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Scrittori italiani del XXI secolo:Intervista a Ilaria Fieramosca |
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Nome: Ilaria Cognome: Ferramosca
Intervista (gennaio 2008)
Qual è stato il suo percorso di studi?
Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Quali sono i suoi libri del cuore?
E poi ci sarebbero anche tantissime e belle Graphic Novel da citare, ma mi fermo a “Maus” di Spiegelman, “Blankets” di Thompson, “Ci vediamo domani” di Ned Bajalica.
E quelli che non leggerebbe mai?
In genere però non amo molto quei libri che partono da spunti di saggistica, filosofia, religione, per svilupparsi in vicende eccessivamente romanzate.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
E quello che meno le è piaciuto? “La profezia di Celestino” di James Redfield.
Qual è il rapporto con
la sua regione e con la sua terra? Le sono molto legata e, in maniera velata, qualche riferimento ad essa nella mia scrittura lo si può trovare sempre. Magari visibile solo a chi quei luoghi li vive e li riconosce.
Cosa le piace e cosa
non le piace dell’editoria odierna italiana? Mi piace il fatto che venga dato molto più spazio e molte più possibilità agli autori emergenti, tuttavia accade spesso che dopo la pubblicazione l’autore sia un po’ disorientato e non venga seguito e consigliato in maniera costante.
Cosa le piace e cosa
non le piace del panorama culturale italiano d’oggi? Non mi piace molto che spesso sia la capacità di sapersi mostrare e “imporre”, a decretare il successo di un’opera (in genere). A volte non è il vero talento a emergere, quanto l’essere “personaggio” e tutto ciò va a discapito dell’arte in sé. Quello che mi piace invece è l’accresciuto interscambio, in particolare l’esserci aperti al confronto con alcune culture orientali, sebbene con concetti a volte profondamente “distanti” dalla nostra.
Come è arrivato alla
pubblicazione del suo lavoro? Partecipando a concorsi per racconti inediti, ho dapprima pubblicato alcuni scritti in raccolte di Autori Vari. Successivamente ho deciso di provare con qualcosa di interamente mio e ho proposto a varie case editrici un libro di racconti. Fra le proposte ricevute ho poi scelto quella che mi dava una maggiore affidabilità.
Cinema: qual è il suo
film preferito? Anche qui i titoli sono molti, ma direi “’Round Midnight” di Bertrand Tavernier
Musica: la canzone del
cuore? Come al solito... l’imbarazzo della scelta. A bruciapelo dico “Forbidden Colours” di Sakamoto, interpretata dalla voce calda e d’atmosfera di David Sylvian.
Ritiene siano utili?
Quale ritiene sia
l’aspetto più complesso della scrittura narrativa? I dettagli. Bisogna sapersi documentare bene su di ogni argomento e tenere conto dei particolari nella narrazione, se si vuol far quadrare il tutto alla fine della storia. Inoltre è importante quanto complesso, l’immedesimarsi nel personaggio. Bisogna proprio mettersi nei suoi panni, pensare e parlare come lui per essere coerente e questo a volte può non essere semplice, specie descrivendo un soggetto che esattamente il contrario di noi, dei nostri valori, del nostro modo di vivere.
Come scrive: su carta o
al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre
persone? Segue “riti” particolari? Non seguo riti particolari per scrivere. Lo faccio sempre al computer dopo un lungo lavoro di ricerca e dopo aver meditato a fondo su ciò che voglio narrare: l’idea, la trama. A qualsiasi ora, giorno o notte, dipende dall’ispirazione e dal tempo a disposizione, ma rigorosamente in solitudine.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Cosa significa per lei
raccontare una storia? Significa far coincidere la realtà con la fantasia; mescolare il mio vissuto con quello degli altri, conosciuti e non; emozionarmi o divertirmi, sperando di far appassionare o sorridere allo stesso modo chi leggerà.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo? Fino a questo momento ho sempre scritto racconti, ma l’idea di cimentarmi con il romanzo è forte, infatti ci proverò a breve.
Ci dia una sua
definizione dell’uno e dell’altro? Il racconto è prendere un frammento di una realtà e svilupparne i momenti salienti, il romanzo è dare più spazio a tutti gli accadimenti. Un po’ come confrontare un cortometraggio e un film, forse.
Come ha scelto il
titolo del suo libro più recente? Il nome “Cambi di prospettive” è nato dall’intento di voler dare a tutti i racconti in esso presenti un filo conduttore, cioè quello di un cambiamento della percezione: per i personaggi, per il lettore, di una situazione...
Quanto tempo ha
impiegato per scriverlo? Circa un anno.
Ha vinto premi
letterari? Sì, il libro “Cambi di prospettive –Racconti per osservare le cose da altri punti di vista”, si è classificato terzo nella categoria racconto, al Premio Letterario Internazionale “Maestrale –S. Marco- Marengo d’oro”.
Crede nei premi
letterari? Sì, anche se si dice che in Italia ce ne siano fin troppi. Credo perciò che sia utile selezionarne alcuni e poi parteciparvi. È anche un modo per mettere alla prova la validità della propria opera e per sentirsi spronati. Un incoraggiamento dato da un premio penso sia molto importante per uno scrittore emergente.
Ha altri progetti in
cantiere? Al momento ho
iniziato una collaborazione con un trimestrale: una rivista
culturale che si occuperà di narrativa, fumetto e poesia. Scriverò
alcuni racconti e sceneggiature, ma al tempo stesso, come ho già
detto, ho in mente di cimentarmi con un romanzo. Ho voglia di
misurarmi con questa nuova “avventura letteraria”. |
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