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Scrittori italiani del XXI secolo:

intervista a
Laura Tufilli

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Nome: Laura
Cognome: Tufilli
Regione di residenza: Rheinfelden Svizzera
Email: info@lauratufilli.com

 

Intervista (del gennaio 2008)


Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

Sono nata in Svizzera al confine con la Germania, da piccola mi sono trasferita in Italia vivendo alcuni anni un po’ a Lecce e un po’ a Milano conseguendo così gli studi come tecnico di laboratorio chimico biologico. Fu proprio in quegli anni che incominciai a scrivere cercando di ideare una storia fantastica e innovativa. A motivo di svariate difficoltà la mia famiglia si trasferì nuovamente in Svizzera dove tutt’ ora risiedo, smisi di scrivere e da quel momento conobbi un gruppo di giovani impegnato in svariate attività ricreative, così mi associai a loro avendo l’ opportunità di recitare e ballare in alcuni spettacoli teatrali, ebbi anche l’ opportunità di presentare quattro festival canori, avviai un giornale per giovani e via dicendo, successivamente presi lezioni di violino visto che amo la musica. La mia principale aspirazione però è sempre stata quella di scrivere, così abbandonai tutto e ripresi in mano carta e penna per realizzare il mio desiderio.


Qual è stato il suo percorso di studi?

Ho frequentato tutte le scuole in Italia, incominciando da prima a Lecce per poi terminare a Milano. Mi sono qualificata divenendo un tecnico di laboratorio chimico biologico.


Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

Devo puntualizzare che prima di incominciare a scrivere, sono sempre stata un’ assidua lettrice, leggevo praticamente tutto quello che mi capitava sotto mano, persino le enciclopedie che amo tutt’ ora. Il mio primo approccio con la scrittura risale a quando ero ragazzina, incominciai col scrivere i diari e mi accorsi che la scrittura mi permetteva di esprimere i miei sentimenti liberamente senza paura di essere giudicata. Poi a mano a mano che mi cimentavo nel svolgere questa piacevole passione, la mia mente incominciò a ideare una storia incentrata sul mondo della droga, così mi rimboccai le maniche per cercare di realizzare il mio primo libro che però tenni nascosto nel mio cassetto diversi anni. Solo dopo espresso incoraggiamento da parte di una mia amica tentai di proporlo ad alcune case editrici. Ora il mio primo libro è in vendita da circa un mese.


In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

È importante quanto respirare l’ aria, forse perché a causa di alcuni problemi vissuti in prima persona ho potuto dare libero sfogo alla scrittura esprimendo sentimenti forti e contrastanti. Non è solo una passione, ma una necessità, al punto tale che mi porto sempre appresso un taccuino e nel corso della giornata prendo svariati appunti, in questo modo li introduco nei miei romanzi. Tutto questo mi aiuta a essere desta riuscendo a lavorare dai quattro ai sei libri contemporaneamente.


Quali sono i suoi libri del cuore?

È difficile per me stabilire questo perché sono stati tanti. Posso però generalizzare dicendo che amo i libri che hanno trasmesso un messaggio a tutto il mondo, come ad esempio “ Il diario di Anna Frank “ , amo il genere sentimentale, alcuni libri storici, oltre tutto amo approfondire la mia conoscenza studiando le enciclopedie, mi piacciono tantissimo.


E quelli che non leggerebbe mai?

Quelli demenziali, quelli troppo volgari, quelli che parlano di politica perché tanto non ci capisco comunque nulla … In oltre per me un buon libro deve necessariamente trasmettere qualcosa e non essere fine a se stesso.


Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

“ Le mie rondini “ Di Salvatore Antropoli.


E quello che meno le è piaciuto?

La mia è sempre una scelta mirata in fatto di acquistare libri, quindi finora non posso dire che non ci sia libro che non mi sia piaciuto.


Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Abito in Svizzera e benché io sia Italiana e abbia vissuto alcuni anni in Italia, non posso dire molto per ciò che riguarda la mia regione soprattutto perché ho vissuto spostandomi continuamente. Posso dire però che l’ Italia mi manca terribilmente e quando ho l’ occasione di andarci in vacanza, mi sento veramente molto bene, amo la cordialità della gente, il calore che trasmette, il modo di fare e così via.


Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

Trovo l’ editoria molto complicata, paragonabile ad una giungla vera e propria con svariati percorsi da imboccare ma non si sa mai bene qual’ è quella giusta, però in questo modo ho avuto la possibilità di conoscere diversi responsabili di case editrici che mi hanno consigliata dove rivolgermi o mi hanno incoraggiata in qualche modo, ho trovato quindi umanità, sono molto alla mano, raramente mi è capitato di parlare con un responsabile scorbutico. Forse non accetto il fatto che gli editori di piccole dimensioni debbano lottare a denti stretti pur di imporre il proprio lavoro sul mercato. Conosco comunque alcuni scrittori che sono molto scontenti dell’ operato svolto dalle case editrici con cui hanno interagito, i motivi sono svariati e tutto questo mi rende molto insicura facendomi concludere che se non si lavora con Mondadori o Feltrinelli la possibilità di emergere è minima.


Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

Amo la cultura italiana in tutte le sue sfaccettature, forse perché abito in una terra straniera alquanto complicata, rigida, schematica, inflessibile e a volte sfibrante.


Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Ho semplicemente inviato il mio lavoro a una decina di case editrici cinque fa, allora ebbi la prima proposta di pubblicazione, ma non accettai perché non sapevo se era una cosa seria. Poi esattamente un anno fa, ho ritentato e rinviai il lavoro ad altre dieci col risultato di aver pubblicato.


Cinema: qual è il suo film preferito?

Titanic, sono molto sentimentale e romantica.


Musica: la canzone del cuore?

“ Everithing I do “ di Bryan Adams.


approfondimento NARRATIVA

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

No.


Ritiene siano utili?

Certo, ritengo l‘ istruzione importante, anche in questo campo.


Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

L’ autore deve riuscire a destare l’ interesse della storia nelle prime pagine del libro, quindi bisogna evidenziare il perno dell’ argomento ma non accennare troppo. Bisogna riuscire a far vedere al lettore con gli occhi della mente ciò che l’ autore vuole che esso veda. Il lettore deve trovarsi in uno stato di empatia, ossia si deve sentire coinvolto al punto tale da vivere le stesse emozioni del personaggio principale. Insomma il lettore deve gioire, piangere e soffrire.


Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

Al computer anche se i miei appunti sono rigorosamente riportarti su carta. La sera, quando finalmente ho uno stralcio di tempo per me. Da sola, mi distraggo facilmente e ho bisogno di profonda riflessione. Non seguo nessun rito particolare.


Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

“ Un ragazzo come tanti “ è un libro non solo sentimentale e romantico, ma tratta un tema di forte attualità, quello della droga. Sono attratta dai problemi di carattere giovanili proprio perché la società odierna sta andando alla deriva a causa delle molteplici difficoltà, così è sorto in me il desiderio di mettere in primo piano una situazione molto delicata cercando in modo indiretto di evidenziare i valori più importanti della vita e di non lasciarsi sconfiggere da questo grande male.


Cosa significa per lei raccontare una storia?

Raccontare quello che provo nel profondo del mio cuore, vivere in prima persona quello che sto scrivendo come se mi trovassi all‘ improvviso in un mondo che non mi appartiene per poi tornare alla realtà con un solo balzo.


Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

Romanzo, decisamente.


Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

Il racconto può assumere svariate sfaccettature nell‘ ambito della scrittura, il romanzo invece lo sento strettamente collegato con i sentimenti.


Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

I titoli che scelgo per i miei romanzi sono sempre una citazione di una frase che si trova all’ interno del libro stesso. Ad esempio “ Un ragazzo come tanti “ è una citazione che fa il personaggio principale, lui effettivamente desidera essere tale e non un benestante mantenuto nel lusso privato però della sua stessa vita nonché di avere il diritto del libero arbitrio. Nel frattempo è un titolo legato al fatto che al posto suo potrebbe esserci un ragazzo come tanti appunto un ragazzo con lo stesso problema, voglio chiamare in prima causa il lettore.


Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

L’ ho fatto in svariati periodi di tempo, perché a motivo di alcuni problemi familiari ho dovuto spesso tralasciare la cosa, non sono quindi nella possibilità per poterlo stabilire, però solitamente impiego tra i sei o gli otto mesi, a volte me ne bastano tre, dipende dal romanzo.


Ha vinto premi letterari?

Ho esordito appena da un mese, quindi per ora no.
 


Crede nei premi letterari?

Dipende, a volte sono premiati libri che a mio avviso trasmettono ben poco, però non mi permetto mai di giudicare nessuno, né lo scrittore e né chi lo premia perché sono convinta che ognuno ha i propri gusti e siamo tutti liberi di amare qualunque genere di scrittura nonché di pensarla differentemente. Altre volte invece reputo un premio letterario appropriato per un determinato tipo di libro.


Ha altri progetti in cantiere?

Ho scritto già un libro che ho proposto queste settimane ad un paio di case editrici, uno lo sto finendo e altri nove sono racchiusi già nella mia mente, hanno l’ ossatura e uno schema ben definito, devo solo prendermi il tempo di metterli nero su bianco.
 

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