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Scrittori italiani del XXI secolo:

Intervista a Rita Amico

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Nome: Rita

Cognome: Amico
Regione di residenza: Sicilia
Email: rita.mail@virgilio.it

 

Intervista (maggio 2008)


 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

 

Ho sempre amato scrivere, fin da bambina. In seguito, la passione per la lettura mi ha spronato a provare a scrivere qualcosa di mio.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?

 

Studi classici.


 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

 

Ho iniziato a scrivere più o meno seriamente solo da pochi anni, sviluppando delle bozze che giacevano abbandonate in fondo a un cassetto da decenni!


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

 

Beh, si può dire che lo ritengo quasi “terapeutico”. E’ una maniera molto efficace per combattere lo stress della vita quotidiana, ma soprattutto per esprimere ciò che hai dentro.


 

Quali sono i suoi libri del cuore?

 

I classici di Pirandello e di D’Annunzio. Ma il mio mito è Camilleri.


 

E quelli che non leggerebbe mai?

 

Mai dire mai. Ogni libro ti dà sempre qualcosa, nel bene e nel male…


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

 

La zia marchesa, di Simonetta Agnello Hornby


 

E quello che meno le è piaciuto?

 

Alle fonti del Nilo, di Wilbur Smith


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

 

Io amo la mia terra, con tutte le sue contraddizioni. Non potrei mai vivere altrove.


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

 

Non sono molto informata sul mondo editoriale italiano attuale. Mi spiace solo che anche questo settore, come molti altri, sia costretto a rispondere a precise regole di mercato che non sempre coincidono con la valorizzazione del talento degli autori, soprattutto esordienti, che non hanno un nome affermato alle spalle.


 

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

 

C’è un panorama culturale italiano che possa definirsi tale?


 

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

 

In realtà sono ancora alla ricerca di un vero editore, disposto ad investire sul mio lavoro. Al momento, il mio romanzo è disponibile solo sul sito Lulu.com.


 

Cinema: qual è il suo film preferito?

 

Strange Days, di Katryn Bigelow


 

Musica: la canzone del cuore?

 

Non ho una canzone del cuore. Ognuna è legata ad un periodo particolare. Ascolto molto gli U2, Madonna, Depeche Mode.


 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

 

No.


 

Ritiene siano utili?

 

Probabilmente sì.


 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

 

Dare una struttura equilibrata al racconto. Non annoiare il lettore.


 

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

 

Solitamente scrivo su carta, anche se ultimamente mi sono “convertita” al portatile. Preferisco scrivere la sera, in solitudine, ascoltando musica con le cuffie. La musica stimola la mia immaginazione e la mia creatività.


 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

 

Ho rivisto diverse volte il film di Spielberg, Schindler’s list e devo dire che è stato proprio questo film a darmi l’input per costruire questa storia. Il resto è venuto da sé, anche grazie all’ausilio di una documentazione approfondita tramite libri di storia e siti internet dedicati alla storia del Nazismo e dei campi di concentramento, per rendere la vicenda dei due protagonisti più plausibile e fedele alla realtà dei tempi.


 

Cosa significa per lei raccontare una storia?

 

Creare dal nulla una vita, un’atmosfera, un mondo intero. Col solo ausilio delle parole.


 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

 

Col romanzo.


 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

 

Il racconto è troppo breve, non entra a fondo nella vita dei personaggi o delle vicende che narra. Il romanzo invece offre una miniera di possibilità: si può scavare a fondo nella psicologia dei personaggi, approfondire luoghi o periodi storici, e riconoscersi meglio nelle storie che vengono raccontate.


 

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

 

Il Marchio è un segno indelebile. I due protagonisti convivono con questa realtà: Lena come ebrea perseguitata dalle leggi razziali durante il regime nazista, Franz come nazista alla fine della guerra. Entrambi si portano dietro un “marchio” nell’anima che li segnerà per sempre.


 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

 

La prima stesura ha richiesto un anno di lavoro quasi ininterrotto. Più sei mesi per i vari ritocchi.


 

Ha vinto premi letterari?

 

No.


 

Crede nei premi letterari?

 

Beh, sicuramente giovano solo a chi li vince. E poi dipende da che premio letterario si tratta…


 

Ha altri progetti in cantiere?

 

Chi ha già letto “Il Marchio”, mi ha chiesto di scriverne un seguito, poiché effettivamente c’è un finale aperto… ma è ancora tutto da “imbastire”. Ho scritto il primo capitolo di una nuova storia, ambientata nella Londra dei primi del Novecento, ma è ancora in via di sviluppo…

 

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