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Scrittori italiani del XXI secolo:

Intervista a Sonia Roccazzella

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Nome: Sonia
Cognome: Roccazzella
Regione di residenza: Sicilia
Email: quandoilcuorediceno@europeinitaly.com

 

Intervista (maggio 2008)

 

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura.

Fin da piccola avevo una passione sfrenata per i libri, i fumetti e i cartoni animati. Ricordo che mi mettevo davanti alla televisione con i quaderni e i colori, pronta a creare una delle mie storie da trasformare in fumetto. Via via che crescevo e mi rendevo conto che avevo molto da imparare per migliorare le tecniche di disegno, mi limitavo a scrivere le sceneggiature delle mie storie, certa che, prima o poi, le avrei disegnate. E invece, più passava il tempo, più le sceneggiature si trasformavano in racconti. Avevo 16 anni quando la mia sceneggiatura “più importante”, quella che provavo a scrivere da quando avevo 14 anni, cominciò ad assumere le sembianze di un romanzo. Fu allora che smisi di scrivere esclusivamente dialoghi e cominciai a concentrarmi anche sulle descrizioni, convinta di poter trasformare in libri le storie che mi piaceva raccontare… in fondo cominciavo a rendermi conto che tempo per imparare a disegnare come si deve ce n’era sempre meno, purtroppo! Quella storia pensata a 14 anni, sviluppata a 16 anni e ripresa intorno ai 28 anni, è il mio più grande progetto ancora inedito, in cerca di un grosso editore.


 

Qual è stato il suo percorso di studi?

Ho una preparazione tecnica, con una netta predisposizione per le materie scientifiche. Mi son diplomata geometra nel 1993 e quell’anno stesso mi sono iscritta al corso di laurea in matematica. Nonostante la mia naturale predisposizione per le materie scientifiche, mi sono presto arresa alla noia e alla freddezza di quell’ambiente e ho cominciato a concentrarmi su cose che mi appassionavano di più e avevano un’utilità maggiore per la ricerca di un lavoro: marketing e comunicazione. Ho seguito parecchi corsi di formazione in materia, senza conseguire però nessuna laurea.


 

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

Mi piace inventare personaggi, caratterizzarli, far vivere loro delle storie improbabili che prendono spunto dalla realtà. Scrivo fin da quando ero piccolina, mi metto davanti a un foglio, mi concentro sui personaggi e le parole vengono fuori in automatico.


 

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Scrivere è comunicare; scrivere un romanzo è un modo per vivere una vita diversa attraverso una storia inventata. Credo che chi sceglie di scrivere sia un po’come un attore che sceglie di recitare: chi recita si immedesima ogni volta in un personaggio diverso, vivendo ogni volta una vita diversa. Chi scrive si immedesima in tanti personaggi diversi in una volta sola, ai quali deve dare vita. E quando riesce a far vivere le emozioni dei suoi personaggi anche a chi legge, la soddisfazione è davvero grande.


 

Quali sono i suoi libri del cuore?

Amo i classici, ne ho centinaia in casa. I miei preferiti sono: “La piccola principessa” di Frances H. Burnett, “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, “Piccole donne” di Louisa May Alcott, “Se questo è un uomo” di Primo Levi.


 

E quelli che non leggerebbe mai?

Mai dire mai… tuttavia non sono molto attratta dal genere fantasy, anche se rappresenta il genere che va per la maggiore tra le nuove generazioni.


 

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

“La piccola principessa” di Frances H. Burnett


 

E quello che meno le è piaciuto?

“Un posto nel mondo” di Fabio Volo


 

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Amo la Sicilia, amo i suoi colori, i suoi profumi, il mare, il sole. Mi sento siciliana in tutto, così come mi sento italiana in tutto. Contemporaneamente mi piace sentirmi cittadina del mondo dato che sono molto affascinata dalle culture, dai modi di dire, di fare e di vivere delle altre popolazioni. Adoro gli aeroporti e le stazioni proprio perché sono piene di gente di ogni città, di ogni nazione e di ogni continente.


