secolo:

intervista a Stefano Parenti

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Nome: Stefano
Cognome: Parenti
Regione di residenza: Rocca di Papa
Email: burtsimpson85@yahoo.it

Intervista (del gennaio 2008)

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

il mio rapporto con la scrittura è stato piuttosto precoce e spontaneo.
Amavo osservarmi intorno e soprattutto amavo i vuoti panoramici che mi colmavano.
 


Qual è stato il suo percorso di studi?

 Tutt’altro che umanistico. Ma facendo il nautico ho avuto la possibilità di mettermi in relazione con i corpi celesti, le loro incredibili altezze e la forza della loro immobilità.
 


Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

Non si inizia a scrivere. È un bisogno che si ha, è come il mangiare, il parlare.
 


In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Morire. Vivere. Tradire. Giustificare. Etc.
 


Quali sono i suoi libri del cuore?

Tutti quelli scritti da Baudelaire, Apollinaire, Raimbaud, Artuad, Sylvia Plath, Sarah Kane.

 

E quelli che non leggerebbe mai?

Quelli sdolcinati di Moccia
 


Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

I dannati di Sarah Kane
 


E quello che meno le è piaciuto?

La Fedra di D’annunzio

 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

vivo il rapporto con la mia terra interiore, l’esterno è un ectoplasma che attraverso e che mi lascia delle bave.
 


Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

I piccoli editori che non chiedono contributo sono come dei sacerdoti in missione in una terra consacrata da altri culti. Bisogna avere stima e fiducia nelle loro capacità, ciò a me piace. Le grandi case editrici sono delle menzognere: in televisione si identificano come mecenati culturali, mentre in realtà non investono un centesimo sugli esordienti promettenti.
 


Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

le letture alternative, sono nel panorama odierno, l’unica sopravvivenza della cultura intesa nel suo senso primordiale, come confronto e incontro tra interiorità, costume e società.

 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Dalla voglia di comunicare il mio modo di essere, di esprimere un mondo che da tanto tengo dentro.
 


Cinema: qual è il suo film preferito?

Neverland.

 

Musica: la canzone del cuore?

non ne ho


Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

scrivo al computer. Da lì posso modulare e trasmutare i miei testi, tessendoli su altre introspezioni.

 

Quali sono i suoi poeti del cuore?

Baudelaire, Blake, Byron, Sylvia Plath

 

Come nasce un suo verso?

dalla folgorazione, dai flash che la mente ha in relazione al pensiero.

 

Quanto tempo ci lavora su?

sono spontaneo, sanguigno. Il verso è una vena. Lei le ha mai dato il ritmo?

 

Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

Lo stupore, il vedermi perplesso ed esterrefatto di fronte ad esso.

 

Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

a sette anni su un tronco. Non ricordo di preciso di cosa narrasse ma era dovuto ad uno stato d’ansia.

 

Cos’è che l'ha spinta a pubblicare le sue poesie?

la voglia di comunicare con le parole immagini

 

Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

era come se un pennello fosse intinto nel nero di un terremoto o di una eclissi - Schiller

 

Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

Da ciò che il testo nel suo insieme esprimeva. Nelle linee che le parole formavano sulla carta.

 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Non conto i giorni, il tempo è relativo quando si vive in se stessi.

 

Ha vinto premi letterari?

Non partecipo a concorsi. Credo che la poesia debba essere riconosciuta non dal giudizio egemone, ma da quello relativo del lettore.

 

Crede nei premi letterari?

Assolutamente no

 

Ha altri progetti in cantiere?

Disperazione asimmetrica, un anaromanzo scritto in versi.
 

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