Vera Barbini, Cielo di Novembre

Lo stupore del sole si leva

tra le ultime nebbie

del mattino assorto

 ne la clemenza del breve dì.

La frenesia de l’opre si smorza

ne l’inquietudine de la casa

che tra il pianto guarda

la malinconia del cielo confusa

tra i raggi di un barlume di luce.

Il conforto di una voce fraterna

fioco giunge ne la landa

de la maturità sofferta

tra le insidie de la vita.

Spiraglio di quiete s’apre

pe’ la pietà de l’alma che s’erge

tra il giubilo celeste del mondo.

Un grido assale il tempo

che corre incalzato tra il

ritmo vorticoso de la pioggia

scesa imperterrita su le

ferite de la terra.

Baldanzosa la mente anelar

vuol a la fonte de la carità ,

nutrita s’è del quotidiano dolor,

a la fede s’è aggrappata finora.

L’agonia del cosmo opprime

l’instabilità  dei momenti

che gravano  increduli

sul muto scenario del destino.

Saggia la speranza s’affaccia

su la soglia dei giorni

nel manto de la purezza.

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