 

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

Le grandi case editrici si occupano prevalentemente di fenomeni di massa. Ben venga, ci mancherebbe. Peccato che cercano solo il nome di richiamo, scrittore o VIP che sia, e danno poche speranze a un autore esordiente, senza sapere neanche se il suo lavoro possa catturare o meno l’attenzione di un gran numero di lettori. Io sono uno scrittore assolutamente a favore dei libri “commerciali”, quelli che vengono scritti proprio “per essere venduti”: non dimentichiamo che noi italiani siamo conosciuti come un popolo di gente che legge poco. Se una casa editrice è talmente acuta da favorire autori che propongono un tipo di lettura semplice, carina, divertente, che riesce ad appassionare un gran numero di persone, ha fatto davvero un buon lavoro. L’importante è dare una chance a tutti: lettori e scrittori. Di contro, non amo particolarmente gli sforzi delle piccole case editrici che, il più delle volte, si limitano a un pubblico di intellettuali, tirando fuori storie che, spesso, sono illeggibili per i più. Un libro è fatto per essere letto da più persone possibile. Non ci stupiamo se poi la gente non conosce i piccoli editori, che si sforzano poco per regalare al grosso pubblico quello che cerca.

 

Come è arrivata alla pubblicazione del suo lavoro?

Avevo nel cassetto questo romanzo, “Quando il cuore dice no”: semplice, di facile lettura, attuale, capace di colpire chiunque nella vita sia stato innamorato o chiunque abbia voglia di innamorarsi e vivere sensazioni forti. Avevo voglia di sperimentare una situazione che potesse permettermi di autogestirmi come scrittore. Come ho detto prima, non mi piace il lavoro dei piccoli editori, non mi piace quello che scelgono di pubblicare. E non ho tempo da perdere in attesa che un grande editore, per qualche miracolo, si accorga del mio manoscritto. Sono venuta a conoscenza di una nuova forma di stampa, la cosiddetta “Print on demand”, “Stampa su richiesta”: non ci sono investimenti da fare, si stampano solo le copie che vengono effettivamente richieste. Mi ha incuriosito, mi sono documentata e mi sono convinta. È vero, c’è lo svantaggio di doversi fare pubblicità da soli, ma in fondo è proprio questo svantaggio a rendere più interessante la sfida: desidero far conoscere questo libro a tanta gente, desidero che siano tante le persone che abbiano desiderio di leggerlo e possano farmi avere i loro commenti. Desidero rendermi conto fino a dove posso arrivare da sola.


 

Cinema: qual è il suo film preferito?

Io al cinema adoro ridere. I miei film preferiti rimangono i classici di fine anni ’70/inizio anni ’80 con Bud Spencer e Terence Hill: “Nati con la camicia”, “Pari e dispari”, “Non c’è due senza quattro”, “I due superpiedi quasi piatti”, “Altrimenti ci arrabbiamo”. Piccoli grandi capolavori, con dialoghi irresistibili. Tra i film seri e più recenti, invece, amo tantissimo “Prova a Prendermi” con Leonardo Di Caprio e Tom Hanks. Tutti questi film hanno in comune un dettaglio: sono film d’azione.


 

Musica: la canzone del cuore?

“The Final Countdown” dei mitici Europe: ha segnato la svolta nei miei gusti musicali, regalandomi una grandissima passione per questa straordinaria band che da ben 21 anni rappresenta la colonna sonora della mia vita.


 

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

Non ancora… ma ci sto facendo un pensierino. Nello specifico, mi piacerebbe frequentare un corso di sceneggiatura.


 

Ritiene siano utili?

Certo. È vero che un autore deve scrivere lasciando parlare l’istinto e il cuore; è anche vero che apprendere delle tecniche nuove può essere un valido supporto


 

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

Riuscire a comunicare qualcosa. Uno scritto non deve essere finalizzato solo al racconto sterile: deve essere in grado di regalare un’emozione a chi legge, far vivere al lettore le sensazioni dei protagonisti attraverso la semplice lettura. Io mi innamoro di un libro quando riesco a partecipare emotivamente alle situazioni che vivono i personaggi.


