inedito – “UN BROKER NAPOLETANO” di Francesco Liberti

Non ne poteva più della sua Napoli da cartolina e delle immagini stilizzate che si ritrovavano sulle etichette dei   dolci tradizionali e sugli altri prodotti dell’export della sua città.

Louis Fedelman quando finiva di lavorare circumnavigava i vicoli avvolti nella penombra della notte.

Costeggiava i battistrada appena asfaltati di Via Caracciolo, quasi fosse in attesa di uno yacth che solcasse via da quel porto o di un emiro che lo salvasse forse anche da se stesso.

La sua donna gli era sempre nel cuore.

Il volto accigliato e il corpo esile ancora segnato dalle ultime sfide e dalle transazioni dell’ultim’ora di Wall Street, racchiudevano le linee di una personalità seduta da una parte sul suo successo economico e dall’altra fra le quinte dei suoi vuoti interiori.
Odiava e amava la sua Napoli.

E tutto sommato la città si incarnava in una simbiosi perfetta col suo passato.
Forse lì nasceva il revival delle sue identità molteplici che si muovevano sotto il lento passare delle ore e dei giorni.

Si sentiva sempre osservato ovunque egli si recasse, ma sapeva che nell’alta finanza la paura era un po’ come l’angelo custode per il pugile che sale sul ring:

“Qualcosa di impercettibile che ti tiene stretto e ti salva la vita!”.

Louis era approdato di nuovo a Napoli dopo un susseguirsi di appuntamenti di lavoro in giro per i quattro angoli del mondo.

Aveva lavorato al teatro lirico del Metropolitan di New York come coordinatore degli spettacoli per gli anniversari delle ricorrenze pucciniane.

Aveva organizzato centinaia di concerti, stretto relazioni fruttuose con i “sindaci della grande Mela!”.

“E si!”.

Perché come amava ripetere quelli che nella società americana contavano veramente e che muovevano i fili del potere economico e dell’alta finanza, si muovevano nel buio dei loro appartamenti lussuosi e nell’oscurità delle loro intenzioni manipolavano la vita dei popoli moderni.

Ora a Napoli Luis Fedelman lavorava alle dipendenze dell’industriale Rodolfo Donati detto “l’emiro”, curando i suoi interessi azionari del listino di borsa, dato che il suo patron possedeva le licenze per la fabbricazione dei brevetti farmaceutici internazionali.
Quando si muoveva fra gli uffici del bunker di Via Petrarca del commendator Donaldi, Louis guardava le maliziose segretarie ucraine che lo impressionavano per le loro forme atletiche. Dentro la BMW di ultima fabbricazione, accessoriata di ogni comfort tecnologico possibile, ripensava alle sue avventure e disavventure in giro per il mondo, a contatto con personaggi e storie diverse che non avevano più nessun punto di contatto fra di loro.

Solo allora la sua Napoli, abissale, sorgeva dall’oscurità della notte e gli rivelava segreti incoffessabili, moti sorti nell’animo, che riecheggiavano dietro i suoi irrequieti passi.
Aveva sempre subodorato che gli agenti di borsa fossero un po’ come dei vampiri.
Questa per la veemenza e l’accanimento al lavoro che aveva segnato i suoi trascorsi di vita e per i fatti, le circostanze e i personaggi che aveva incontrato sulla sua strada.
Aveva il sontuoso corpo dell’emiro che gli ricordava cosa fare e solo allora i bottoncini del suo gilè gli stringevano i fianchi, il petto, tutto il corpo.

Le luci colorate di Napoli gli illuminavano il viso e la penombra della notte lo avvolgeva nel suo mistero.
(PRIMA OPPORTUNITA’CONCLUSIVA).
Questo per il repertorio di frasi e gesti concitati che il suo ruolo conteneva e per l’accanimento al lavoro che aveva sempre dimostrato di possedere.

Il mestiere di agente di borsa lo aveva reso indistruttibile, ma gli aveva creato delusioni e ferite ricucite sotto un ampio margine di fragilità in cui alleveva i suoi desideri e le sue paure.

E quando ripensava ai mille combattimenti nelle borse di mezzo mondo, si ritrovava l’immagine dell’emiro che gli diceva che tattiche eseguire e come all’improvviso i suoi vestiti diventavano più stretti e il cuore rombava via, il più velocemente possibile.
Le luci della notte colorata napoletana erano il suo teatro interiore, la sua odissea privilegiata e laggiù, anche la sua ombra pareva avere una voce diversa.
(SECONDA OPPORTUNITA’CONCLUSIVA).

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