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Scrittori italiani del XXI secolo:

Intervista a Luigi Gulizia

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Nome: Luigi

Cognome: Gulizia
Regione di residenza: Lombardia
Email: l.gulizia@tiscali.it

 

Intervista (marzo 2008)

 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura


Sono nato a Catania il 31/7/1946, ma da moltissimi anni vivo a Milano. Il mio approccio al mondo della scrittura è di tipo riflessivo e analitico oltre che, il più possibile, sintetico compatibilmente con la materia trattata.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?


I miei studi comprendono il Liceo Classico e l’Università dove ho conseguito la Laurea in Giurisprudenza nel 1971.


 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?


Ho iniziato a scrivere nel 1974 collaborando, per una decina d’anni circa, alla Rivista di Diritto e di Economia Politica della ex Casa Editrice Tramontana con la quale ho pubblicato, nel 1978, il volume “Moneta e Credito”. L’occasione per scrivere era scaturita dal fatto che in quel periodo insegnavo anche Diritto ed Economia Politica e la Casa Editrice era stata immediatamente disponibile alla mia collaborazione. D’altro canto una delle mie vocazioni professionali era il giornalismo e, per questa ragione, avevo anche frequentato una Scuola di Giornalismo.


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?


Per quanto mi riguarda personalmente, scrivere significa dipanare un argomento all’interno di una ricerca che è essenzialmente rivolta al senso della vita e all’essere umano.


 

Quali sono i suoi libri del cuore?


Non ho libri del cuore. Piuttosto potrei dire che sono stato profondamente influenzato, negli anni più squisitamente giovanili, da autori come Hemingway (dal quale ho cercato di mutuare lo stile secco e conciso), Steinbeck e Albert Camus.


 

E quelli che non leggerebbe mai?


Non sono più attratto da molto tempo dalla narrativa in generale anche se è un’affermazione da prendere con beneficio d’inventario. Dipende dagli argomenti trattati.


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?


“Il calice e la spada” di Riane Eisler


 

E quello che meno le è piaciuto?


Non ce ne sono.


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?


Non ho mai sentito vincoli di appartenenza né a una regione né a una terra. Mi considero appartenente esclusivamente al Pianeta Terra.


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?


Mi piace un certo fermento che sembrerebbe, nonostante tutto, esistere nel settore. Non mi piace che il libro venga trattato come una merce uguale a tutte le merci. Vendere libri e vendere patate sembra essere la stessa identica cosa.


 

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?


Esiste, forse, un panorama culturale? Non me ne sono accorto. Informatemi.


 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?


Ho ricominciato a scrivere dopo quasi trent’anni di inattività. Non è stata una scelta: è stato un impulso irrefrenabile scaturito nel 2003 con la guerra d’Irak che ha rimesso in moto tutto quello che avevo accumulato a livello di pensiero nel corso della mia vita. Ho cominciato, come credo accada a tutti, a scrivere per me. Alla fine dell’opera, durata quasi quattro anni, ho voluto che fosse letta anche da altri, come credo accada a tutti. Ho iniziato la lunga marcia nella savana dell’editoria italiana poiché non avevo alcuna intenzione di lasciar marcire il libro nel cassetto. Naturalmente mi sono subito reso conto di dove ero capitato e così, con un compromesso che ho ritenuto accettabile, ho accettato la proposta dell’Editore che ha pubblicato il primo libro e che pubblicherà anche il secondo.


 

Cinema: qual è il suo film preferito?


Uomini contro.


 

Musica: la canzone del cuore?


Don't cry for me Argentina
 

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