 

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

Non seguo riti particolari. Di notte comincio a lavorare alle idee, che trascrivo alla buona su un quaderno. Di giorno mi metto davanti al computer e solo quando sono io, da sola, davanti allo schermo del PC riesco a trasformare in frasi compiute le bozze scritte di notte.


 

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

Osservo molto la gente, ascolto le esperienze degli altri e mi viene automatico analizzare persone, fatti e situazioni. Un argomento ricorrente nelle discussioni tra amiche è il tradimento. È veramente curioso ascoltare i diversi punti di vista delle donne: c’è chi l’ha vissuto in prima persona come amante e ha un’idea tutta sua; chi l’ha vissuto in prima persona come vittima, e chiaramente propone un’altra versione; e chi l’ha vissuto come semplice spettatrice e si è fatta tutta un’altra idea. Ho la fortuna di lavorare in una grossa azienda, dove ogni giorno entro in contatto con decine e decine di colleghi e colleghe: a volte mi sorprendo ad ascoltare le discussioni degli altri e a fissare attentamente tutti coloro che parlano, allo scopo di non perdere neppure una parola. Ed è abbastanza imbarazzante quando gli altri si accorgono di essere osservati… vallo a spiegare che non sono una pettegola in incognito!!!


 

Cosa significa per lei raccontare una storia?

Fare entrare in gioco sentimenti ed emozioni, dando vita a situazioni insolite che decidi solo e soltanto tu: come, quando e perché.


 

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

Senza dubbio col romanzo… io voglio molto spazio per poter raccontare una situazione e poi amo costruire lunghi dialoghi, sono la mia passione: sia come scrittore, sia come lettore. Sono molto esigente a riguardo, persino quando leggo un fumetto: esigo la massima perfezione nello scambio di battute tra i vari personaggi.


 

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro.

Il racconto è l’esposizione di una storia in poche pagine. Devi essere in grado di sintetizzare al massimo descrizioni e dialoghi e utilizzare una “scrittura rapida” che riesca a dire tutto in poco. Il romanzo è una forma di scrittura più ricca, dove entra in gioco la possibilità di costruire delle vere e proprie “scene”, come nei film. Credo che per un lettore sia la forma di coinvolgimento massimo.


 

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

M’è venuto naturale leggendo e rileggendo tante volte i vari capitoli. Si gioca tutto sulle azioni della protagonista che, senza una ragione apparentemente plausibile, si ritrova a dire sempre NO ai due co-protagonisti. L’ultimo capitolo darà una spiegazione esauriente a tutto.


 

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Ho cominciato a scriverlo nell’agosto del 1997, non appena ho avuto a casa il mio primo computer. Ricordo di avere scritto i primi nove capitoli in un anno e mezzo circa. Non riuscivo a concluderlo, ne’ ad andare avanti con la storia, così l’ho messo da parte, anche perché nel frattempo ero presa da altri progetti. A dicembre del 2007 l’ho ritrovato in un cassetto: m’è venuta voglia di rileggerlo e, a distanza di dieci anni, mi ci sono appassionata nuovamente. Ho scritto il capitolo conclusivo, dato una revisione ai nove già scritti precedentemente e contattato l’editore per la pubblicazione.


 

Ha vinto premi letterari?

Non ho mai partecipato.


 

Crede nei premi letterari?

Non mi ispira molto l’idea di parteciparvi… non credo che le storie che racconto io siano adatte a una giuria di intellettuali. A me piace scrivere cose semplici per i lettori come me, che hanno esigenza di vivere emozioni, non di leggere paroloni e frasi dalla bellezza sconvolgente.


 

Ha altri progetti in cantiere?

Il mio progetto storico, quello a cui lavoro da quando avevo 14 anni. Teoricamente l’ho finito, è un romanzo di oltre trenta capitoli. Lo amo, è il mio orgoglio. Ma voglio leggerlo e rileggerlo ancora, voglio rivederlo e correggerlo ancora… devo essere più che sicura della qualità, perché lo farò pubblicare solo da un grande editore. Non si accettano compromessi!!!

 
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