Vera Barbini, Cielo di Novembre
Lo stupore del sole si leva
tra le ultime nebbie
del mattino assorto
ne la clemenza del breve dì.
La frenesia de l’opre si smorza
ne l’inquietudine de la casa
che tra il pianto guarda
la malinconia del cielo confusa
tra i raggi di un barlume di luce.
Il conforto di una voce fraterna
fioco giunge ne la landa
de la maturità sofferta
tra le insidie de la vita.
Spiraglio di quiete s’apre
pe’ la pietà de l’alma che s’erge
tra il giubilo celeste del mondo.
Un grido assale il tempo
che corre incalzato tra il
ritmo vorticoso de la pioggia
scesa imperterrita su le
ferite de la terra.
Baldanzosa la mente anelar
vuol a la fonte de la carità ,
nutrita s’è del quotidiano dolor,
a la fede s’è aggrappata finora.
L’agonia del cosmo opprime
l’instabilità dei momenti
che gravano increduli
sul muto scenario del destino.
Saggia la speranza s’affaccia
su la soglia dei giorni
nel manto de la purezza.
Questo articolo è stato scritto da Tommaso Maria Lovato il 21 novembre 2011
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