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Scrittori italiani del XXI secolo:intervista a Roberto Bernocco |
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Nome: Roberto Cognome:
Bernocco
Intervista (del gennaio 2008)
Ci
racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura Diciamo che da sempre la mia fantasia, per sfuggire alle difficoltà della mia adolescenza, mi ha portato a inventare e creare storie. Prima per altri, timido com’ero, poi, con l’ausilio delle tecnologie, in particolare del telefonino, da solo, avvalendomi di amici e colleghi per condividere i miei manoscritti e per correggere e rendere fruibile il mio lavoro. Grazie a questo metodo di scrittura, sfrutto i tempi morti, sul treno, nelle sale d’aspetto, insomma quando non avrei niente di meglio da fare che aspettare e mediamente riesco a produrre circa un romanzo da settantamila parole ogni tre mesi, e nei cinque successivi mi preoccupo di impaginarlo, correggerlo e pubblicarlo.
Quando e
perchè ha iniziato a scrivere? Tutto è cominciato dopo l’incidente che ho subito in treno nel settembre del 2006. Lì ho capito che dovevo dare un senso a quelli che erano i miei sogni i miei desideri, per non perderli per sempre. Lasciare un segno insomma, anche solo a mio figlio, a cui ho dedicato i miei scritti.
In termini
umani, cosa significa per lei scrivere? Liberare la mia fantasia. Ho da sempre ideato storie più o meno fantastiche, su astronavi, mondi sconosciuti, o immersi nel cyberspazio, e con questi nuovi strumenti di scrittura posso finalmente dare corpo a questi sogni, a questi innumerevoli personaggi che mi hanno portato a creare persino un’ambientazione per un gioco di ruolo, con dettagli storici e biografie di personaggi.
Quali sono
i suoi libri del cuore? Ne ho tantissimi. Tra tutti 1984 di Orwell, 20.000 Leghe sotto i mari di Verne, Come una bestia feroce di Bunker, Il giorno dello sciacallo di Forsyth e It di King solo per citarne qualcuno.
E quelli
che non leggerebbe mai? Normalmente non amo i libri di politica, ma non ho pregiudiziali verso un genere in particolare.
Il libro
più bello che ha letto negli ultimi tre anni? Mille splendidi soli di Khaled Hosseini
E quello
che meno le è piaciuto? Cell di Stephen King
Qual è il
rapporto con la sua regione e con la sua terra? Mi sento come uno straniero in Piemonte, nonostante ci sia nato e cresciuto. Il mio carattere estroverso, la voglia di divertirmi e di socializzare, nonostante sia arrivato agli ‘anta, non si addice a questi luoghi di gente chiusa e spesso bigotta. Mi sento ‘cittadino del mondo’ o meglio di internet e dello spazio. Tanti infatti sono i contatti e le amicizie che coltivo più di quante siano le persone che conosco direttamente, per lavoro o per svago.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Cosa le
piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi? Siamo figli di un’era ricca solo di nulla. Dove si cerca di non far pensare. Di non far riflettere. Dove i programmi televisivi, i libri e la carta stampata difficilmente si soffermano sui reali temi che dovrebbero far indignare, smuovere gli animi, far discutere e spronare non solo la gente comune, l’opinione pubblica, ma anche la classe politica e economica, verso i veri problemi del mondo. La dissoluzione delle risorse naturali ad esempio, o l’acuirsi delle disparità sociali, piuttosto di cosa fa il calciatore di turno con la valletta nel noto locale. Forse sono ancora invaghito dei temi degli anni settanta, anche se non li ho vissuti direttamente, ma credo che un po’ più di impegno sociale e un po’ meno gossip farebbe bene a noi tutti.
Cinema:
qual è il suo film preferito? Difficile anche questa domanda per me. Direi Blade Runner, ma giusto perché ne devo scegliere uno.
Musica: la
canzone del cuore? The Show Must Go On dei Queen
Ritiene siano utili?
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Come
scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine
o fra altre persone? Segue “riti” particolari? Cellulare, per poi riportare i testi sviluppati sul computer. Ogni momento è buono. Non ho bisogno di particolari ambienti. Non ho riti o esigenze specifiche.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Come ha
scelto il titolo del suo libro più recente? Ogni titolo l’ho scelto in base al contenuto del romanzo e a quello che volevo trasmettere. Compagni di Viaggio parla di cinque evasi, costretti a viaggiare insieme loro malgrado per fuggire. Il Sogno e l’Incubo, narrerà del loro risveglio, da un esperimento onirico, per risvegliarsi nella dura realtà di una prigione.
Quanto
tempo ha impiegato per scriverlo? Sette settimane il primo, nove il secondo, mentre il terzo ha preso ritmi più lenti visto che chi doveva correggere i manoscritti non riusciva a starmi dietro.
Ha vinto
premi letterari? No, e non sono mai riuscito a partecipare a uno di questi. Non riesco a scrivere ‘a comando’ sui tracce preordinate o su brevi periodi. Mi immergo e mi ispiro solo con trame mie, che difficilmente possono essere utilizzate per concorsi letterari.
Crede nei
premi letterari? Onestamente no, ma non essendo neanche in grado di parteciparci non mi cruccio più di tanto della cosa.
Ha altri
progetti in cantiere? Anche troppi. Dopo la trilogia ho trame per sette personaggi, sempre ambientati nel periodo fantascientifico di Compagni di Viaggio. Inoltre una traccia per una squadra speciale del Concilio delle Fedi (Squadra Omega), una trama per un fumetto e naturalmente il manuale del gioco di ruolo (Faith Empire) che dovrà uscire a fine febbraio. Inoltre ho scritto trame per altri tre romanzi, su sceneggiature diverse, più una quarta per un thriller, che svilupperanno un gruppo di scrittrici conosciute su Lulu.
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